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Liquami in via Monaci, dove le fogne invadono le case

Passeggiando per le strade di Galati Marina e Mili, fra Messina sud e Giampilieri, si possono notare parecchie porte e portoni sbarrati a metà da assi o lastre metalliche, come accade a Venezia dove, quantomeno, ci si aspetta abitualmente periodiche ondate di acqua alta.

Le ragioni di questa singolare situazione si trovano nelle sempre più frequenti segnalazioni di seri rischi igienici e ambientali dovuti all’incuria in cui sono abbandonate le reti fognarie e idriche della zona. E’ di un paio di settimane fa l’interrogazione rivolta dai consiglieri comunali Antonio Restuccia (MPA) e Domenico Guerrera (UDC) al commissario straordinario del Comune Luigi Croce a proposito delle fuoriuscite di liquami fognari in via Monaci, al confine tra i due villaggi.

Via Monaci è una stradina che collega la vecchia nazionale con la Statale 114 ed è utilizzata dagli abitanti della zona per raggiungere la fermata dei mezzi pubblici. Periodicamente, soprattutto in occasione di piogge torrenziali come quelle che si sono avute fra il 19 e il 20 dicembre scorsi, questa piccola arteria si “trasforma in un vero e proprio fiume di acque nere puzzolenti, residui del vicino depuratore di Mili”.

I due consiglieri hanno segnalato a Croce che già nel 2006, in seguito alle segnalazioni dei residenti, l’Amam aveva potuto accertare “che la fuoriuscita di liquami periodica si verifica nella zona indicata, solo in occasione di piogge a carattere temporalesco, ed è imputabile alla insufficiente capacità ricettiva della tubazione fognaria comunale, posta lungo la banchina della S.S. 114”.

L’ispezione dei tecnici dell’acquedotto concluse quindi che lo sversamento di liquami si verificava “ad oltre 300 metri di distanza dal depuratore” e avveniva “attraverso i chiusini di ispezione della predetta tubazione fognaria, solo nel caso di contemporaneo convogliamento di reflui ed abbondanti acque piovane”.

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A sei anni di distanza la situazione non è cambiata di tanto. Le piogge cadute abbondantemente nel mese di dicembre  hanno causato, fra altro, anche l’esondazione delle acque piovane che hanno invaso diversi orti e giardini circostanti. Via Monaci, costeggiata da un canale  in cemento che dovrebbe imbrigliare quello che una volta era un torrente, presenta evidenti le tracce del passaggio di acqua e fango.

“La vecchia Nazionale si riempie periodicamente e mette a rischio case e terreni -spiega un residente- perché i nostri villaggi sono attraversati  di fatto da tre torrenti i cui tracciati sono ormai inghiottiti dalle nuove, caotiche costruzioni”.

Uno schemino improvvisato a mano libera chiarisce la situazione. Fra il Ponte di Mili e quello di Galati esistono ancora tre corsi d’acqua provenienti dai Peloritani. Il Monaci, il Linea e il Barone. La somma dei loro piccoli alvei è parecchio superiore alla portata dell’unico sbocco al mare rimasto sulla vecchia via Nazionale, che è inferiore al metro.

“Basterebbero pochi lavori  di adattamento del fondo stradale  per avviare le acque verso il mare” è il parere dei cittadini di Mili.

Sembra invece che nessun intervento sia stato messo in opera per evitare il ripetersi di questo oggettivo rischio ambientale e sanitario. Il consigliere Restuccia, nella sua qualità di presidente della VI Commissione Consiliare, ha convocato il Dirigente dell’Ufficio Opere di Urbanizzazione del Comune di Messina per sapere quali interventi siano stati previsti per porre rimedio alla situazione.

La risposta del funzionario non è stata confortante. Pare infatti che non siano ancora state stanziate le somme necessarie per l’esecuzione dei lavori, nonostante secondo una perizia redatta dagli uffici Tecnici del Comune siano necessari solo 86 mila euro.

La palla passa così al commissario Croce. Anche se il suo impegno, che sembra rivolto soprattutto ai tagli alla spesa pubblica, non lascia comunque presagire nulla di buono.