Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

#Messina. Ancora carcere per Genovese, Fragale: “Perde la Giustizia”

Il carcere di Messina Gazzi
Il carcere di Messina Gazzi

“Perde la Giustizia”. Lo scrive così Emilio Fragale, con la G di giustizia maiuscola. E’ il suo commento alla decisione dei magistrati del Tribunale della Libertà di Messina di respingere le richieste del legale di Francantonio Genovese, per il quale l’avvocato Nino Favazzo aveva chiesto la scarcerazione o l’attenuazione delle attuali misure.

“Non so se esprimere la mia solidarietà più all’avvocato Favazzo che all’onorevole Genovese -dichiara Fragale. In realtà, questa vicenda assume sempre più contorni inquietanti. Perde la Giustizia. 

Francantonio Genovese, parlamentare che resta inverosimilmente dietro le sbarre, è stato sindaco di questa città. Lo si giudichi. Il cittadino lo giudichi politicamente; penalmente lo si giudichi accertando nel processo se è colpevole o innocente rispetto ai capi di imputazione. Tuttavia, questa condanna a un carcere preventivo sa di condanna politica del tutto fuorviante, del tutto illogica, del tutto pericolosa. Ciò a cui stiamo assistendo è lecito? Si sì, sto parlando di liceità, mettendola – ovviamente – in discussione. È lecito ciò a cui stiamo assistendo?”.
Fragale lo chiede ai presidenti del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati che si sono succeduti nell’ultimo ventennio, al presidente della Camera Penale, ai deputati messinesi, ai direttori delle testate locali e nazionali, ai commentatori di cronaca politica e di cronaca giudiziaria, ai rappresentanti locali di ANM e delle correnti Unicost, Magistratura Democratica, Magistratura Indipendente e Movimento per la Giustizia, al presidente della Repubblica, capo del Consiglio Superiore della Magistratura.
“Avvocato Favazzo -prosegue Fragale- abbiamo il dovere della resistenza, ma io in questo momento non resisto, ho conati di vomito. Insopportabile, peraltro, mi è l’olezzo del silenzio del PD. Il silenzio degli innocenti romani, palermitani, messinesi. Il silenzio dei rottamatori e dei dissidenti. Il silenzio degli intellettuali e il silenzio dei capi elettori. Vergogna”.
Visto che Fragale chiama in causa anche i direttori di testata gli rispondo, assumendomi la piena responsabilità di ciò che scrivo. Non sono un’esperta di giudiziaria e mi occupo di economia, ma ritengo comunque di avere nozioni sufficienti per definire un’indecenza la permanenza di Francantonio Genovese in carcere prima ancora di essere stato processato.
 
Anche se ormai sono passati molti anni, da quanto ricordo (per diventare giornalisti professionisti si supera un esame che prevede anche nozioni di diritto), una persona ritenuta colpevole può essere trattenuta in carcere solo in tre casi: reiterazione del reato, inquinamento delle prove o fuga.
 
Magari mi sfugge qualcosa, ma non mi risulta che Genovese possa di nuovo commettere ciò di cui lo accusano visto che le sue società non sono più accreditate come enti di formazione, mentre le prove dovrebbero essere state abbondantemente acquisite. Quanto alla fuga, ricordo ai più smemorati che una volta che la Camera diede il via libera all’arresto Genovese, cui non mancavano certo i mezzi per trasferirsi all’estero ovunque volesse, salì su un aereo e venne a Messina per farsi arrestare. 
 
Da cronista, mi piacerebbe sapere perché uno che il 20 aprile accoltella un lavagista a Terme Vigliatore è rimesso in libertà pochi giorni dopo, così poi il 10 giugno può mettere a ferro e fuoco un intero paese per una mattinata o perché gli usurai che distruggono famiglie e aziende il carcere al massimo lo annusano, mentre Francantonio Genovese (e come lui tantissimi altri detenuti nel resto del Paese, il problema non è Messina ma l’Italia) è in carcere dal 15 gennaio. 
 
Da donna mi piacerebbe sapere perché uomini che massacrano le mogli si prendono al massimo una denuncia, così poi possono ammazzarle con calma (vedi il bellissimo “Ferite a morte” di Serena Dandini) o perché donne che hanno subito uno stupro devono aspettare anni e anni prima di vedere condannato il proprio violentatore, anche se sulla colpevolezza di ques’ultimo non ci sono dubbi.
 
Da cittadina, mi piacerebbe sapere che fine ha fatto la lunga, lunghissima fila di questuanti, clientes e accattoni politici di ogni ordine e grado che per anni hanno frequentato strisciando la segreteria di Francantonio Genovese, che ti impedivano di intervistarlo in santa pace perché si avvicinavano a frotte “solo per un saluto” e che adesso, a parte pochi sostenitori pubblici, come si è visto di recente durante un’udienza che lo riguardava, sembrano essersi defilati.
 
Mi piacerebbe anche che qualcuno spiegasse come mai il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, che innegabilmente deve la propria elezione proprio all’ormai celeberrimo pacchetto di oltre 19 mila voti di Genovese, e al quale non manca certo la facondia, sia stranamente silenzioso su questa vicenda.  
 
Massimo rispetto per chi ha contestato in tempi non sospetti (e a mio avviso spesso anche legittimamente) la gestione del partito di Francantonio Genovese e massimo disprezzo per chi adesso non prende posizione e fa finta di nulla, quando un po’ della polvere raccattata strisciando tra una segreteria e un comizio ancora si intravede sull’orlo dei pantaloni. 
 
Lo si giudichi. Se è colpevole lo si condanni e se è innocente lo si metta nero su bianco. Se qualcuno ha vecchi conti da regolare organizzi magari una nuova sfida all’O.K. Corral, però fuori dalle aule di tribunale. Ma il carcere preventivo no, quello è un’indecenza giuridica, resa ancora più aberrante dai tempi biblici della giustizia italiana.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.