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L’anima dell’impiccato di viale Regina Margherita

Il tratto della Circonvallazione dove appare lo spirito dell\’impiccato

Dopo aver trattato alcune case infestate, per l’undicesima puntata di “Grimorium Messanae”, torniamo a parlare di una zona che avevamo curato nei primi appuntamenti di questa rubrica, quella adiacente il Viale Boccetta. Gli studiosi, ma più che altro gli appassionati messinesi di paranormale, hanno sempre ritenuto la zona come una sorta di miniera d’oro, una vera e propria promenade delle anime, considerato l’alto numero di apparizioni spiritiche che si verificano nelle vie limitrofe all’importante arteria cittadina.

C’è chi parla di una sorta di “dolore latente” che ha sempre imperversato nella zona, a causa di sventure che l’hanno via, via colpita nel corso della storia recente, dal 1908 agli incidenti mortali nel secondo dopoguerra, passando per i bombardamenti alleati. Questo invisibile ma indissolubile filo di disgrazie avrebbe aumentato le apparizioni spettrali ma, ovviamente, siamo solo nel campo delle ipotesi più spinte. Più di una persona, però, giura di aver visto lungo la via Regina Margherita, quasi di fronte alla chiesa di Pompei, la sagoma di un uomo impiccato ad un albero. Riportiamo il racconto di Luca, 34 anni che, dopo aver ignorato per anni il racconto di un suo zio sull’apparizione credendolo una semplice “storiella”, ha dovuto arrendersi all’evidenza.

“Da bambino mio zio mi raccontava di aver intravisto, a notte inoltrata, la sagoma di un uomo impiccato ad un albero, qualche metro prima della chiesa di Pompei, procedendo da sud a nord. Avevo sempre pensato che raccontasse quella storia solo per impressionare me e mio cugino e poi, con l’adolescenza, avevo del tutto dimenticato quell’improbabile racconto. Qualche anno fa, invece, affrontai la peggiore esperienza di tutta la mia vita. Non scorderò mai quella notte di fine dicembre. Potevano essere le tre o le quattro del mattino, e stavo tornando da una giocata a carte a casa di amici.

Un\’altra prospettiva della stessa zona

Superata da qualche istante la via Borzì, scorsi in lontana una strana figura che pendeva da un albero. Lì per lì pensai a qualche buontempone alticcio che si dondolava da un ramo ma, avvicinandomi con la macchina, distinsi nitidamente un uomo con una corda al collo. Non riuscii a scorgerlo in volto ma notai che aveva addosso dei poveri vestiti che istantaneamente mi ricordarono gli abiti dei contadini di qualche secolo fa, che adesso, ovviamente, si possono vedere solo nei film. Accostai una decina di metri dopo l’albero e scesi subito dalla macchina per vederci più chiaro. Se mi ricapitasse adesso, mi preoccuperei soltanto di accelerare, ma in quell’occasione pensai ad un suicidio e mi sentii quasi obbligato a constatare la situazione. Appena sceso dalla macchina, però, come un tarlo che si fa largo nel legno, mi riaffiorò alla mente il racconto di mio zio ed un’angoscia indescrivibile mi pervase. Animato da non so quale forza, avanzai verso l’albero.

Il corpo penzolava a pochi passi da me e, con un movimento quasi naturale se ci fosse stato vento, si girò lentamente mostrandomi un volto che mi raggelò il sangue nelle vene. Era semi decomposto, come se fosse stato riesumato dopo parecchio tempo dalla morte. Preferisco risparmiare i particolari peggiori che ancora ricorrono nitidi nella mia mente. Qualche istante dopo la tremenda visione la sagoma sparì, lasciandomi imbambolato a fissare un normalissimo albero. Tornai velocemente a casa e, dopo aver chiesto scusa a mio zio, decisi di evitare la Circonvallazione di notte”.

Ovviamente non siamo riusciti a reperire notizie storiche su una sommaria esecuzione o un suicidio in quella precisa zona della città, chiunque ne sappia qualcosa è pregato di informare la redazione. In ogni caso, se siete a caccia di emozioni forti l’impiccato fantasma potrebbe regalarvele.