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#Messina. ATM, la versione dell’Orsa: “Meno proclami e più trasparenza”

Un tabellone dell'ATM, simbolo di un'azienda allo sfascio
Un tabellone dell’ATM, simbolo di un’azienda allo sfascio

Un’organizzazione del lavoro che zoppica e relazioni sindacali poco idilliache. Il quadro tracciato dal sindacato autonomo Orsa sull’ATM è molto diverso da quello descritto dall’amministrazione Accorinti e dal direttore generale Giovanni Foti.

Ad alzare il livello di tensione in azienda le decisioni unilaterali rispetto ai servizi extra per il concerto di Vasco Rossi. In una lunga nota inviata a Foti e alla segreteria nazionale Orsa Autoferrotranvieri, i delegati aziendali Giovanni Burgio, Daniela Nicolò e Carmela Calabrò mettono nero su bianco i problemi subiti dai lavoratori e, di conseguenza, anche da chi ha deciso di usufruire del servizio navetta.

Stando a quanto scrivono i tre sindacalisti, l’azienda avrebbe ignorato la richiesta di un incontro preventivo per definire i nuovi carichi di lavoro in vista dell’evento e si sarebbe limitata a convocarli per informarli di quanto deciso. “I nostri lavoratori hanno saputo solo il 4 luglio scorso di essere stati inseriti in turni di 6 ore sugli scuolabus per la vendita di titoli di viaggio. Le informazioni in merito al servizio, nonostante le richieste dei lavoratori, sono state evasive, come se non vi fosse espressa conoscenza di ciò che sarebbe stato organizzato per l’evento in questione”.

Coerenti con le direttive del sindacato, i lavoratori dell’Orsa hanno rinunciato al lavoro straordinario “sia perché non avvisati nei tempi dovuti, sia perché nessuno li aveva informati né sul servizio da espletare né sulla giusta informativa da offrire all’utenza. Nel primo turno al capolinea Annunziata, quello dalle 6.30 alle 10.30, un’addetta alla vendita biglietti ha appreso da un volantino aziendale affisso alle 6.20 la tipologia di titoli da 2 euro da vendere agli utenti che avrebbero utilizzato le navette per recarsi allo stadio. Titoli che le sono stati recapitati solo alle 9.30, costringendo la stessa a doversi giustificare con l’utenza e a subire le lamentele e gli insulti di questi ultimi per aver trovato chiuso il Cavallotti, dove mancava il personale per la vendita degli abbonamenti, e anche le numerose lagnanze telefoniche per i tanti mezzi mancanti”.

E non è tutto. Perché l’Orsa denuncia un’altra stranezza, ancora da chiarire: a vendere i biglietti sulle navette non c’era il personale ATM, ma degli steward esterni, reclutati non si sa come.

“In buona sostanza -aggiungono Burgio, Nicolò e Calabrò- non si giustifica un tale impiego di risorse per l’evento musicale, se di contro è stato compromesso il normale servizio dovuto ai cittadini, nonostante le risorse economiche e le ore di

lavoro straordinario utilizzate. Chiediamo quindi di prendere visione dell’elenco del personale adibito al servizio, delle mansioni espletate, di prendere visione dei costi e dei ricavi e di conoscere in dettaglio tutti gli accordi in merito all’evento. La disorganizzazione registrata è figlia dell’omessa trattativa per l’organizzazione del lavoro richiesta dall’Orsa, che l’azienda ha ritenuto opportuno derubricare a semplice informativa in tempi ristrettissimi che non hanno consentito il coinvolgimento dei lavoratori impegnati sul campo”.

Mariano Massaro, segretario generale Orsa Sicilia
Mariano Massaro, segretario generale Orsa Sicilia

Vista la gravità della situazione, sulla vicenda interviene anche Mariano Massaro, segretario generale di Orsa Sicilia. Che va subito al  nocciolo della questione: “Su quello che sta succedendo in ATM interverrà anche la segreteria nazionale -avverte. La disorganizzazione registrata in occasione del concerto di Vasco Rossi, pagata sia dai lavoratori che dai cittadini, è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Convocare alle 9 del mattino con una riunione fissata alle 13 i sindacati è inaccettabile e per questo come Orsa ci siamo rifiutati di andare. Non è così che si gestiscono le relazioni sindacali e mi sembra palese che la dirigenza dell’ATM le ha violate ancora una volta”.

Diceva che questo è solo l’ultimo di una serie di episodi che contestate. “Certo. A partire dai famosi mezzi arrivati da fuori, che la voce popolare sostiene essere stati pagati al prezzo simbolico di un euro ciascuno. Magari sarà anche così, però vorremmo sapere quanto è stato speso per la manutenzione di mezzi che a Milano e Torino non usavano più. Stiamo predisponendo una richiesta di accesso agli atti per vedere i bilanci dell’azienda e da lì poteremo capire molte cose”.

Una sorta di dichiarazione di guerra all’ATM? “No, però intendiamo esercitare il diritto di rappresentanza di lavoratori e cittadini. Di ufficiale non abbiamo nulla: solo quello che l’azienda dichiara nelle conferenze stampa, peraltro convocate senza controparti, dove si proclama che tutto va bene”.

Secondo voi non è così? “Non abbiamo elementi per confermare quanto racconta l’azienda. Noi raccogliamo le dichiarazioni dei nostri iscritti e registriamo le lamentele dell’utenza. Qualche bus in strada in più non vuol dire che ci sia una reale inversione di rotta e non è certo il sintomo di un effettivo cambiamento. Sentiamo parlare di premi di produzione assegnati al direttore generale. Ma in realtà Foti ha fatto solo il proprio lavoro, per il quale è già profumatamente pagato. Ovviamente, quando avremo l’accesso agli atti verificheremo anche la rispondenza tra il lavoro svolto e i risultati raggiunti, anche in termini economici”.