Mafia, Messina in mano ai clan catanesi e palermitani

MESSINA. La provincia peloritana dominata dalla mafia palermitana e da quella catanese. Una spartizione del territorio che vede la mafia etnea dominare nel capoluogo e l’altra in provincia. “Il territorio provinciale costituisce il crocevia di varie matrici criminali -si legge nella relazione della DIA relativa al secondo semestre dell’anno scorso. L’influenza di cosa nostra palermitana e catanese con le loro peculiari caratteristiche hanno infatti contribuito a creare
una realtà eterogenea. Questo crogiuolo di interazioni ha determinato come i gruppi mafiosi
“barcellonesi” e quelli dell’area “nebroidea” assumessero strutturazioni e metodi operativi assimilabili a quelli di cosa nostra palermitana. Le ingerenze delle consorterie catanesi appaiono
invece significative nelle aree di confine tra le province e nel Capoluogo252. Ancora sono stati
riscontrati rapporti con le vicine cosche calabresi soprattutto per l’approvvigionamento di stupefacenti. Le interazioni tra sodalizi appaiono come in passato orientate a rapporti di vicendevole convenienza253 evitando scontri cruenti. Risulta acclarata inoltre la capacità di alcune
organizzazioni messinesi di inserirsi nelle dinamiche criminali dei territori delle province confinanti ove hanno saputo inserirsi nell’acquisizione illecita di finanziamenti pubblici destinati
al settore agro-pastorale. Quanto precede costituisce – unitamente a forme di gestione illecita del gioco d’azzardo254 – indice dell’evoluzione di alcune consorterie locali sempre più capaci di
affiancare alle forme di estrazione violenta delle risorse dal territorio255 metodi più imprenditoriali di finanziamento. Nel semestre la ripartizione delle aree di influenza dei gruppi messinesi risulta sostanzialmente invariata.
Nella parte settentrionale della provincia opera la c.d. “famiglia barcellonese” che include i gruppi dei “Barcellonesi”, dei “Mazzarroti”, di “Milazzo” e di “Terme Vigliatore”256.
Nel territorio dei Monti Nebrodi risultano attivi i sodalizi dei “tortoriciani”, dei “batanesi” 257 e
dei “brontesi”258 nei confronti dei quali recenti investigazioni259 hanno evidenziato l’accaparramento dei terreni agrari e pascolivi per beneficiare dei fondi comunitari destinati allo sviluppo
delle zone rurali. Assunto confermato dagli esiti dell’operazione “Nebrodi”260 del gennaio 2020
che annovera tra gli indagati anche un componente dell’amministrazione locale di Tortorici
(ME)261. A quest’ultima è stato contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa
perché avrebbe agevolato l’attività di altri affiliati. La pericolosità di tali sodalizi è stata evidenziata anche dal Procuratore Distrettuale di Messina, Maurizio DE LUCIA, che ha sottolineato262 come “”i Batanesi e i Tortoriciani” dopo uno storico periodo di grave conflitto tra l’inizio e la metà
degli anni 90 hanno raggiunto una dimensione di accordo che gli ha consentito di spartirsi i proventi dei
finanziamenti europei sul territorio”. Si tratta, continua ancora il Capo della Procura Peloritana,
di “un accordo che…ha consentito la spartizione del territorio montano di questa provincia, finalizzata a
intercettare i citati finanziamenti da parte delle due famiglie che, in assenza di conflitti, possono crescere
dal punto di vista economico consolidando in maniera silente la loro presenza sul territorio. Questa è la
novità più importante che riguarda un pezzo del territorio messinese”. Nel merito anche l’allora Questore di Messina, dott. Vito CALVINO ha dichiarato263 che “oggi, pur rimanendo oltremodo “chiusa” e concentrata sui propri territori, la compagine mafiosa rurale si è evoluta, allargando gli interessi
ai finanziamenti U.E., ai fondi per le riqualificazioni del territorio, alle sovvenzioni all’agricoltura e agli
appalti pubblici di opere strategiche per la Provincia messinese. Interessi culminati nel reindirizzare i
fondi a prestanome compiacenti o nell’imporre il versamento di tangenti a imprenditori destinatari di
fondi, sovvenzioni o appalti pubblici”.
Si evidenzia del resto che a Capo d’Orlando (ME) che ricade sotto l’influenza del gruppo dei
“brontesi”, nel semestre, è stata disarticolata un’organizzazione criminale dedita allo spaccio
di sostanze stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione. In particolare, l’operazione
“Taxi driver”264 del luglio 2020 ha disvelato come l’organizzazione avesse creato un sistema di
“reclutamento” di giovani extracomunitarie al fine di favorirne i meretricio.
Nella “zona nebroidea” risulta presente anche la famiglia di Mistretta con influenza sui territori
di Mistretta265, Reitano, Santo Stefano di Camastra, Tusa, Capizzi e Caronia. Tale consorteria
appare legata al mandamento palermitano di San Mauro Castelverde266 nel cui ambito rivestono
ruoli di rilievo soggetti di origine messinese. La “fascia jonica” che va dalla periferia sud della
città di Messina fino al confine con la provincia di Catania costituirebbe area di influenza delle
organizzazioni mafiose catanesi. Recenti indagini hanno evidenziato il superamento delle rigide forme di spartizione del territorio e delle attività criminali a favore di accordi tra sodalizi267
funzionali a una più pervicace sottrazione di risorse dal tessuto economico dell’area.
Nella Città dello Stretto si registra l’operatività di una cellula di cosa nostra catanese riconducibile ai ROMEO-SANTAPAOLA. Il sodalizio avrebbe imposto il proprio potere, tra l’altro,
proiettando i propri interessi in diversi settori dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione, infiltrando il sistema economico e investendo nello stesso i proventi illeciti.
Nel territorio urbano operano poi altri clan di livello rionale. Si tratta di sodalizi risultano
proiettati verso forme più classiche di profitto illecito tra le quali figurano il traffico di stupefacenti e la gestione di scommesse clandestine. Nel quartiere “Santa Lucia sopra Contesse”
risulta egemone il clan SPARTA’. Alcuni

soggetti vicini a tale consorteria sono stati raggiunti
il 13 agosto 2020 da una misura cautelare268 eseguita dai Carabinieri. Un affiliato del clan è
stato inoltre tratto in arresto, nell’ottobre 2020, nell’ambito dell’indagine “Agguato”269 che ha
evidenziato la pericolosità della compagine. L’investigazione ha infatti fatto luce su un’aggressione avvenuta nel gennaio 2016 nei confronti di parenti di un ex boss270 individuandone la
scaturigine in un conflitto tra gruppi criminali271.
A Messina centro nel rione “provinciale” opera il clan LO DUCA di recente colpito dall’operazione “Flowers”272 sviluppata nel contrasto alle estorsioni. Sempre nel centro della città nel
rione “Camaro” appare attivo il clan VENTURA-FERRANTE.
Nel rione “Mangialupi” risultano presenti i gruppi ASPRI, TROVATO, TRISCHITTA e CUTE’
attivi nel traffico di stupefacenti273. Tali sodalizi opererebbero spesso in accordo con clan calabresi reclutando per l’attività di “spaccio” soggetti extracomunitari. In particolare, il gruppo
TROVATO è stato colpito nello scorso semestre da un significativo sequestro274 di beni, tra cui
compaiono imprese operanti nel settore delle scommesse e degli alimentari/tabacchi. Altro
clan attivo nella zona centrale ma nel rione “Gravitelli” sarebbe quello riconducibile ai MANCUSO275.
Nella parte settentrionale della città, in particolare nel rione “Giostra”, risulta radicato il clan
GALLI-TIBIA frequentemente attivo nell’organizzazione delle corse clandestine di cavalli. Assunto confermato dall’operazione “Cesare”276 che nel novembre 2020 ha tra l’altro comprovato
l’importanza di tale settore criminale per il finanziamento del sodalizio. L’indagine, che ha
permesso di sequestrare due società “di fatto” gestite da uno degli indagati, ha inoltre documentato i rapporti tra il gruppo GALLI e alcuni affiliati alla famiglia dei SANTAPAOLA, finalizzati a organizzare gare ippiche tra scuderie messinesi e catanesi. Il sodalizio è attivo anche
nel narcotraffico, come confermato dalle recenti operazioni “Festa in maschera” e “Scipione”277
argomentate nella precedente Relazione semestrale e che hanno evidenziato canali di approvvigionamento degli stupefacenti a Catania e in Calabria278.
Nel merito, il Procuratore Distrettuale di Messina, Maurizio DE LUCIA, ha sottolineato come si tratti di fenomeni criminali significativi anche sul piano evolutivo, evidenziando che
“attraverso il traffico di stupefacenti si creano degli accordi e delle convenienze comuni proprio con la
ndrangheta, considerato che tale traffico illecito implica una relazione costante delle organizzazioni sia
della città di Messina che dell’area di Barcellona P.G. con organizzazioni ‘ndranghetiste”. Il rapporto
costante con la criminalità calabrese emerso dalle risultanze investigative è, per i vertici della
Procura peloritana, aspetto su cui va posta la massima attenzione “dal punto di vista della prospettazione futura, avendo ragione di ritenere che la ‘ndrangheta possa in futuro utilizzare lo stesso
canale individuato per gli stupefacenti anche per altri traffici, in particolare quello del reinvestimento
dei capitali”.
Sul punto anche il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Col. Lorenzo SABATINO, ha dichiarato280 che “le principali organizzazioni mafiose messinesi si sono sviluppate subendo l’influenza
sia di cosa nostra palermitana e catanese, con cui hanno intessuto significativi rapporti criminali, sia
della ‘ndrangheta calabrese, di cui alcuni gruppi, in passato, mutuarono strutture, rituali e denominazioni. Il territorio provinciale del resto, è da sempre esposto all’infiltrazione da parte dei sodalizi mafiosi
delle province limitrofe e a fenomeni di cooptazione in cosa nostra di esponenti della criminalità mafiosa
locale”.
Costante, inoltre, la volontà delle consorterie mafiose di infiltrare o condizionare l’attività politico-amministrativa degli Enti territoriali del messinese. In tale contesto, si rammenta che
dall’indagine “Concussio” è scaturito, nel marzo 2019, lo scioglimento degli organi elettivi del
Comune di Mistretta, la cui gestione commissariale nel luglio 2020 è stata prorogata per altri
6 mesi281 in quanto “…non risulta esaurita l’azione di recupero e risanamento complessivo dell’istituzione locale e della realtà sociale, ancora segnate dalla malavita organizzata”282. Nel semestre in
riferimento è inoltre stato decretato283 lo scioglimento del Comune di Tortorici per le ingerenze
mafiose nell’ambito della citata operazione “Nebrodi”.
Altro fenomeno endemico risulta quello degli episodi corruttivi posti in essere da imprenditori spregiudicati e pubblici funzionari che perseguono il facile arricchimento284. Al riguardo, nel
semestre si sono manifestati interessi verosimilmente estranei alle consorterie mafiose e legati
al traffico e allo smaltimento illecito di rifiuti. In tal senso depone l’operazione “Eco Beach”285 condotta dai Carabinieri il 16 dicembre 2020 che ha consentito di trarre in arresto 16 soggetti286.
Tra questi un pubblico funzionario risultato gratificato dagli imprenditori con denaro e regalie
in cambio di un atteggiamento compiacente nello svolgimento dei controlli287.
Per il futuro, si ritiene che l’egemonia delle organizzazioni riconducibili a cosa nostra non possa
essere messa in discussione. In particolare, nel Capoluogo i clan autoctoni stabili nei singoli
quartieri e secondo un consolidato radicamento dovrebbero evitare di entrare in contrasto con
i ROMEO-SANTAPAOLA. La criminalità organizzata storica della città continuerà infatti ad
aderire alle competenze rionali riconosciute ai gruppi criminali riferiti a organizzazioni “familiari” consolidate che tendono ad agire autonomamente evitando tuttavia scontri cruenti.
Nella provincia, la gestione delle classiche forme di profitto illecito quali il traffico di stupefacenti tenderà a proseguire anche attraverso accordi dei gruppi mafiosi con sodalizi anche di
altre regioni.

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