Medaglia al Valore alla memoria dell’internato militare Paolo Uccello: il ricordo alla Prefettura di Siracusa

inbound1683318794583775502Un riconoscimento solenne, carico di memoria e gratitudine, è stato consegnato alla Prefettura di Siracusa ai familiari di Paolo Uccello, internato militare italiano, esempio silenzioso di sacrificio e dignità. La cerimonia si è tenuta in occasione della Giornata della Memoria, data simbolo del ricordo di tutte le vittime dell’Olocausto.
Paolo Uccello nacque a Canicattini Bagni (SR) il 23 febbraio 1924, in una famiglia di umili origini. La povertà lo costrinse a interrompere gli studi dopo la quarta elementare, senza poter conseguire la licenza. Fin da giovanissimo lavorò nei campi, fino al 29 maggio 1943, quando a soli 19 anni fu reclutato nell’80° Reggimento Fanteria “Roma”, con sede a Mantova. Inquadrato nella 30ª compagnia, ricopriva il ruolo di fuciliere assaltatore, specializzato in azioni offensive e combattimento ravvicinato. inbound7741283297137224753
Dopo l’8 settembre 1943, giorno dell’annuncio dell’armistizio, il suo reparto si trovava schierato in Campania, tra il fiume Volturno e il Garigliano, lungo un tratto costiero strategico. Il crollo del regime fascista il 25 luglio e la mancanza di direttive chiare lasciarono l’Esercito italiano allo sbando. In quel caos, migliaia di militari furono catturati dalle truppe tedesche. Tra questi anche Paolo Uccello, che come oltre 800.000 soldati italiani venne deportato nei lager nazisti con lo status di “Internato Militare Italiano”, considerato traditore per non aver aderito alla Repubblica Sociale.
Fu destinato ai lavori forzati in un’acciaieria a Gelsenkirchen, nel nord-ovest della Germania, dove rimase fino alla liberazione, nel settembre del 1945. Fame, stenti e privazioni segnarono profondamente il suo fisico: al ritorno a casa, secondo un racconto tramandato in famiglia, pesava appena una trentina di chili. A riconoscerlo per primo, si narra, fu il suo asinello, che scalpitò vedendolo arrivare, in una scena semplice ma carica di umanità.
Per molti anni Paolo Uccello custodì dentro di sé quell’esperienza indicibile. Solo col tempo trovò la forza di raccontare, a frammenti, la sua storia. Un’eredità morale fatta di onestà, sacrificio e amore per la libertà, che ha segnato profondamente i suoi familiari: il figlio Salvatore, già Sovrintendente della Polizia Penitenziaria, la figlia Carmela, operatrice nel settore sanitario, e numerosi nipoti e pronipoti oggi in servizio nell’Arma dei Carabinieri.
La medaglia al valore consegnata alla sua memoria non è soltanto un riconoscimento personale, ma il simbolo di un’intera generazione di uomini che, pur senza armi né gloria, contribuirono con la sofferenza e la resistenza morale alla libertà dell’Italia.
Un gesto per non dimenticare. Perché la memoria, custodita e tramandata, è il fondamento della democrazia.