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Liberty e Royal, stipendi in ritardo e cassa integrazione

L'atrio dell'Hotel Liberty

In ritardo gli stipendi del personale di Liberty e Royal. I 44 lavoratori che si dividono tra i due alberghi una volta proprietà della Framon Hotels, partecipata del Gruppo Franza che oggi ne detiene il 30% mentre la maggioranza è stata acquistata nel 2006 dalla spagnola NH Hotels, hanno ricevuto solo un acconto dello stipendio di dicembre.

A preoccuparli è che in amministrazione si parla di un altro acconto e non del saldo, mentre sono sul punto di maturare un’altra mensilità.

“Una volta chi veniva assunto dalla famiglia Franza dormiva sogni tranquilli -commenta Francesca Fusco, segretario di Orsa Servizi, ma oggi non è più così. In due dei più noti alberghi cittadini, il Royal ed il Liberty, si centellina lo stipendio ai dipendenti. Da un po’ di tempo l’azienda gestisce le due strutture senza logica imprenditoriale. Si chiudono comparti importanti come la cucina, il bar e l’economato, mandando in cassa integrazione gli addetti e finendo così con l’abbassare notevolmente la qualità del servizio reso agli ospiti. Non si capisce se dietro queste scelte ci siano reali esigenze o se l’intento ultimo sia quello di abbattere il costo del lavoro e di trasformare gli hotel, per ora 4 stelle, in altro”.

Dando un’occhiata ai siti dei due alberghi, effettivamente non

sono molti i clienti che li apprezzano. Le lamentele vanno dalla mancanza di parcheggio (solo vetture non troppo alte possono accedere a quello del Royal, mentre inspiegabilmente nessuno del personale pensa a dirottare i clienti al Cavallotti, che è ad un passo dal Liberty), agli arredi troppo vecchi e spesso in cattive condizioni, ai bagni non sempre efficienti, alle bevande calde erogate da una macchinetta. Leggendo i commenti, si salvano solo la posizione e, ma non sempre, la cortesia dei dipendenti. Tutto il resto, pare sia da rivedere.

Proprio a gennaio è andato in cassa integrazione l’ultimo blocco di lavoratori: per tre mesi usufruiranno degli ammortizzatori sociali a rotazione, alternandosi ogni 15 giorni. Una possibilità che le normative consentono per la massimo 3 mesi. Poi tutti i dipendenti dovrebbero rientrare al lavoro, anche se per i sindacati l’uso del condizionale è d’obbligo.

“Riteniamo che non sia più tollerabile l’atteggiamento di questa azienda -dichiara ancora Francesca Fusco- che gestisce la nostra città e le persone a proprio uso e consumo. Qualora non si dovesse riuscire ad avere maggiore chiarezza sulla vertenza, metteremo in campo tutte le azioni utili a dirimere la matassa e chiederemo aiuto a tutte le istituzioni che devono vigilare sulle azioni degli imprenditori. Messina non può permettersi un’altra vertenza lavorativa, che forse non è neanche necesssaria”.

Impossibile chiedere chiarimenti sulla vicenda a Vincenzo Franza, amministratore delegato del gruppo di famiglia, perché non siamo riusciti a rintracciarlo telefonicamente.