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Maledetto il giorno che t’ho twittato

Simona Piraino

Mentre ascolto “Mad about you” (che fa tanto blogger figa) leggo Repubblica: uno studio dell’Università di Chicago rivela che Facebook e Twitter sono ormai tentazioni più forti di fare sesso. Ma per chi? Non per le donne che conosco io che scrivono se c’è da scrivere, twittano se c’è da twittare ma fanno se c’è da fare.

Per noi che siamo cresciute studiando i frammenti di Barthes risulta destabilizzante avere a che fare con i maschi social. Sì, perché nell’era della duepuntozero, le conoscenze maschili si fanno sui social network e si approfondiscono con la posta elettronica e la messaggistica istantanea.

Solo nei casi più fortunati, e dopo una diagnosi di tunnel carpale, convolano a supina conclusione. Già, perché l’uomo social scrive provoca riscrive -magari in maniera audace- ma non conclude mai, con gravissimi danni alla nostra già provata libido.

La dialettica del corteggiamento e il preludio erotico (quello tradizionale del sesso tassonomico) non esistono più: l’uomo social passa dal quanto-tempo-che-non-ci-si-vede al stasera-sono-libero-vieni-da-me. Come se i nuovi media gli avessero conferito superpoteri in materia di coraggio, temerarietà e spregiudicatezza.

Ed è così che il tuo parrucchiere, dopo averti phonato la frangia si sente autorizzato a scriverti “Quando ci baciamo un pochettino?”. Allo stesso modo, mentre stai pubblicamente sacramentando contro Celentano, un insospettabile follower ti chiede in privato “A porcate, come se messa?”.

Le relazioni duepuntozero non fanno per noi ma, quando per forza di cose, acconsentiamo a questo stancante rapporto via etere, il logorio della chat ci fa diventare più isteriche di Giovanna Mezzogiorno ne “L’ultimo bacio” quando sgama le corna di Accorsi.

Ossessive e compulsive nell’atto di aggiornare costantemente le mail, ci improvvisiamo junghiane nella decodifica subliminale di una canzone di Arisa (postata sul di lui profilo). Pubblichiamo frasi shock e status ad altissima concentrazione di ermetismo, affinché lui possa comprendere come stiamo (obiettivo puntualmente disatteso).

Se poi, l’uomo in questione è talmente social da possedere anche un blog, è la fine del nostro provider (la chiamiamo sindrome da refresh –aggiorna-aggiorna-aggiorna).

Da quando mi hanno spiegato, ad esempio, che su whatsApp si può sapere con esattezza l’orario di connessione dei contatti, ho consumato lo screen del telefono. Dato per assunto che il Punto G non si è spostato nei polpastrelli, si chiede lo sforzo ai signori uomini di essere meno social e più sexual: una bella taggatina nei posti giusti ed una twettata come si deve.

(I riferimenti a persone sono assolutamente volontari. Gli accadimenti descritti sono tutti reali)