Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

Mense FS, a Messina 18 posti a rischio

A rischio le mense siciliane del Gruppo FS. Grazie all’accordo siglato a dicembre scorso dai sindacati di categoria nazionali, il personale viaggiante di Trenitalia può usufruire di un buono pasto di 7,30 euro invece di consumare i pasti nelle mense, che così si svuotano.

Ad avere il subappalto in Sicilia e Calabria è la Nettuno MultiServizi, che nell’Isola ha 38 dipendenti, 18 dei quali a Messina.

“Purtroppo nel Meridione non esiste la cultura della mensa -spiega Alessandro Di Stefano, amministratore delegato dell’azienda. E’ evidente che con la crisi economica che c’è il lavoratori preferiscano pranzare con un panino e utilizzare il buono pasto per fare la spesa per la famiglia. Ma in questo modo si danneggiano altri lavoratori, quelli delle mense, che non avendo un posto sicuro come i ferrovieri, risentirebbero di una contrazione delle entrate della società. Sia che nelle nostre mense mangi un dipendente delle FS o mille, noi dobbiamo comunque pagare un affitto alle Ferrovie dello Stato per i locali in cui forniamo il servizio e che ci è addebitato a monte sulle fatture che noi presentiamo. A Palermo, dove eroghiamo 40 pasti al giorno, paghiamo un affitto di 7 mila euro più Iva al mese. Per gestire 12 mense sborsiamo 465 mila euro l’anno, pari al 40 per cento dei pasti fatturati. E’ evidente che se non ci sarà un numero di pasti sufficiente a coprire le spese e a garantire entrate adeguate, saremo costretti a licenziare il personale”.

Ad aggravare la situazione ha contribuito anche la riduzione del personale viaggiante. L’appalto per le mense, bandito a livello nazionale dalla FER Servizi per conto di RFI e Trenitalia, riguardava un potenziale di 81 mila ferrovieri. Numero che oggi è inferiore, anche se chi ha partecipato al bando lo ha fatto basandosi su queste cifre.

Enzo Garofalo, deputato PDL

Ma l’accordo firmato il 19 dicembre scorso dai sindacati confederali e qualche autonomo, ma non dall’Orsa, è in deroga al Contratto nazionale di lavoro, che prevede il ricorso al ticket invece che l’uso della mensa solo in casi eccezionali.

A interessarsi della vicenda il deputato Enzo Garofalo, che si è confrontato con il responsabile del Personale di Trenitalia Domenico Braccialarghe per affrontare la questione. Rischiano di avere vita breve le mense dei

ferrovieri in Sicilia e Calabria.  “Braccialarghe spiega Garofalo- ha compreso le ragioni di preoccupazione manifestate e riconosciuto che i parametri previsti ai tempi dell’aggiudicazione dell’appalto per la gestione delle mense sono nettamente mutati.

Per questo ha dato la propria disponibilità ad incontrare  i rappresentanti della Gemeaz Elior (la società che si è aggiudicata l’appalto a livello nazionale e che poi lo ha affidato in subappalto alla Nettuno Multiservizi, ndr) per vedere di trovare assieme soluzioni ragionevoli e di interesse per entrambi.

Non possiamo permettere – conclude Garofalo- che si inneschi una guerra tra lavoratori e che a farne le spese siano gli addetti al servizio mensa che in tutta Italia sono 700, senza contare i 200  impiegati nei locali esterni che effettuano un servizio sostitutivo mensa ai ferrovieri in assenza di mense nelle stazioni”.

“La progressiva contrazione delle attività ferroviarie nell’Isola e discutibili scelte in materie delicate quali il diritto contrattualmente previsto al pasto per i lavoratori -scrive Michele Barresi, responsabile Orsa Trasporti- rischiano di portare danni occupazionali immediati sull’indotto e la perdita di diritti fondamentali anche per il personale ferroviario. La recente modifica sulle regole di fruizione dei servizi di mensa aziendale per il personale ferroviario ed il numero sempre calante dei ferrovieri in attività dovuto all’abbandono del Gruppo FS , rischia di provocare la chiusura delle tre mense aziendali ubicate tra Messina e Sant’Agata Militello che impiegano 18 unità per le quali si è già ricorso ad ammortizzatori sociali per far fronte ai cali di produzione progressivamente causati dalla dismissione delle attività ferroviarie nel territorio. Come Orsa -prosegue Barresi- riteniamo che certe soluzioni alternative poste in essere dal Gruppo FS e che come sindacato non abbiamo condiviso, se non opportunamente regolamentate, ledano nel tempo diritti fondamentali dei lavoratori quale quello al pasto aziendale e mettano a rischio centinaia di posti di lavoro in tutta Italia anche tra l’indotto. Chiederemo al Gruppo FS che sia totalmente rivisto tutto il sistema dei servizi di mensa aziendali, adeguandolo alle necessità logistiche dei dipendenti del Gruppo FS e garantendo standard qualitativi e costi gestionali che possano salvaguardare la prosecuzione delle attivita’ in essere e i livelli occupazionali migliorandone il servizio. Allo stesso tempo -continua Barresi- occorre proseguire nel confronto già intrapreso tra la nuova amministrazione Regionale Siciliana e il Gruppo FS per porre freno alla dismissione che continua a mietere vittime tra l’occupazione, specie nell’indotto, che diventa l’anello più debole della catena e conta oggi sul solo territorio messinese oltre 300 addetti dal futuro incerto”.