Libri. “Dicotomia di un amore”, l’ultimo romanzo di Domenico Cacopardo

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Domenico Cacopardo (foto dal web)

Un gioco di specchi deformanti, la relativizzazione della verità, la frantumazione degli eventi nella banalità del quotidiano sono gli ingredienti di base dell’ultimo romanzo di Domenico Cacopardo Amore e altri soprusi (Casa Editrice Marsilio Farfalle,VE 2017). Il testo si connota come romanzo giallo per la tecnica narrativa ma indugia, con dovizia di particolari, nell’analisi psicologica dei personaggi e nella descrizione degli ambienti interni ed esterni che fanno da sfondo alla vicenda. L’autore, sornione, sfida il lettore a cercare la verità andando oltre  i contenuti e gli schemi consueti della narrativa di genere. Apparente dramma della passione e del tradimento, il romanzo è uno spaccato della civiltà odierna, capace di fagocitare qualsivoglia  valore, alla ricerca dell’appagamento dei propri appetiti materiali.

Iano Bellopede, il protagonista, è cinico e interessato, introiettato su se stesso, con lucidità pianifica la sua vita e quella di chi gli sta accanto. Gloria è una donna fatale, appassionata e intensa che vive secondo l’istinto e non secondo la razionalità e il calcolo. E’ erede della Lupa  verghiana, anche se civilizzata e consapevole. Iano, fin

dall’inizio, lo sa e non fa nulla per cambiarla. Anzi in qualche modo la usa, assecondandone le devianze: freudiano il non trovare il tempo di ascoltare la madre che vuole metterlo in guardia. Iano è un narcisista e si serve della donna per appagare il proprio ego.

Gloria è intelligente, brillante, è in grado di collocarsi in alto nella scala sociale, ma è succube del desiderio maschile e del proprio. Apparentemente è predatrice, in realtà è preda, vittima sacrificale di una società basata sul sesso e sul che alletta i deboli. Gloria  generosamente si  concede, ma trova solo un appagamento materiale temporaneo. Così passa da un letto all’altro, tradisce il marito e i vari amanti in una sarabanda infernale. Iano, che nel frattempo ha tentato di costruirsi un’altra vita (anche in questa occasione facendo prevalere l’egoismo) decide di intervenire definitivamente, ancora una volta, mostrando ambiguità e cinismo. Figura di primo piano,  l’ex magistrato Italo Agrò, profondo conoscitore delle debolezze degli uomini, raziocinante e ironico,  è custode della verità. Suggestivi i paesaggi in cui è incastonata la vicenda, tra Fondaco Parrino nel mar Ionio da un lato e dall’altro, il centro di Roma, con sullo sfondo la mole del Vaticano.

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