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#Messina. Accorinti, la Foscolo e il sogno tradito dei beni comuni

Foto Grace Maccarrone
Foto Grace Maccarrone

Da occupazioni che ai più sono sembrate fini a se stesse alla creazione di un vero e proprio centro sociale con doposcuola e pranzi della domenica alla ex scuola Ugo Foscolo per chi un pranzo della festa non se lo può permettere più.

Tollerati fino a quando c’era una vaga aria da intellighenzia di sinistra, con spettacoli teatrali e concerti, non appena gli attivisti del Collettivo Teatro Pinelli sono scesi su un campo minato, quello della solidarietà sociale, improvvisamente diventano nemici da combattere.

E così, mentre la Giunta dal basso si defila dimenticando l’apporto fondamentale del movimento per la conquista di Palazzo Zanca e il sindaco Renato Accorinti continua a parlare tutte le volte che gliene danno la possibilità di cambiamento culturale, si mandano avanti vigili urbani e dirigenti a sbarrare i cancelli della ex scuola Ugo Foscolo.

Chiusa da anni in una zona, la via Palermo, dove la scuola spesso è l’unico baluardo della legalità, all’inizio di gennaio la Foscolo rinasce a nuova vita. Di fatto si sostituisce ai cattolicissimi amministratori di Palazzo Zanca nel prendersi cura degli ultimi creando più di un mal di pancia. A difenderli gli ex accorintiani Nina Lo Presti e Gino Sturniolo, che diversamente dall’esecutivo dimostrano coerenza e buona memoria.

I cancelli chiusi della ex scuola Ugo Foscolo
I cancelli chiusi della ex scuola Ugo Foscolo

“Da alcune settimane l’occupazione della ex Scuola Foscolo è sotto un assedio repressivo e mediatico -scrivono i due consiglieri comunali del Gruppo Misto.

Le continue visite della Polizia Municipale e alcuni articoli di stampa sembrerebbero alludere a un prossimo sgombero in grande stile e delegittimare le iniziative, che si svolgono in uno spazio in disuso e restituito dal Collettivo del Pinelli alla città, derubricandole a mero abusivismo e destituendole di qualsivoglia ragione.

Un tempo a quelli che sono stati definiti come “i ragazzi del Pinelli” si diceva “indicate problemi reali ma avete pratiche illegittime”. Oggi, agli stessi, da una parte della classe politica e mediatica della nostra città, non è dato alcun riconoscimento politico e culturale.

Eppure proprio nel caso della ex Scuola Foscolo molteplici sono le attività rivolte al quartiere e il ruolo sussidiario che quell’esperienza sta assumendo è ormai sotto gli occhi di tutti. Così, la generosità è scambiata per abusivismo e l’impegno sociale per atto illegale. Ma perché avviene questo? Cosa è accaduto che possa determinare questo mutamento nel giudizio?

Perché prima ci voleva l’iniziativa di un magistrato per determinare uno sgombero in grande stile e oggi basta la catena di comando di un ufficio del Comune a determinare un continuo stato di tensione? Perché fino a ieri Beni Comuni e Pinelli camminavano insieme a Messina e oggi la ex Scuola Foscolo è indicata come il posto dove si organizzano banchetti e feste?

Probabilmente perché oggi sono mutati gli equilibri politici nella nostra città e, forse senza neanche accorgersene, “i ragazzi del Pinelli” sono alcune tra le vittime, forse sacrificali, di questo cambiamento. E’ sintomatico che nella città di quelli di prima in molti accorrevano al capezzale del Pinelli, mentre oggi si sente un silenzio assordante, soprattutto di chi compagno di strada lo è stato per tanto tempo.

Chiusa per anni, la ex scuola è diventata un vero e prorpio centro sociale
Chiusa per anni, la ex scuola è diventata un vero e prorpio centro sociale

Avevamo pensato che sarebbe bastato un atto del sindaco, l’apertura di un tavolo di discussione pubblica con gli occupanti, con la Circoscrizione, con le associazioni del quartiere sul futuro dello spazio, per ricondurre la vicenda da una questione di ordine pubblico a una questione politica.

Ingenuamente, non avevamo capito quanto e a quanti servisse oggi la cancellazione dell’esperienza del Pinelli. Tuttavia, le pratiche sociali non appaiono e scompaiono a piacimento del Potere. Si radicano nelle biografie delle persone e appartengono alle tradizioni dei popoli.

Così, non sarà tanto semplice espungere l’autogestione (quella che era evocata in una delega assessoriale dell’amministrazione Accorinti) dalla storia di questa città. Facciamo, quindi, appello ai sinceri democratici affinché difendano l’esperienza del Pinelli e le diano forza. Noi ci saremo”.

 

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.