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Pickwick, Luca Aletta e la magia del ragtime

Luca Aletta

Troppo colto per la musica classica, ripudiato dal jazz perché trascritto sugli spartiti. A prendersi cura del ragtime, musica nata alla fine del XIX secolo tra New Orleans e Saint Luis, ci pensa Luca Aletta.

Ventisette anni, nato a Lentini, studi in Conservatorio a Trapani con Salvatore Bonafede, Giancarlo Mazzù e Lauro Rossi e da un paio di anni appassionato compositore ed esecutore di un genere, il ragtime appunto, troppo trascurato. Grazie ai venerdì del jazz organizzati dal Circolo Pickwick sotto la direzione artistica di Rosalba Lanzarotto, anche Messina ha potuto approfittare della rara occasione di assistere ad un concerto interamente dedicato alla musica di Ernest Hogan, Scott Joplin e Tom Turpin.

“Il ragtime -spiega Aletta poco prima del concerto, che in realtà è uno spettacolo multimediale dove il suono si fonde con i video sulla storia di questo genere musicale- ormai è bistrattato, sottovalutato, malvisto dai jazzisti perché nasce come musica scritta. Non è considerato musica classica perché è troppo ritmico. Ci sono sì sonorità blues, ma non è riconosciuto come jazz perché la musicaè messa su carta. E’ un “figlio di nessuno” che ho adottato”.

“Musica in bianco e nero” non è solo il titolo del suo spettacolo, ma è anche quello dei un suo cd. “Infatti, è il mio secondo lavoro discografico. E’ un’autoproduzione distribuite da un distributore statunitense, la CdBaby, che

si muove in tutto il mondo. Il terzo invece, uscito il mese scorso, è completamente dedicato alla musica elettronica.”  

Quali sono i suoi punti di riferimento? “I più grandi: Bill Evans, Thelonious Monk, Lennie Tristano, McCoy Tyner, Cecil Taylor e Salvatore Buonafede. Anche se non sono pianisti di ragtime li ho nominati perché quelli che preferisco, quelli che amo di più. Ho scritto dei ragtime rispettano la loro perizia musicale ed inserendo in queste composizioni i loro “colori”. Aspetto quest’ultimo che per me è fondamentale, c’è sempre la pittura nei miei lavori. Non a caso, il mio primo cd è “Nella stanza dei dipinti”. Io stesso curo i progetti grafici dei miei lavori. E’ un aspetto importante, perché è la presentazione che facapire quello che si andrà ad ascoltare, le case discografiche spesso lo trascurano”. 

Come nasce la sua musica? “Ho iniziato a comporre 4 anni fa, ma non ho mai studiato composizione. Scrivo d’istinto e mi baso molto sull’effetto sonoro e sul “colore” che voglio far vedere a chi ascolta. Utilizzo un procedimento inverso alla musicaclassica, che prima si scrive e poi si suona. Io invece, prima suono e poi trascrivo tutto”.

A cosa sta lavorando adesso? “Al quarto cd, che sto realizzando in collaborazione con una cantante neozelandese che vive in Sicilia, Teremoana Wilson. E’ una raccolta di canzoni. Le musiche sono mie, i testi della cantante. Solo piano e voce. Questo cd è come il vino. E’ sincero e non ci sono filtri”.

Il pubblico ha talmente apprezzato il concerto di Luca Aletta che Stefano Trifirò, proprietario del Pickwick, si è impegnato a farlo tornare. A patto ovviamente che suoni solo ragtime.