“Lo schiaccianoci” di Volpini abbandona la magia del Natale per una discarica
MESSINA. Angosciante, deprimente, pasticciato. “Lo schiaccianoci” è il classico balletto di Natele: allegro, colorato, divertente, le musiche di Čajkovskij emanano luce e gioia, ma la versione proposta dal Balletto di Roma con la regia e le coreografie di Massimiliano Volpini è grigia, opprimente e ambientata in una discarica e il regista e coreografo dimentica che come Andrew Lloyd Webber c’è solo Andrew Lloyd Webber e che “Lo schiaccianoci” non ha nulla a che vedere con la discarica di “Cats“.
“Lo schiaccianoci” originale è un inno all’innocenza dell’infanzia, alla magia del Natale, all’importanza del gioco per i bambini e all’importanza della fantasia e del sogno, ma anche del coraggio di chi, come la piccola Clara, aiuta il principe a sconfiggere il crudele Re dei Topi. La rilettura di Volpini “è uno stimolo ecologico a riflettere sulla condizione delle persone-rifiuto, sullo smarrimento d’identità sociale e sui mille volti del nostro “essere” -si legge nelle note allo spettacolo”. E così, al posto della calda e accogliente casa Stahlbaum addobbata per il Natale c’è una tristissima periferia piena di clochard, con contorno di coreografie hip hop e simili. Si recupera qualcosa del balletto originale nel secondo atto, ma il risultato finale è deludente nonostante la bravura dei ballerini.
Le danze Cinese, Spagnola, Araba, Russa e quella dei Mirlitoni rimandano a fatica ai deliziosi originali, nel Valzer dei Fiori le ballerine sulle punte spariscono e a danzare sono le coppie dei pas de deux precedenti e anche il passo a due finale di Clara e il principe si trasforma in un pasticcio incomprensibile.
Ottima la prova dell’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele diretta dal M° Giuseppe Ratti, che ha eseguito le musiche immortali di Čajkovskij. Unica replica domani alle 17.30.
