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Lupi mannari in riva allo Stretto

Per la diciannovesima puntata di “Grimorium Messanae” abbandoniamo le anime inquiete della nostra città per affrontare una superstizione che a Messina è molto radicata, quella del Lupinariu. Il licantropo, o lupo mannaro, è stato da sempre una delle entità più temute dagli abitanti della città peloritana che, nel corso dei secoli, hanno dato vita ad una quantità infinita di cause, rimedi ed aneddoti su questa incredibile trasformazione in cui l’essere umano potrebbe, suo malgrado, incappare. 

Nonostante la tradizione europea voglia che chiunque venga morso da un uomo trasformato in mannaro diventi a sua volta un licantropo, a Messina si tramanda che solo chi è “predisposto” possa contrarre questo leggendario morbo. Solo i maschi concepiti durante il periodo da luna nova, infatti, possono diventare lupinari, mentre le probabilità aumentano sensibilmente se l’atto è avvenuto in un venerdì d’estate. Anche chi nasce la notte di San Giovanni ha discrete probabilità di diventare un lupo mannaro. Secondo la tradizione messinese, queste sono le condizioni sine qua non per ammalarsi ma, nei rioni marinari della riviera nord, si tramandava che la luna poteva diffondere la malattia anche quando ci si addormentava con il viso rivolto verso di lei. Ecco perché le donne dei pescatori munivano i mariti di pezzi di stoffa nera, da appoggiare sul viso durante le brevi dormite notturne sulle barche. 

La malattia, comunque, sfocerebbe sempre dopo la pubertà, trasformando l’ammalato sia nel fisico che nell’animo. U lupinariu, avverte i primi sintomi durante la terza fase lunare, non riuscendo più a mantenersi perfettamente eretto ed avvertendo dei lancinanti dolori ai muscoli. Costretto a camminare carponi per quasi una settimana, al sorgere della luna piena tutto il suo organismo è scosso da tremendi spasmi che lo costringono a rotolarsi per terra ed a emettere versi animaleschi, molto simili agli ululati dei lupi. Dopo questa tremenda crisi, la faccia e le braccia del poveretto si ricoprono di lunghi

ed ispidi peli neri, mentre l’iride degli occhi cambia il proprio colore in un rosso acceso. Le unghie ed i denti aumentano di volume fino ad assomigliare a quelli di un animale. 

Spesso, u lupinariu, si trova costretto a vagare per la propria zona, alla ricerca di zone umide, meglio se torrenti e fiumiciattoli, utili ad alleviare le sue sofferenze. Nelle notti di luna piena i messinesi si tenevano alla larga dalle numerose fiumare che, un tempo scoperte, attraversano Messina. La tradizione non ci dice quale arma può uccidere un lupo mannaro, nella città dello Stretto togliere la vita ad un licantropo era considerato una grande infamia perché si riteneva che u lupinariu altri non era che una persona malata ed incapace di intendere e di volere. Per questo, le nonne messinesi insegnavano ai bambini come difendersi dagli attacchi dei lupi mannari senza però ucciderli. 

 Il rimedio più efficace è quello di arrampicarsi sufficientemente in alto, in quanto gli uomini-lupo non possono rivolgere a lungo gli occhi al cielo per non ricadere in preda a nuovi, lancinanti, dolori. Inoltre, nel caso in cui ci si trovasse vicino ad una scala (anche scalinate di edifici e palazzi), è bene sapere che il mannaro non può appoggiare le sue zampe sul terzo gradino, senza ricadere immediatamente all’indietro. U lupinariu può solo procedere in avanti, senza tornare sui suoi passi, mentre, dinnanzi ad un fuoco accesso si arresta immediatamente accucciandosi a terra come un normale lupo. 

Sempre secondo la tradizione peloritana, ci sono due modi per guarire u lupinariu. La malattia scompare immediatamente se un ardimentoso riesce a toccare il lupo mannaro con una chiave metallica benedetta da un sacerdote, oppure se gli si pratica una puntura in fronte con un ago da sarta. Come abbiamo potuto apprendere, le dicerie messinese sui licantropi hanno poco in comune con quelle più diffuse in Italia ed in Europa, sottolinenando ancora una volta la particolarità folkloristica di Messina rispetto grandi contesti nazionali ed internazionali. Nella prossima puntata di “Grimorium Messanae” parleremo dei lupinari più famosi a Messina.