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Love Actually

“Hai presente quando Charlotte impallidisce vedendo il neo marito Harry che le gira nudo per casa? Credo di aver provato lo stesso sgomento appena l’ho visto nature che si alzava disinvolto dal mio letto”. Sì, ma ce l’hai voluto tu a casa, le rispondo un po’ piccata. La mia amica è una tosta (una delle altre, direi io) e oggi si racconta a me in stile psicanalitico junghiano: “Questa te la devo proprio raccontare, sorella”.

E comincia che, su twitter conosce ‘sto tipo, si filano un po’, qualche dm. Poi (come è giusto che accada nelle 2.0 relationship) arrivano gli scambi quotidiani su whatsapp, fino alle telefonate. Flirtano in modo esplicito e gratuito e, colpo di scena, decidono di incontrarsi. E mica si fa così, le dico. Mi fai fallire tutte le teorie del fine flirt mai.

Il prologo, con lei masterchef improvvisata e le imprecazioni alle autoreggenti che calano, ve lo risparmio (va da sé che la diretta l’ho vissuta live in tremila messaggi). Si vedono, si confermano di piacersi (e qui lei tira un sospirone di sollievo ché nelle foto del profilo mica lo si vedeva benissimo),

si raccontano per un po’ e si concedono amplessi ripetuti e ricercati. E’ stato quello il problema? Lui ha sottoperformato?

“Macchè -risponde soddisfatta- a letto è stato democraticamente di destra, coinvolgente e devastante al contempo”. Ho capito: ti sei persa la bussola per questo e pensi con malinconia al post coitum. Mi incenerisce con lo sguardo, manco le avessi regalato l’ultimo cd di Marco Mengoni “Sei cretina, sorella? Io al dopo non ci penso mai. Figurati se ci penso con una storia nata onlàin. Il dopo non esiste. Il dopo è una chimera”.

C’ha ragione: prima regola del flirt club: il dopo non esiste. Seconda regola del flirt club: il dopo è una chimera. E che non lo so? Mi sforzo, ma non riesco proprio a cogliere il problema: carino e garbato che non regala fiori bensì libri (libri di De Silva, e scusate se è poco), amateur di tutto rispetto, ottima conoscenza dell’italiano parlato e scritto, dunque?

“Il problema è che mi ha fatto paura tutta quella intimità, quella fuori dal letto. L’intimità dell’accappatoio e del suo respiro mentre dormivamo insieme. Mi ha destabilizzata che mi cercava nel sonno e mi abbracciava forte. Vestirmi davanti a lui e passargli la camicia e lavarci i denti insieme. Questo è il problema. Ché non sono (più) abituata”.

Forse, quello che ci manca è l’attitudine alla normalità. A quella normalità tanto schivata e schifata da metterci paura. Forse, dico forse, un avambraccio maschile che ci cinge durante la notte, non è poi così terribile. E forse, dico forse, si potrebbe anche sopravvivere a un pomeriggio di dita intrecciate di fronte a un dvd.

Anni di bancarotta sentimentale e crack di derivati emotivi ci hanno reso refrattarie alla tenerezza, alle carezze, ai baci sulla bocca. Chi se ne va per primo, vince. E noi, per il sì e per il no, ci congediamo sempre per prime con la fretta di Beep Beep The Roadrunner. Senza tuttavia sapere, se davvero quel Wile il Coyote ci avrebbe voluto far del male.