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#Messina. Accorinti e La 7: dichiarazioni televisive e realtà locali

Il PalaCultura dal lato di via XXIV Maggio
Il PalaCultura dal lato di via XXIV Maggio

Nel corso della puntata del 6 giugno scorso di “L’aria che tira”, programma de La 7, il primo cittadino Renato Accorinti ha lungamente discettato su quello che era Messina prima del suo ingresso a Palazo Zanca e su cosa è diventata adesso.

L’autore del servizio è Antonio Condorelli, che racconta come la città fosse “attanagliata da un sistema clientelare” e definisce Palazzo Zanca “da sempre cuore pulsante degli affari”.

Quando è il turno di Accorinti, il sindaco dichiara che Messina era una città “dove lavoravano tutte le mafie, dove c’è tutta l’illegalità, dove ci sono le massonerie” e che con la sua elezione “ha vinto la forza della purezza del percorso”, ha trovato “400 milioni di debiti, ha tagliato le spese e ha speso il 96% in meno, mentre prima lo sperpero era normalità”.

Posto che già nel 2012 questo giornale ha fatto più volte le pulci ai conti di Palazzo Zanca, Accorinti non specifica che il 96% al quale fa riferimento è quello delle spese dell’Ufficio di Gabinetto (che ai tempi di Buzzanca hanno toccato vette difficilmente dimenticabili) e non ai debiti complessivi del Comune.

Basta così? Ovviamente no. E così il sindaco Accorinti, nell’ospitale “L’aria che tira”, dichiara che “cerca di centellinare ogni centesimo di secondo (sic) perché è della collettività”, fa un riferimento agli ultimi, dimentica di sottolineare che la Casa di Vincenzo, “recuperata a costo zero”, può ospitare solo 20 persone, anche se a Messina, come testimoniano le occupazioni delle scuole Donato e Foscolo, le persone senza casa sono molte, molte di più, mentre l’amministrazione non inserisce in bilancio i 50 mila euro destinati alla morosità incolpevole.

Condorelli ricorda l’importante battaglia di Accorinti per salvare i libri antichi abbandonati negli scantinati dell’Archivio Storico, ma in un crescendo rossiniano attribuisce al sindaco anche la creazione “di una biblioteca nel cuore della città” che contiene 50 mila volumi. In realtà la biblioteca Tommaso Cannizzaro, che ha sede al PalaCultura, come si legge nel sito di Palazo Zanca, fu “fondata nel 1917, conserva il fondo antico, costituito da 9.000 opere donate dal poeta messinese e un ricco carteggio appartenuto allo stesso”.

Il servizio si conclude davanti al PalaCultura. Sottolineando giustamente che “la cultura è la strada per uscire anche dalla crisi economica”, il sindaco di Messina dichiara che “all’improvviso, nella città nella quale regnava la corruzione, i cittadini si occupano volontariamente della cura del verde pubblico“.

Il riferimento è a una delle aiuole davanti al PalaCultura, che Accorinti mostra orgoglioso alla telecamera. Un po’ meno orgogliosamente, Sicilians vi propone la foto che ci ha inviato un nostro lettore, scattata alle 8.19 dell’8 giugno scorso, dove a tre metri dalle aiuole vanto del sindaco, campeggiano in bella mostra materassi, sacchetti vari e giacigli, che non ci risulta siano ancora stati tolti.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.