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ll vampiro dello Stretto, capitolo 9

– Pensai la stessa cosa, quando li vidi la prima volta in edicola. Allora? Riguardo la lettura del pensiero?

Provai subito a farlo abbaiare, ma non ebbi successo, così provai a leggere la sua mente. Non mi riuscì neppure di sapere il suo nome. – Niente da fare. – Proclamai sconfitto.

– Possiamo provare in un altro modo. – Suggerì. – Attaccami.

– Come?

– Può essere che in condizioni di eccitamento o di stress adoperi il Dono in maniera istintiva. Se lottiamo può venire fuori.

– Lo faresti?

– A patto che poi ti levi dai piedi. Ma bada che ti batterò, anche se sei puro.

Questo è da vedere. Sentenziai nella mia testa. – Bene, accetto la proposta. Facciamolo.

– Sto aspettando. – Mi lanciai subito contro di lui per saggiarne la velocità, ma fu esattamente come quella sera a Villa Mazzini, mi sparì da davanti agli occhi in un attimo, così mi fermai per guardarmi attorno. Quando tornai con lo sguardo davanti a me ce lo avevo a distanza di naso. Superai la sorpresa e cercai di afferrarlo, ma non ci riuscii neppure da quella distanza, anche se non mi sparì da sotto al naso questa volta, lo intravidi con la coda dell’occhio girarmi attorno sulla destra e cercai di colpirlo scalciando. Purtroppo a causa della frenesia mi venne fuori la legnosa pedata di un muratore obeso, piuttosto che l’elegante calcio a girare che era nei miei piani. Andai a vuoto di nuovo ma continuai ad incalzarlo, anche se lui si ritrasse sempre con generoso anticipo, tanto che iniziai ad innervosirmi. Tutto quel prendermi sottogamba mi fece sentire preso in giro al punto che la rabbia prese il sopravvento. Tirai fuori zanne e artigli e cominciai ad attaccare per uccidere. Il fatto che lui non si scompose per niente nel vedermi cambiare marcia mi rese ancora più furioso, portandomi ad attaccare come una furia. I miei artigli arrivavano sempre in ritardo, non mi riuscì neppure una volta di costringerlo a parare. Non so dire per quanto tempo mi concesse di sfogare i bollori, so solo che ad un certo punto mi sentii afferrare per i capelli e sbattere a terra come una spugna bagnata.

– Ora basta. – Lo guardai come se lo vedessi per la prima volta. – È chiaro che forza e velocità non sono il tuo Dono.

– Aspetta!

– Non c’è niente da aspettare, fidati di me. Adesso ti attaccherò io: è probabile che così qualcosa venga fuori, ma se vedo che non succede niente, dovrò cominciare a fare sul serio. E guarda che se faccio sul serio posso anche distruggerti. – Gli credetti all’istante, anche se dentro di me sapevo per istinto che solo luce, fuoco e il cuore sfondato dal frassino potevano distruggermi. Probabilmente se non avesse tirato fuori quella cazzata chissà quando avrei scoperto il mio potere. E poi, per quello che ne sapevo, poteva anche rimediare un ramo di frassino da qualche parte e infilzarmi.

– Ma… – Iniziai, ma era già sparito. La campagna era di nuovo serena e deserta come sempre. Guardai ovunque, ascoltai, fiutai, percepii. Nulla a parte la brezza sul prato, l’impercettibile ronzare degli insetti e il battito d’ali di un pipistrello, qualche decina di metri dietro di me. Mi chiesi se non potesse essere lui, se non fosse poi vera la storia di pipistrelli e vampiri.

Stavo quasi per girarmi a guardare e poi lo vidi: davanti a me ad almeno trecento metri, immobile sotto un larice con una mano appoggiata al tronco. Stava guardando verso di me, due piccoli puntini rossi a brillare nella sagoma oscura del suo volto. Mi sembrò che salisse con un balzo sull’albero e non lo vidi più.

Non successe più nulla per più di venti minuti. Mi sentii come un gatto, tutto teso e curvo, col pelo ritto e pronto a scattare. Ero molto nervoso, in un paio di occasioni mi misi anche ad urlare insultandolo ed esortandolo a venire fuori, ma avrei avuto più successo se avessi ordinato al fuoco di ghiacciare. La mia attenzione fu attirata da una leggera brezza di vento che scosse il manto erboso su cui mi trovavo. Non fosse stato per quei due fili d’erba che rotearono in aria strappati dalla violenza del suo passaggio, non mi sarei neppure accorto della direzione dell’attacco. Non vidi nulla ma percepii la sua presenza su di me e mi gettai sulla schiena, tenendo una mano davanti come difesa. (continua il 18 giugno)

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.