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#Messina. Al via la festa di San Nicola, l’unica riconosciuta dal MiBACT

Festa San Nicola GanzirriAl via ieri sera con l’adorazione eucaristica nel lago, la tradizionale festa in onore di San Nicola, patrono di Ganzirri.

L’evento, patrocinato dall’assessorato alla Cultura del Comune, dalla Provincia regionale e dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina, dal Comune di Graniti, dall’assessorato regionale alla Cultura, dall’ARS e dal MiBACT, il ministero dei Beni Culturali, è l’unica festa in Italia a essere riconosciuta dal dicastero. 

Il programma delle celebrazioni prevede venerdì 7 agosto alla 18 la sfilata del gruppo Majorettes di Villafranca Tirrena e delle bande musicali di Larderia, Santo Stefano Briga e Salice che alle 21 si esibiranno in concerto.

Sabato 8 agosto alle 21.30, sarà messa in scena la commedia brillante “La via dei morti e dei vivi”, del gruppo teatrale parrocchiale “U refulu malandrinu”, mentre domenica 9 alle 17, ci sarà l’entrata trionfale della banda musicale “G. Verdi” di Graniti ed esecuzione di marce sinfoniche in piazza. Alle 18 la messa solenne in onore di San Nicola e alle 19 la processione del simulacro per le vie del villaggio e l’imbarco sulla nuova feluca.

Per consentirne lo svolgimento della festa, venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 agosto, limitatamente alla durata degli eventi giornalieri e presumibilmente dalle 18 alle 24, vigeranno il divieto di sosta su ambo i lati e la chiusura al transito del tratto di via Lago Grande tra le vie Consolare Pompea e 185/N, la direzione obbligatoria diritto in entrambi i sensi di marcia sulla via Consolare Pompea all’intersezione con via Lago Grande. Domenica 9 sarà anche vietata la sosta nel tratto di via Lago Grande, in corrispondenza dell’imbarco del corteo di fronte al complesso Fata Morgana.

San Nicola è uno dei santi più venerati della cristianità, il suo culto si estende da Oriente ad Occidente, invocato dai marinai, è patrono di diverse città italiane e di intere nazioni. Nacque a Patara in Licia (attuale Turchia) nel 255 d.C. e visse in Oriente nella prima metà del IV secolo.

Fu vescovo di Myra in Asia Minore, dove si distinse per lo zelo pastorale e operò numerosi miracoli. Morì in età avanzata, presumibilmente nel 333-334. Tutt’oggi è ricordato per la sua eccezionale bontà e i suoi resti mortali, custoditi nella chiesa di Myra fino alla primavera del 1087, furono trafugati e portati a Bari via mare il 9 maggio dello stesso anno. Il culto per il santo a Ganzirri è certamente da ascriversi alla presenza basiliana già nel XV secolo d.C.

La tradizione parla dell’esistenza di un piccolo edificio religioso (probabilmente del ‘600) dove si venerava un quadro proveniente dall’Oriente. La devozione al santo deriva dai miracoli compiuti in mare durante la sua vita. A Ganzirri il culto di San Nicola unifica nella sua festa i due tronconi della comunità locale, i pescatori e i cocciolari, altrimenti rivali e da sempre in forte ostilità tra loro, in quanto esprimenti due forme contrapposte di economia.

I cocciolari vantano dal 15 ottobre 1791 una concessione del re Ferdinando sulle terre sottostanti le acque dei laghi. Il Pantano è infatti suddiviso in 180 particelle catastali. Una di queste è di proprietà della chiesa di San Nicola di Ganzirri e i cocciolari a rotazione la coltivano, versando i proventi nelle casse della parrocchia.

I pescatori, invece, dedicano speciali orazioni e invocazioni al santo e al momento del varo della barca gridano in nomu di Maria e di Santo Nicola, mentre nel caso di un abbondante pescato segue l’acclamazione di ringraziamento binidittu, riferito al patrono. Nell’antica caccia al pescespada si può riscontrare che alla sacralità della devozione al Santo la cultura ganzirrota accosta un gesto scaramantico chiamato a cardata da cruci: appena issato sulla barca il pescespada morente è segnato a forma di croce sul viso, adoperando quattro dita della mano. Tale rituale esorcizza la morte violenta inflitta a un essere vivente e allontana il pericolo costituito dal sangue del pesce, i cui poteri misteriosi sono immediatamente annullati.

Fino a qualche decennio fa, dal ricavo del pescato quotidiano i pescatori destinavano un quarto di parte alla raccolta per la festa patronale. Nel corso degli anni, pescatori e cocciolari hanno offerto al patrono in dono come ex voto la costardella d’oro, il tonno d’oro, il pescespada d’oro, la vongola d’oro per propiziarsi i favori del santo.

Il 6 dicembre, giorno della festa liturgica del patrono, sono distribuiti i panuzzi di San Nicola, piccolissimi pani rotondi con l’immaginetta del santo. I naviganti e i pescatori li portano con sé per protezione dalle sventure in mare.

I festeggiamenti hanno origini antichissime alla prima decade dello stesso mese. Alexandre Dumas, nel suo viaggio in Sicilia nel 1835, assistette ai momenti di festa a Ganzirri. Domenica 30 agosto era ospite a casa del capitano

Giuseppe Arena, a Pace. Dopo aver pranzato, si incamminarono verso il Pantano. Appena arrivati, lo scrittore scorse bancarelle cariche di frutta e udì musiche danzanti.

Dumas raccontò con stupore: ” … è una danza meravigliosa … si danza da soli, in due, in quattro, in otto e in un numero indefinito di partecipanti … ognuno di loro saltellava con quanto fiato aveva in corpo … la musica metteva in movimento tutta quella gente che non era in un solo punto, ma era disseminata sulle rive del lago … L’orchestra si componeva di due soli musicisti, uno suonava il flauto e l’altro una specie di mandolino … contai una settantina di musicanti …

Nel punto culminante della festa, verso le tre, la cassa di San Nicola uscì dalla chiesa … subito le danze cessarono; ognuno accorse e prese posto nel corteo e la processione cominciò a fare il giro del lago, accompagnata dai botti ininterrotti di un migliaio di mortaretti. Questa nuova occupazione durò circa un’ora e mezzo, poi la cassa rientrò in chiesa con i preti e la folla si sparpagliò nuovamente sulle rive del lago”.

Quindi sin dai tempi remoti musiche e fuochi d’artificio facevano da cornice alla festa di San Nicola e la cronaca dei vari giornali cittadini riporta le varie organizzazioni della festa patronale. Già nel 1954, come si legge sulla Gazzetta del Sud dell’epoca, si organizzavano incontri pugilistici, proiezioni cinematografiche, gare di barche sul lago, gare di pallanuoto, serate musicali, gare di nuoto, gare podistiche, concerti bandistici e la caratteristica “antenna a mare”.

Durante la processione nel lago si accendeva una lunghissima fiaccolata e, a conclusione della serata, si assisteva ai tradizionali fuochi pirotecnici. La Tribuna del Mezzogiorno così descrive la festa nel 1955: « … un pubblico sempre più numeroso si è riversato anche ieri sera con ogni mezzo a Ganzirri per partecipare soddisfatto alle varie manifestazioni … sotto la luce di migliaia di lampadine che punteggiavano il cielo dovunque si mangiava e si beveva allegramente … La folla sempre più si infittisce, ogni autobus riversa nuova gente che giunge in cerca di distrazione … Le barche nel lago gremite fino al bordo, addobbate di piante, fiori e palloncini alla veneziana… le bancarelle delle cozze illuminate … la spettacolare fiaccolata che trasforma il lago in un bagliore di luci».

Nel 1960 si organizzava tra le manifestazioni la gara ciclistica a squadre Gran Premio Longines. Nel 1968 vari comitati organizzavano la Sagra del Lago con gare ciclistiche, concorsi di complessi musicali, gare di tiro a volo, gare di canoe e la gara regionale di motonautica nel lago. Il percorso processionale è tutt’oggi costituito da punti fondamentali che coinvolgono tutto il villaggio e i suoi abitanti. Dalla chiesa, il santo con le proprie reliquie (un’ampolla con la manna, liquido promanante dalle sue ossa, e un frammento di legno della cassa contenente il suo corpo) è condotto verso lo Stretto, dove sono armeggiate le feluche e le barche, qui avviene la prima benedizione alla gente di mare.

Dopo aver attraversato tutto il centro abitato, giunti in prossimità della Torre Borbonica, ha luogo la seconda benedizione, quella dei fanciulli. Inoltre, per l’occasione, si creano splendidi addobbi lungo le strade e i vicoli del villaggio, si approntano luminarie e fuochi d’artificio. Qualcuno ha ancora l’usanza di gettare dai balconi e dalle finestre fiori, riso e grano al passaggio del santo. L’evento più caratterizzante e atteso della festa è quello dell’imbarco di San Nicola su un’antica feluca (trainata da un luntro con quattro vogatori) per fare il giro del lago. Decine di barche, tra cui quella della banda musicale, stazionano tutt’intorno e devotamente seguono la processione, formando un pittoresco corteo.

Le luci dei lampioni e le luminarie, riflettendosi sull’acqua, conferiscono alla processione un fascino particolare, unico nel suo genere, accentuato dalla bellezza della cornice ambientale e dall’effetto evocativo delle marce suonate dalla banda. Giunto all’altezza della chiesa, fuochi pirotecnici sono esplosi in segno di saluto fra l’entusiasmo dei devoti e della folla assiepata sulle rive. Al ritorno San Nicola ha sotto di sé una comunità eccitata e accomunata in un unico sentire, il vociare e le acclamazioni sono un suono senza distinzioni, i volti stanchi ma soddisfatti non mostrano divisioni o risentimenti.

Il villaggio si ritrova in San Nicola come in un unico corpo e la festa in tutti i suoi momenti è la riconciliazione della comunità, il punto di mediazione culturale. Da quest’anno la festa è iscritta ufficialmente al REIS (Registro delle Eredità Immateriali della Regione Sicilia), quindi tutelata e vincolata dai BB.CC. Secondo la convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, approvata dall’UNESCO il 17 ottobre 2003, le Eredità Immateriali (definite dall’UNESCO Intangible Cultural Heritage) sono “l’insieme delle pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e tecniche nella forma di strumenti, oggetti, artefatti e luoghi ad essi associati che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui, riconoscono come parte del loro patrimonio culturale”.