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Maniere forti contro gli abusivi di Fondo Basile

Se i vertici della città hanno deciso di passare alle maniere forti per dare un chiaro segnale di ripristino della legalità, allora qualche speranza per Messina c’è. Durante il vertice in Prefettura di ieri mattina si è deciso di procedere con lo sgombero forzato della palazzina di Fondo Basile occupata da 12 famiglie di abusivi. 

I dettagli sull’operazione sono ovviamente riservatissimi. Tempi e modi restano al sicuro nelle stanze del Palazzo del Governo per evitare fughe di notizie. La sola certezza è che questa volta chi non rispetta la legge se ne torna da dove è venuto. Punto. La vicenda è iniziata a febbraio, quando alcuni nuclei familiari con il solito corredo di donne incinte, bambini piccoli e anche qualche disabile sfondarono le porte degli appartamenti da consegnare a chi ne ha diritto e se ne impossessarono. Vecchio trucco che negli anni passati ha sempre funzionato. Non questa volta però. Perché chi da anni aspetta una casa che la legge gli ha assegnato non è più disposto a rassegnarsi. Ma anche grazie all’azione martellante del V Quartiere, che ha chiesto misure pesanti per combattere questa ennesima dimostrazione di illegalità. Arrivata a livelli tali che nei giorni scorsi e su richiesta della Circoscrizione, il prefetto Alecci ha dato una sonora tirata d’orecchie al sindaco Buzzanca, mettendo tutto nero su bianco.

“La classe politica ha enormi responsabilità -commenta il presidente della V Circoscrizione Alessandro Russo. Perché far finta di non vedere o, peggio, incoraggiare nel passato comportamenti del genere, ha fatto perdere di vista come non ci siano giustificazioni per chi non rispetta le regole. Ecco perché nel nostro ultimo documento abbiamo chiesto alle istituzioni di intervenire e di mandare via chi non ha diritto a quegli appartamenti”. 

Un sussulto d’orgoglio quello del Consiglio del V Quartiere, impensabile fino a qualche tempo fa. Perché è cosa risaputa da tutti, opinione pubblica, vertici istituzionali e forze dell’ordine, che ci sono consiglieri comunali che su situazioni del genere ci hanno costruito la propria fortuna politica. Vent’anni fa come oggi.  

La lettera del prefetto Alecci al sindaco Buzzanca

Un dato è certo: ancora adesso nessuno sa davvero quale sia il numero degli appartamenti disponibili di proprietà del Comune e dell’Iacp.

Secondo una stima del PD in tutto dovrebbero essere millecinquecento, ma come ha ammesso anche il commissario dell’Iacp Venerando Lo Conti, almeno per quanto riguarda l’Istituto siamo nel campo delle ipotesi. Si parla di 220-250 alloggi tra IV e V Quartiere, ma certezze non ce ne sono. In ogni caso, l’Iacp è in buona compagnia, perché anche a Palazzo Zanca sono nella stessa situazione. 

“Ed è una confusione questa -aggiunge Russo- che negli anni ha favorito situazioni di illegalità. Con funzionari compiacenti che facevano finta di non vedere nuclei familiari che si moltiplicavano come funghi. Diversamente, non si spiegherebbe come nonostante le assegnazioni fatte negli anni, i nuclei familiari dei baraccati non siano diminuiti”. 

Il trucco c’è e non è neanche tanto nascosto. Se si potesse scorrere l’elenco delle assegnazioni già fatte, si vedrebbe quanto sia alto il numero di assegnatari con lo stesso cognome. Omonimia? Ovviamente no. Perché a confrontare ed incrociare i dati anagrafici, si vedrebbe come ci siano casi di persone appartenenti allo stesso nucleo familiare, tutte con un appartamento assegnato. Questo perché quando in passato all’Ufficio Anagrafe a ondate si andavano a costituire nuclei familiari composti da una sola persona o da ragazze poco più che maggiorenni ma già con un bambino, nessuno si insospettiva. Così come a nessuno veniva in mente che ad avere diritto alla casa è solo il capofamiglia che è entrato in graduatoria e non tutti i componenti. Quindi in teoria, quando si esce dallo stato di famiglia, si dovrebbe perdere ogni diritto. Non a Messina, dove invece si è assistito ad una moltiplicazione dei nuclei familiari senza precedenti e ad una confusione inspiegabile rispetto alle graduatorie degli assegnatari. 

Perché è questo un altro nodo da sciogliere, quello delle graduatorie. Originariamente ne fu stilata una per ogni ambito del Piano di Risanamento, poi si decise di farne solo una generale. Con l’ovvia conseguenza che non è detto che chi è ai primi posti in una degli ambiti lo sarebbe anche in quella complessiva. Ma vallo a dire a chi aspetta la casa da anni che la sua posizione è cambiata. E così, per paura delle reazioni, nessuno mette mano agli elenchi. 

La cosa peggiore di tutta questa vicenda? Quando i legittimi assegnatari passano davanti alle case che spettano loro di diritto e che sono state illegittimamente occupate, gli abusivi li insultano e li prendono in giro dicendo “tanto da qui non ce ne andiamo”. Ma forse questa volta non sarà così.