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#Libri. Il diavolo di Malabotta

il_diavolo_di-malabotta_siciliansE’ alla prima ristampa e già si pensa alla seconda. Il diavolo di Malabotta (ed. I sognatori, 189 pagg.), opera prima di Paolo Failla, 37 anni, di Messina, è un thriller psicologico che si è subito distinto per un tratto molto particolare: una vena di horror che non dispiace agli appassionati del settore. “Non volevo raccontare una storia che si inserisse in un genere specifico -spiega Failla. Mi premeva raccontare la storia di due amici e di far veder come a volte, nonostante i sentimenti che ci legano alle persone che amiamo, possiamo fare delle scelte opposte a quelle ipotizzate in un primo momento. Scelte che possono anche a fare del male a chi amiamo”.

Perché la scelta di raccontare la storia di un’amicizia? “Perché l’amicizia è uno dei valori più importanti, specialmente quando non la si considera solo un darsi le pacche sulle spalle”.

Nel suo romanzo però il protagonista uccide il proprio amico. “E’ stato l’amico che lo ha portato a una scelta obbligata tra lui e la famiglia. Ci sarebbero stati ben altri risvolti se vivessimo in un mondo in cui tutti fanno la cosa giusta. Purtroppo ci dobbiamo accontentare di vivere in un mondo che ci porta a optare per la scelta più conveniente”.

In questo romanzo le donne sembrano essere sempre delle figure sfumate. E’ una scelta precisa? “Anche in questo caso è capitato. Ci sono due figure fondamentali per Roberto, il protagonista, la moglie e la figlia. Lui sceglie di non condividere con loro quello che gli sta succedendo. Vuoi per la paura di non essere creduto, di essere preso per pazzo o di essere giudicato. In ogni caso decide di vivere in solitudine quella che io definisco un’Odissea emotiva. Ciò nonostante, saranno proprie i confronti con loro a fargli capire qual è la cosa giusta da fare e perché la fa”.

Malabotta si trova a pochi chilometri da Montalbano Elicona, ma il romanzo è ambientato interamente a Messina. Perché ha scelto proprio questa città? Si presta davvero a fare da sfondo a un romanzo? “Partiamo da Malabotta, che è una bellissima riserva naturale che si affaccia sui megaliti dell’Argimusco. Un sito più unico che raro, che ha incantato anche Franco Battiato, che proprio là ha girato il video Attraversando il bardo. Per quanto riguarda invece Messina, l’ho scelta perché, come molti grandi scrittori prima di me hanno detto, bisogna scrivere di ciò che si conosce. E poi perché ho voluto dimostrare ancora una volta come sia possibile ambientare anche a queste latitudini solari e pseudoafricane dei toni che si addicono di più a un ambiente nord europeo, come tutta la letteratura gotica ci ha insegnato. Il gotico come tipologia di romanzo ha la sua madrepatria nel Nord Europa, ma non tutti ricordano che come genere è nato nel Meridione con Il castello di Otranto, scritto da Horace Walpole nel 1764″.

Ci sono riferimenti alla cronaca di Messina o la città resta solo sullo sfondo? “La storia sfiora la tragedia di Scaletta Zanclea e Giampilieri, una ferita ancora aperta. E poi il cattivo è un imprenditore colluso con la criminalità organizzata, che trae i propri profitti dalle speculazioni edilizie. Chiaro quindi il riferimento alla cementificazione selvaggia che ha devastato Messina negli ultimi 50 anni”.

Sta già lavorando al secondo romanzo, ci può anticipare qualcosa? “Per ovvi motivi in questo momento posso solo anticipare che, visto che amo contraddirmi, sto scrivendo un romanzo ambientato a Milano e che nulla ha a che vedere con Il diavolo di Malabotta”.

SCHEDA DEL ROMANZO Il Diavolo di Malabotta è un romanzo di genere fantastico che presenta marcate tracce di horror e thriller psicologico. Narra le vicissitudini di Roberto Incardona, funzionario della GdF che dopo aver sparato all’amico fraterno nonché collega, Daniele Lopez, per impedirgli di divulgare delle notizie che lo avrebbero compromesso in maniera irreparabile, inizia a vedere ovunque lo spettro dell’amico defunto. Ma quelle apparizioni fanno parte di un piano più ampio e preciso, i cui contorni Roberto imparerà a riconoscere attraverso un sogno (ricorrente) che è anche un ricordo: quello della visita al parco di Malabotta, quando assieme a Daniele si inoltrarono incautamente per un sentiero misterioso, immergendo i loro scarponi in una poltiglia di fango e foglie morte…

Consigliato a chi legge thriller, horror, fantastico. A chi ama le storie piene di mistero, in cui la suspense viene costruita mediante l’accumulo di elementi e indizi. A chi gradisce la presenza di sottotesti all’interno della narrativa di genere. A chi ama il cinema horror, non importa se d’atmosfera o splatter. A chi legge le storie di Stephen King ma crede nell’esistenza di una via italiana all’horror psicologico. A chi pensa che solo il cinema possa rubare un battito al cuore ed è disposto a mettere in discussione questa teoria leggendo un bel romanzo di tensione.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.