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Lezioni mancate, un disagio che pesa

L'assemblea permanente al Rettorato
Primi segnali della riforma Gelmini. All’appello questa volta mancano i docenti e le lezioni iniziano a saltare. Con loro, a cascata, anche gli esami. Probabilmente, il secondo semestre dell’anno accademico 2010-2011, passerà agli annali come uno dei peggiori della storia universitaria messinese. Così la maggior parte degli studenti, adesso si ritrova con un carico di materie accumulate da dare in ritardo alle quali ovviamente si aggiungono quelle regolarmente previste.

A farne le spese, tra gli altri, anche gli studenti del corso di laurea in Beni Culturali, facoltà di Lettere e Filosofia. Ma andiamo per ordine. L’avvio dell’anno accademico è stato posticipato alla metà di ottobre 2010 e non ha permesso il regolare svolgimento delle lezioni. A farne le spese, come da copione, gli studenti. Che si barcamenano tra la precarietà e la rabbia di trovarsi in una situazione instabile, tra materie dell’anno precedente e l’impossibilità di presentarsi agli appelli di dicembre, tranne i fuori corso ed i laureandi.

“Io non m’illudo di sapere ciò che non so” diceva il saggio Socrate, che credeva nell’arte del Non Sapere. Parecchi secoli dopo, gli studenti si ritrovano sul tetto del rettorato.

“Lezioni mal distribuite nel primo semestre ed il secondo sarà da suicidio -commenta Isabella, studentessa del secondo anno di Beni Culturali. Ma per quanto mi riguarda: sì e ancora sì alla protesta dei ricercatori, anche se è stata propria questa la causa dell’essere riuscita a seguire fino ad ora solo due materie. Teoricamente” -continua- i due semestri dovrebbero essere organizzati in modo tale da distribuire equamente il carico di lavoro, ma è chiaro che ormai sono palesemente sproporzionati! Spero in un prolungamento degli appelli per la sessione estiva, visto che è stato difficile pianificare un programma di studio che fosse rispettabile. L’importante è non lasciare noi studenti da soli”.
Specificamente, sebbene i tre curricula (archeologico, storico-artistico ed archivistico-librario) appartengano allo stesso corso di laurea di Beni Culturali, sono mondi diversi. Gli studenti del curriculum storico-artistico ad esempio, sono ancora alle prese con i recuperi derivanti dal mancato insegnamento delle discipline. E’

possibile preparare uno o più esami e contemporaneamente seguire le lezioni? Probabilmente no. Verrebbe meno la preparazione del singolo e la sua capacità critica perché, di fatto, l’importanza di rispondere ad una domanda con una velocità che fa un po’ paura è pari a non saper affatto la risposta.
Andrea, curriculum archeologico di Beni Culturali, definisce “svantaggioso” lo status universitario attuale, legato alla sua condizione di studente stanco e demotivato. “Il prossimo semestre -spiega- sarà particolarmente gravoso per la quantità di ore che dovrò trascorrere in facoltà. Avrò poco tempo per studiare e per recuperare gli esami passati. Anche perché, come prevede il manifesto degli studi, ci sarà l’inserimento di tirocini attinenti ad ogni corso di laurea, per cui noi studenti spenderemo del tempo in modo assolutamente proficuo. Sempre meglio che stare davanti alla scrivania”.

Peraltro, i tirocini rappresentano un’importante fetta del percorso universitario e la mancanza di tempo che potrebbe derivare dall’accavallamento delle lezioni e dalla premura dettata dalla paura di non arrivare alla fine dell’anno, di sbrigarsi, inevitabilmente avrà delle ripercussioni. E se gli studenti del primo e secondo anno hanno potuto contare sulla disponibilità di alcuni docenti che nel primo semestre hanno tenuto regolarmente lezione integrando esercitazioni ed ore extra, diversa è la situazione di chi è al terzo anno, che avrà parecchie materie da incastrare tra un’ora e l’altra.

E anche a Ingegneria le cose non vanno tanto bene. Marco, studente del corso di elettronica, ne parla amareggiato.” Il 50 per cento dei corsi -racconta- è partito con un notevole ritardo dettato dalle proteste cui ha aderito la maggior parte dei docenti. Vero è che la presenza di professori giovani, tra cui molti ricercatori, sostiene ed incentiva gli studenti. In ogni caso non me la sento di parlare di diritto allo studio negato. O, quantomeno, non in certi casi. Soprattutto se si considera che parte dei docenti ha permesso l’avvio delle lezioni pur non discostandosi dalla vena di sommossa studentesca. Tra l’altro, il disagio sistematico per le lezioni da recuperare è dovuto alle modalità di assunzione dei docenti, che sono presi a contratto a differenza di quelli strutturati, ormai ordinari, che in ogni caso garantiscono un corretto andamento didattico perché sono retribuiti”.