Maduro e il buco da 6 milioni in Sicilia: la trave e la pagliuzza della CGIL
Dopo l’arresto del presidente Maduro si preoccupano di quello che succede in Venezuela, ma mezza parola sul buco da oltre 6 milioni della CGIL Sicilia, a parte il segretario regionale Alfio Mannino, non la dicono. Il segretario generale Maurizio Landini, quello che dando prova di un’incommensurabile saggezza parla continuamente di rivolte e affini, ha minimizzato quando la bomba è esplosa dicendo: “Sono state fatte delle cose non buone, qualcuno dei nostri ha sbagliato”. Ricorda molto “i compagni che sbagliano” degli anni Settanta, ma del resto il tono del comunicato stampa, che vi risparmiamo, è stantio e riporta indietro nel tempo di oltre 50 anni.
Insomma, il post del segretario generale della CGIL di Messina Pietro Patti da Favara ricorda il detto evangelico della trave nel proprio occhio e della pagliuzza in quello degli altri. Mettendo da parte i problemi dei lavoratori, ché forse è molto più facile occuparsi di politica che di diritto del lavoro, si guarda a quello che succede a migliaia di km di distanza quando la bomba del fallimento della società di servizi Cgil Sicilia srl, nata per gestire i CAF isolani del sindacato ha lasciato una buca profonda oltre 6 milioni di euro.
Un duro colpo per i duri e puri della CGIL, che non perdono tempo quando si tratta di bacchettare (quando non fustigare) gli errori altrui e soffrire di improvvide amnesie in relazione ai propri.
Dell’intera vicenda si è occupata a dicembre la trasmissione Lo Stato delle Cose di Massimo Giletti e non ci risulta che nessuno abbia smentito la ricostruzione, che ha ricordato la costituzione della società negli anni Novanta, fino alla messa in liquidazione imposta dal Tribunale di Catania dopo che il passivo del bilancio del 2022 ha toccato i 6 milioni 200.000 euro. Da sottolineare che Giuseppe La Loggia, ex presidente del Consiglio di Amministrazione della Cgil Sicilia srl, al momento è responsabile del patronato INCA della Sicilia.
Tra i maggiori creditori Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL (oltre 3 milioni di euro dovuti per pensioni e pagamento degli infortuni) e oltre 350.000 tra IVA e altri tributi. Ma c’è anche un ex dipendente che ancora aspetta intorno ai 150.000 euro. Non male per un sindacato dei lavoratori.
