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Marano: se vinceremo parte civile contro la mafia

“Se vinceremo queste elezioni la Regione Sicilia si costituirà parte civile in tutti i processi di mafia”. Ci tiene a ricordarlo Giovanna Marano, anche nella sua prima uscita pubblica delle liste che la sostengono a Messina  -LiberaSicilia e IdV- per ribadire la continuità con l’esperienza di Claudio Fava e la netta discontinuità con una politica dominata dalle “solite facce e dalle solite polemiche”.

Nel segno del forte impegno conto la mafia e per la legalità si è avviata perciò anche formalmente la campagna elettorale della sinistra siciliana. Uno schieramento che l’alto sbarramento previsto dalla legge elettorale ha tenuto finora fuori dall’Assemblea Regionale, ma che è stato protagonista nella società civile di importanti mobilitazioni. Dalla difesa dell’occupazione fino a quella dell’acqua pubblica, passando per le lotte ambientaliste (contro il ponte sullo Stretto e gli inceneritori innanzitutto) e quelle per la pace e l’accoglienza.

Lo testimoniano le facce dei candidati presenti alla conferenza stampa tenuta nell’aula del consiglio provinciale. Nessun amico di Raffaele Lombardo e nessun indagato, ma sindacalisti come Salvatore Chiofalo (SEL) e Tanino Santagati (PRC), artisti come Maurizio Marchetti, noto attore e regista, militanti di movimento come Gino Sturniolo (Rete Noponte), ambientalisti come Raffaella Spadaro (Verdi), amministratori locali conosciuti per il loro impegno sul territorio come Pietro Currò (PDCI)  e Nino Alessi (Idv).

La candidata presidente, per nulla intimorita dalla sfida di  aver dovuto “dare il cambio” in corsa a Claudio Fava, ha raccolto il monito dell’arcivescovo di Palermo, il cardinale Romeo, a proposito della scarsa tensione morale nella politica siciliana. “Sappiamo di dover affrontare il default economico -ha riconosciuto Marano- ma soprattutto quella grave malattia della democrazia che è la disillusione, il distacco dei cittadini dalla politica. Due eredità pesantissime della classe dirigente che fino ad ora è stata dominatrice della vita pubblica”.

Per LiberaSicilia dunque il primo nemico da battere è la disaffezione verso la politica. I dati sull’altissima percentuale di probabili astenuti parlano chiaro, avendo però ben presenti le cause che l’hanno generata. Sprechi ingiustificati, distorsione dei fondi europei a fini clientelari, lavoratori precari della pubblica amministrazione e dei servizi sociali tenuti appesi a proroghe e rinnovi perché siano “terreno di caccia” su cui continuare a costruire splendide carriere.

Contro tutto questo le ricette sono semplici e chiare. Forte ridimensionamento delle indennità parlamentari, intanto. E poi taglio degli innumerevoli consigli d’amministrazione e stop all’uso dei finanziamenti dell’Unione Europea per coprire i buchi della spesa corrente.

Ma non solo di temi etici è intessuto il progetto di LiberaSicilia. Giovanna Marano viene del sindacato dei metalmeccanici e conosce bene la sofferenza delle lavoratrici e dei lavoratori isolani. Pensa ai troppi giovani (50 mila l’anno secondo le statistiche ) costretti a lasciare la Sicilia, spesso portando altrove il frutto di anni impiegati a formarsi  e qualificarsi. Per loro, il suo eventuale governo prevede il Reddito Minimo Garantito e una seria riforma della formazione professionale.

Ma alla base di tutto c’è un’idea della Sicilia radicalmente diversa. “Il dibattito sull’ autonomia regionale e sullo Statuto -ha osservato  Marano-  è servito anche a coprire insufficienze  e malapolitica.  A noi interessa di più mettere in sicurezza gli investimenti e gli appalti regionali rispetto alla corruzione, offrire una rete di protezione ai troppi cinquantenni lasciati fuori dal lavoro, migliorare la qualità della vita dei cittadini, a partire dal diritto alla mobilità e alla comunicazione”.

La Sicilia di Giovanna Marano, perciò, si prenderà cura dei territori feriti dal dissesto idrogeologico,  investirà nelle produzioni e nei beni culturali anche con lo strumento del microcredito, lotterà per le energie pulite e rinnovabili e contro l’asservimento all’economia centrata sul petrolio. “ Oggi -ha annunciato la candidata- abbiamo aderito all’appello di Greenpeace per la cessazione delle trivellazioni nel Canale di Sicilia” . Quello stesso mare che è adesso è un cimitero di migranti e che, nel progetto della sinistra siciliana, deve tornare ad essere solo un mezzo per raggiungere una terra che accoglie chi cerca in essa una possibilità di vita dignitosa.

La giornata messinese di Giovanna Marano è proseguita nel pomeriggio con incontri a Furnari e Barcellona. Poi in serata a Milazzo per un comizio in piazza Piano Baele.