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Luigi Beninati: “Il debito reale? Non meno di 4-500 milioni di euro”

Assessore al Bilancio della Giunta Providenti, Luigi Beninati ha fatto le pulci al Consuntivo 2010 approvato dal Consiglio comunale da addetto ai lavori più che da politico. Il risultato è un’analisi impietosa che mette nero su bianco l’inadeguatezza del documento finanziario.

Iniziamo dall’attacco dell’amministrazione Buzzanca agli strumenti finanziari derivati. “E’ uno degli aspetti meno discussi in questi giorni, ma è anche uno dei più rilevanti. Sono partiti lancia in resta contro le banche e la vecchia amministrazione attraverso il conto consuntivo 2010, dichiarando che si sarebbero sostenuti oneri rilevanti su circa 200 milioni di euro di derivati ritenuti (ma da chi, visto che il parere della IFA Consulting non è stato reso pubblico?) troppo gravosi. Proprio per questo motivo la Giunta del 18 ottobre scorso ha dato incarico agli avvocati Francesco Marullo e Nino Parisi di intraprendere azioni giudiziarie a tutela dell’Ente. Pare che, intanto, siano stati sospesi i pagamenti delle rate in scadenza e che tra le spese al titolo I del Bilancio 2010 aggiunte spese solo per poco meno di 2 milioni di euro, pari ad appena l’1% dell’ammontare complessivo di tali derivati. Magari fossero davvero così modesti gli oneri da pagare annualmente! E questa osservazione è avvalorata a pag. 27 dalla relazione dei Revisori dei Conti, che presentano un conto per interessi passivi sui prestiti di 9.731.548 euro al tasso medio del 4,58%: un costo complessivo riconducibile essenzialmente alle sole anticipazioni di cassa e poco altro”.

Secondo lei invece, come stanno davvero le cose? “Ritengo che siamo davanti ad un posticipo di situazioni in essere che rappresenta un altro pesante fardello per il futuro. Insomma, nel bilancio consuntivo 2010 si vedono tutti gli elementi non della crisi, ma della crisi della crisi, e nessuno sembra accorgersene. Intanto, chi nelle amministrazioni precedenti a quella di Buzzanca ha posto in essere tale situazione, ha tenuto conto sia delle spese dei precedenti finanziamenti che sono stati eliminati e, soprattutto, del costo delle anticipazioni di cassa fruibili (più o meno 50 milioni di euro) che erano ormai giunte quasi al limite della capienza. Queste furono sostanzialmente azzerate mediante tali operazioni di rinegoziazione del debito”.

Come? “Si rifinanziarono vecchi mutui spostando in avanti negli anni la scadenza stessa del loro ammortamento, fornendo così nuova liquidità al Comune. Appare assai ovvio che, a parte il costo complessivo di tali operazioni che certamente sarà stato ampiamente valutato in tutte le sue articolazioni, vi era allora un’esigenza di liquidità di cui oggi sta anche beneficiando l’amministrazione Buzzanca che, quanto meno, ha trovato capienza nel conto anticipazioni dell’Unicredit e che può utilizzare per finanziare la spesa corrente. Il tutto però, accantonando solo briciole su quanto dovuto al sistema bancario e rinviando il conto alle future amministrazioni grazie al contenzioso avviato”.

Chi ha puntato

su un’operazione del genere in passato? “Una parte consistente di tali operazioni sono state eseguite dall’amministrazione Genovese, anche se ricordiamo che l’assessore alle Finanze del tempo, Mario Centorrino, magnificava la riduzione dei costi rispetto a quelli complessivamente già sostenuti ed è verosimile che sia stato così. Solo che la liquidità ottenuta avrebbe dovuto agevolare un processo di sana gestione finanziaria e contabile e non un’ulteriore gestione insoddisfacente delle entrate con risultati di negativi nel saldo annuale tra accertamenti di entrate e impegni”.

Allora qual è la situazione reale? “Pur in piena crisi economica e finanziaria il risultato di questa amministrazione nella gestione di competenza presenta un disavanzo pari a 4.910.056 euro, così come già accaduto anche nel 2009 e nel 2008 (pag. 9 della relazione dei Revisori dei Conti). Peraltro, già in passato il Ragioniere Generale ha scritto al sindaco dicendo di non potere sistemare le partite contabili dei debiti fuori bilancio che secondo i Revisori dei Conti al 31 dicembre dell’anno scorso ammontavano a 50.005.620 euro. C’è da chiedersi però a quanto ammontino ad oggi e se come e quando si provvederà seriamente a correre ai ripari. Infatti altri debiti enormi aleggiano per i bilanci delle partecipate (a partire da ATM e Messinambiente) che si continua a non approvare presumibilmente per evitare conseguenze nel breve periodo e tentando così di rinviare i problemi”.

Voi del PD avete segnalato anche il problema delle spese del personale. “Per il quale si arriva a pagare oltre 9 milioni di euro l’anno con spese in conto capitale anziché con spesa corrente, senza spendere però un rigo in chiarimenti in alcuna delle relazioni allegate al bilancio. Se non siamo alla frutta poco ci manca ma, purtroppo, non pagheranno i conti i cattivi politici e gli incauti dirigenti ma i cittadini tutti, con licenziamenti, nuovi balzelli e quant’altro”.

Riesce a fare una stima reale dei debiti di Palazzo Zanca? “Tenuto conto che il vero problema è che gestiscono malissimo le entrate, come se non fossero essenziali per la sopravvivenza dell’amministrazione, che nonostante il riequilibrio di bilancio sia obbligatorio per legge in questi anni non sia mai stato fatto e che ritengo che non tutte le carte siano state tirate fuori, personalmente lo quantifico tra i 400 ed i 500 milioni di euro. Una somma enorme che quando sarà certificata travolgerà tutto e tutti se non si avvia una seria politica di razionalizzazione delle spese. Anche perché, la grande incognita è costituita dal contenzioso, che non è mai stato quantificato ma che sicuramente peserà nel “redde rationem” finale in maniera determinante. Certo, tornando al problema delle entrate, andare in certe zone ed obbligare chi non l’ha mai fatto a pagare acqua e spazzatura non pagherà in termini di voti ma non vedo alternative. Altrimenti, possiamo solo sperare nella Madonna della Lettera”.