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L’ordinanza che ancora non c’è mentre i profughi chiedono la carità

La "protesta" dei migranti davanti alla Prefettura

Il primo annuncio è stato fatto il 17 novembre scorso. “L’ordinanza per requisire il villaggio Le Dune è pronta” hanno comunicato da Palazzo Zanca.

Salvo poi doverla rifare perché più che un’ordinanza di requisizione era una cronologia degli avvenimenti. In qualche modo, la versione riveduta e corretta arriva in Prefettura dopo le 20 del 19 novembre. Dove è letta e restituita al mittente in attesa che sia firmata. Ché senza la firma del sindaco Renato Accorinti non è che la Prefettura di Messina la possa inviare al ministero dell’Interno per l’approvazione.

Da allora è passato quasi un mese. Il primo cittadino e il suo assessore alle Politiche sociali Nino Mantineo continuano a parlare di massimi sistemi.

Soprattutto quest’ultimo, al punto che Accorinti è costretto a dichiarare che la stampa ha frainteso le dichiarazioni del suo componente di Giunta, come già afferma il prefetto Trotta nell’intervista che ci ha rilasciato. Inevitabilmente il pensiero corre a Berlusconi, anche lui perennemente frainteso dai giornalisti, e un brivido gelido corre su per la schiena. Tornando all’ordinanza, firmata o no, se non è pubblicata all’Albo Pretorio è carta straccia. E nell’Albo Pretorio del Comune di Messina, non c’è.

Sempre nell’intervista rilasciata a MessinaSicilians, il prefetto Trotta ha raccontato come per firmarla il sindaco Accorinti chieda il benestare della Prefettura. Benestare che il prefetto Trotta non darà mai (e comunque chi alla fine decide è il Viminale, qualcuno lo spieghi all’esecutivo per favore) dichiarando: “Io mi batto tutti i giorni per il rispetto della legge e non potrei mai avallare una cosa del genere. Si parla di rispettare il PRG e l’ambiente e poi si fa così? Se io dessi il mio benestare, e comunque chi decide è il ministero dell’Interno, darei il messaggio devastante  che grazie a dei malfattori sono state date delle risposte a un problema. Tra l’altro, ho spiegato al sindaco Accorinti che se lui emette l’ordinanza in quanto capo dell’amministrazione locale, non ha alcun bisogno dell’avallo della Prefettura”.

Ergo, il sindaco Accorinti, che alcuni anni fa sprezzante del pericolo restò abbarbicato per due giorni interi sul pilone di Faro nella sua sacrosanta lotta contro il ponte, non sembra avere la forza d’animo necessaria per andare avanti con l’ordinanza di requisizione.

Ma il problema in realtà è un altro e va ben oltre le sconcertanti dichiarazioni dell’assessore Mantineo, che insegnando Diritto canonico all’Università si presuppone abbia alle spalle studi giuridici e che dovrebbe quindi sapere bene chi è competente e per

cosa. Nel dubbio, se nel proprio staff non c’è nessuno che sia esperto di bon ton istituzionale, magari si può fare un sano bagno di umiltà e rivolgersi a qualcuno che possa dare una mano a evitare la collezione di figuracce che l’esecutivo Accorinti va via, via arricchendo a una velocità impressionante.

La verità è che nonostante la massima disponibilità data dalla Prefettura alla Giunta sin dall’insediamento di quest’ultima, si è creata una frattura istituzionale evidente anche ai meno attenti, che non può che danneggiare la città.

Il primo dato dal quale partire (e chi ha una laurea in legge dovrebbe ben saperlo, chi invece ha studiato altro faccia uno sforzo e si informi) è che l’arrivo dei profughi in Italia è gestito direttamente dal ministero dell’Interno, che per operare sui singoli territori ha come riferimento le Prefetture.

Attribuire quindi responsabilità precise al prefetto Stefano Trotta rispetto a quanto ha deciso il Viminale non è solo ingiusto, ma è anche da incompetenti.

Il secondo dato, è che prima di rilasciare dichiarazioni di qualsiasi tipo, è bene informarsi. Carta canta e se si ignora quanto è stato messo per iscritto (per esempio nei verbali degli incontri che si sono tenuti al Palazzo del Governo) o, peggio, si dichiara tutt’altro quando si esce e ci sono i microfoni pronti, il rischio del ridicolo è sempre lì che incombe.

Il terzo dato, è che dopo decenni di indifferenza, all’improvviso la città sembra avere scoperto il problema degli immigrati. Che quando ti vogliono lavare il parabrezza o cercano di venderti i fazzolettini sono un fastidio, ma se invece servono per organizzare una bella protesta finalizzata a non si sa bene che cosa allora sì che tornano utili.

In realtà, bastano un minimo di onestà intellettuale per riconoscerlo e una capacità elementare di mettere in relazione tra loro gli avvenimento per ammettere che solo l’Università e il rettore Pietro Navarra hanno dato una mano concreta alla Prefettura per risolvere il problema di allestire a tempo di record un centro di prima accoglienza in una città come Messina che ne era totalmente sprovvista.

Da alcune settimane si notano in città ragazzi che probabilmente sono giunti a Messina con la prima ondata di arrivi da Lampedusa, che chiedono la carità ai semafori. Quando facevano colore e cantavano e ballavano sotto la Prefettura erano circondati dai buoni di professione che li sostenevano, li incoraggiavano e rilasciavano dichiarazioni accorate sui fratelli migranti costretti a vivere al PalaNebiolo come nei lager.

Solo una domanda: adesso che questi ragazzi sono lontani dalle telecamere, l’assessore Mantineo, l’Arci e tutti quelli che hanno fatto a gara a farsi fotografare accanto a loro dove sono?