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Libri. “Viaggiatori stranieri nella Sicilia dell’Ottocento”: alla scoperta dell’Isola nel XIX secolo

 

RAGUSA. Il concetto di viaggio in ambito letterario si collega con un altrove che offre al lettore, non solo un’alternativa allo spazio chiuso in cui spesso è imprigionato, ma soprattutto un’opportunità di conoscenza di ambienti diversi e una possibilità di entrare in contatto con popoli ricchi di tradizioni e di civiltà. Viaggiatori stranieri nella Sicilia dell’Ottocento di N. Famoso, M.C. Lentini, F. Nicoletti, C. Ruta, M.Tropea e M. Zignale (Eds Ragusa 2017, pgg.187), offre questa opportunità al lettore appassionato delle suggestioni che ha offerto la Sicilia nell’epoca romantica. Il desiderio di scoprire questa appendice solare che è la Sicilia, prende avvio però nel 1700, il secolo dei lumi, su suggerimento del viaggiatore scozzese Patrick Brydone che invita a inserire l’isola nel Grand Tour. Il viaggio, in questo periodo, è inteso come conoscenza obiettiva dei luoghi, senza alcun approfondimento critico delle peculiarità sociali e culturali della popolazione.

Nell’Ottocento, invece, i viaggiatori colti, pervasi dai concetti di sublime e di pittoresco, guardano alla profonda contrapposizione tra l’eredità di un grande passato e l’arretratezza del presente. Non vengono fuori descrizioni oleografiche di un paesaggio stereotipato, ma l’osservatore coglie un mondo di straordinarie meraviglie in cui le condizioni del degrado presente, non hanno potuto spegnere la fierezza, la civiltà e la grande ospitalità del popolo siciliano. Ogni saggio di cui si compone l’opera contribuisce a focalizzare aspetti sociali e culturali dell’isola e dei suoi abitanti, secondo quanto riportato dai viaggiatori dell’epoca.

Famoso fa risalire il desiderio di viaggiare al XV secolo, subito dopo il buio medievale e pone la sua acme nel pieno Settecento, espressione del cosmopolitismo e della riscoperta della cultura classica. Nel XIX secolo, la modernità seppelliva il Gran Tour e inaugurava il turismo di massa: rimanevano pochi isolati interpreti dei grandi viaggiatori, come Tiziano Terzani e Guido Piovene. Particolarmente interessante e suggestivo il saggio di Nicoletti, che offre al lettore la straordinaria immagine  di Pantelleria, un’isola misteriosa, simile a un Eden primordiale. Secondo alcuni, probabilmente l’isola è da collegarsi a Ogigia, dimora della ninfa Calipso e del ramingo Ulisse. Storicamente, fin dall’epoca normanna è stata abitata da musulmani, dominati da una minoranza cristiana. Assalita dai pirati fu spesso messa a ferro e fuoco e divenne anche per il suo isolamento luogo di confino per personaggi sgraditi. Regno del sublime e del pittoresco, secondo le categorie romantiche l’isola  diviene un luogo mentale e un perfetto scenario letterario.

Sui problemi politici e sociali della Sicilia sotto il governo borbonico fino allo snodo decisivo del 1860 verte il saggio di Ruta, che fa derivare proprio da ciò la dicotomia e la polarizzazione dell’immagine della Sicilia all’estero. Degno di nota il profilo del conte Augusto de Forbin, grande viaggiatore, collezionista e ricercatore attento di opere d’arte, nel saggio di Tropea. A una lady vittoriana, Emily Lowe, che accompagnata dalla madre percorre l’interno della  Sicilia attraverso strade impraticabili e fiumi in piena, è dedicato il saggio di Zignale. Ne viene fuori l’immagine di una viaggiatrice anticonformista, dotata di una profonda sensibilità che le consente di “cogliere la parte più intima ed emotiva di una terra martoriata e in continuo riscatto da se stessa”.