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Libri. Ulisse Senzapace, eroe solitario del romanzo di Bonasera “In un cielo di stelle scadenti”

 

MESSINA. Imbattersi in un romanzo originale come quello di Fabio Bonasera (In un cielo di stelle scadenti, Rossano CS 2016, Ferrari Editore, pgg. 362)  è una piacevole sorpresa. Al cinismo, al disagio e al malessere che permea, in gran parte, la letteratura attuale, si contrappone il messaggio positivo, anche se non edulcorato e retorico, dell’autore.  L’opera si rivela una profonda e veritiera indagine sociale, con risvolti talvolta paradossali e inquietanti . E’ evidente nel romanzo, condotto in modo autodiegetico, l’anelito della generazione dei quarantenni  verso la riscoperta di valori e di certezze, ormai quasi del tutto fagocitati dalla società consumistica: il lavoro, la famiglia, i rapporti umani. Il primo è visto come un punto di partenza fondamentale ma difficilmente raggiungibile, nel mondo del precariato; la famiglia invece è dicotomica, sottoposta a continui rivolgimenti culturali e sociali. Il prossimo poi… ma esiste ancora? Forse come antitesi di noi stessi, forse come entità nebulosa da osservare guardinghi a distanza?

Il romanzo di Bonasera è da leggersi a rovescio, solo la conclusione offre la giusta chiave di lettura. Nel suo continuo arrovellarsi per essere degno figlio del proprio tempo, Ulisse Senzapace, l’io narrante, è agitato da profondi sensi di colpa che lo inducono a  sentirsi  inadeguato e quasi sempre fuori posto. Ricerca delle verità nascoste nel suo passato ma in realtà le conosce già e le ha semplicemente rimosse per non soffrire troppo. Cerca rifugio nei genitori come un ritorno ancestrale nel ventre materno, negli amici come approdo di salvezza. L’amore tuttavia è l’itinerario più inquieto e sofferto: gli impulsi sessuali lo portano verso figure conturbanti e provocatorie, in linea con l’immagine fittizia che Ulisse dà di sé. In realtà il protagonista mira a un’osmosi di anima e corpo che possa dare dei frutti di continuità. La sua attenzione, tuttavia, va soprattutto a quel mondo brulicante di esseri indifesi, poveri e derelitti di cui son piene le città e diviene novello Ulisse, nocchiero che traghetta tra i marosi cittadini, su un pullmino sconquassato, i poveri naufraghi della modernità: i vecchi. Il lettore sensibile coglie a questo punto la vera essenza del protagonista e lo riconosce nei tanti volontari che si fanno incontro ai bisogni degli altri. Il risvolto finale del romanzo è sorprendente e rivela la profonda sensibilità dell’autore. Aleggia nell’opera una figura chiave, un deus ex machina che, sornione, sorride dall’alto delle stelle, ammiccando all’autore. Il lettore ha il compito di scovarlo, solo così comprenderà la genesi e il significato profondo del testo.