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Manca il DURC, dall’ATO 3 niente soldi per Messinambiente

I 400 mila euro ci sono, il DURC no e l’ATO 3 non darà un euro che sia uno a Messinambiente fino a quando tutti i contributi non saranno stati versati.

Non è la prima volta che succede. Il fatto che senza alcuna spiegazione apparente sotto la gestione di Antonio Ruggeri l’ATO 3 abbia trattenuto ogni mese 600 mila euro che invece sarebbero spettate a Messinambiente, ha creato un vortice di debiti dal quale non è ancora chiaro come si potrà venire fuori.

Alla partecipata spettano infatti oltre 2 milioni e mezzo al mese, ma per anni dall’ATO 3 arrivava solo un milione e 900 mila euro. Una somma sufficiente per gli stipendi dei lavoratori, ma non certo per la gestione dei mezzi e delle strutture. Quattro anni di questa follia hanno portato al collasso la Messinambiente.

Già l’anno scorso si era posto il problema del DURC. I vertici della società si sono accordati per la rateizzazione e per un po’ in qualche modo ce l’hanno fatta a stare al passo. Poi non è stato più possibile neanche pagare le rate ed il resto è storia: il Comune sta annegando nel mare magnum dei debiti nascosti sotto il tappeto per anni e adesso che i soldi sono finiti davvero, tutti i nodi stanno venendo al pettine, mentre i lavoratori non hanno ancora visto un euro dello stipendio di settembre ed anche di quello di ottobre, che maturerà il 15 novembre, non si sa nulla.

Intanto a Messinambiente la situazione è paradossale: il mancato trasferimento delle risorse che le spettavano ha determinato l’impossibilità di versare i contributi dei lavoratori, senza i quali non è possibile ottenere il Documento Unico di Regolarità Contributiva. E senza il DURC il nuovo commissario dell’ATO 3 Michele Trimboli (60 mila euro di stipendio l’anno, entrato alla fine del 2006 prima scattasse anche per le partecipate l’obbligo di assumere con concorso pubblico) non intende versare nelle casse di Messinambiente neanche un euro.

Intanto il fermo di due giorni determinato dalla mancanza di gasolio nei mezzi la settimana scorsa ha come risultato i cumuli di immondizia che ormai sono da emergenza sanitaria, mentre i messinesi continuano a trattare gli spazi destinati alla raccolta come discariche personali.

Perché sarà anche vero che la città è lurida, ma è altrettanto vero è che a ridurla in questo stato è l’inciviltà imperante dei messinesi che non si limitano a buttare i sacchetti di immondizia, ma anche materassi, frigoriferi e mobili vecchi, come ben documentano le foto di Gianrico Battaglia. Non è un caso se la foto di copertina che abbiamo scelto è quella di una donna che butta l’immondizia fuori dagli orari consentiti, perché questa immagine è il simbolo della mancanza di rispetto delle regole che pervade e domina la città.

In una delle ultime interviste che ci ha rilasciato, il commissario liquidatore di Messinambiente Armando Di Maria ha sottolineato come nei luoghi in cui sono state installate le telecamere le discariche abusive siano solo un ricordo. Basterebbe un investimento iniziale di 200 mila euro per dare il primo segnale. Una somma irrisoria, che darebbe dei grandi risultati in termini di civiltà e anche di resa finale. Perché non è difficile ipotizzare che se il personale della partecipata non dovesse rincorrere continuamente il prodotto dell’inciviltà, i benefici per la salute ed il decoro sarebbero innegabili. [nggallery id=20]