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L’emergenza casa a Messina tra proteste, proposte, promesse

La signora Angela viene da Altolia, uno dei paesi colpiti dall’alluvione dell’1 ottobre 2009. Dopo aver perso la casa ha vissuto prima in albergo e poi in un appartamento pagato con fondi regionali che adesso sono esauriti. Tra pochi giorni, dopo l’esecuzione del suo sfratto, non saprà dove andare.

Lillo ha vissuto con la sua famiglia in uno scantinato per quattro anni. Dall’estate scorsa, dopo aver occupato per alcuni giorni Palazzo Zanca, è stato provvisoriamente sistemato con altri due nuclei nella scuola di villaggio Catarratti, dove vive aspettando ogni giorno di conoscere quale sia il proprio posto nella nuova graduatoria per l’assegnazione di un alloggio popolare.

Ogni giorno girando per i corridoi del Comune di Messina ci si imbatte in queste come in altre storie di famiglie che non si possono permettere di pagare un affitto o che non hanno mai avuto una casa dignitosa. Secondo i dati del Sunia (Sindacato nazionale unitario inquilini e assegnatari) nel 2012 nell’intera provincia di Messina, capoluogo compreso, ci sono stati non meno di 600 sfratti esecutivi, con un netto aumento di quelli per morosità rispetto a quelli disposti per finita locazione.

“Siamo dentro una marcata tendenza nazionale -spiega Daniele David, segretario provinciale della Fillea Cgil, sindacato degli edili- con due caratteristiche. La prima è frutto della crisi. Con le  ondate di licenziamenti e con la perdita del potere d’acquisto dei salari, le famiglie non riescono a onorare debiti e scadenze. La seconda deriva da un mercato immobiliare drogato.  Si è favorita la speculazione privata a fronte dell’inesistenza, o quasi, di politiche pubbliche per la casa”.

Intanto, secondo l’Osservatorio Immobiliare a Messina ci sarebbero 7 mila alloggi sfitti. “A noi risultano essere molti di più -incalza David- ed è possibile anche verificarlo con precisione. Abbiamo chiesto all’Amministrazione Comunale  la convocazione di un tavolo tecnico che coinvolga tutti i soggetti interessati (Enel, Iacp, Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio, lo stesso Comune, l’Università)  che per l’attività istituzionale che svolgono sono in possesso di dati certi sui quali effettuare controlli incrociati. Come?  Ad esempio, l’Agenzia del Territorio può fornire il volume di tutti gli immobili regolarmente catastati come ad uso abitativo e l’Enel incrociare i dati delle utenze attive. Si ottiene così un quadro abbastanza preciso delle abitazioni sfitte o inutilizzate. Un quadro che, ad oggi, neanche il Comune di Messina sembra avere chiaro, anche se la nuova amministrazione sta cercando di correre ai ripari”.

“Il censimento dei nostri immobili da destinare all’emergenza abitativa è partito -spiega l’assessore all’Urbanistica Sergio De Cola. Si tratta di strutture destinate alla prima accoglienza dei casi veramente urgenti: una scuola e un altro edificio di tipologia simile. Per quanto riguarda gli appartamenti, serve una collaborazione più stretta con l’IACP. E’ infatti l’Istituto che ci fornisce gli immobili che noi poi mettiamo a disposizione delle famiglie che hanno fatto richiesta di  assegnazione di un alloggio”.

L'occupazione di tre famiglie di sfrattati a Palazzo Zanca

Le opinioni che si raccolgono  nei corridoi, a microfoni spenti

però, dicono che proprio l’Iacp è uno dei buchi neri della vicenda. Un ente dalle inefficienze  proverbiali, al centro di diverse inchieste giudiziarie, tra le quali quella sull’assenteismo cronico dei propri dipendenti. “Ad ogni modo -assicura De Cola- la collaborazione con l’Amministrazione Comunale ormai è ristabilita”.

La sinergia tra enti e soggetti coinvolti a diverso titolo nella vertenza case è anche tra le principali richieste dell’Unione Inquilini, associazione storica vicina alla sinistra radicale, da poco costituitasi anche a Messina. Ha organizzato un sit-in davanti Palazzo Zanca e un altro davanti la Prefettura e incontrato l’assessore alle Politiche sociali Nino Mantineo e il viceprefetto Maria Antonietta Cerniglia.  “Abbiamo richiesto il blocco degli sfratti esecutivi -racconta il delegato dell’Unione Gianmarco Sposito- ma la Prefettura ci ha spiegato che secondo le norme vigenti questo provvedimento non è di loro competenza diretta”.

Ciò che è possibile fare invece è aderire al fondo istituito presso il ministero delle Infrastrutture il 31 agosto scorso e destinato alle famiglie in stato di morosità incolpevole. Lo stesso articolo, al comma 5, prevede l’istituzione di  commissioni di graduatoria dello sfratto, che però è possibile solo se esiste la condizione di alta tensione abitativa.

“Messina comunque -sottolinea Sposito- è già inserita nell’elenco delle città ad alta tensione abitativa. Risulta da una delibera del Cipe del 2003. Quindi anche nel nostro territorio la Prefettura può servirsi della graduazione dell’utilizzo della forza pubblica in caso di sfratto seguito da un percorso di accompagnamento sociale da parte del Comune, che assicurerà un alloggio alternativo”.

Daniele David, segretario provinciale Fillea Cgil

La conclusione dell’esponente dell’Unione Inquilini è perciò chiara. “Occorre un tavolo tecnico che metta in comunicazione le parti interessate. Non solo per sostenere i casi più urgenti, ma soprattutto per intraprendere percorsi che portino a soluzioni strutturali. Abbiamo chiesto anche  la riconversione delle aree militari ad abitazioni sociali, la requisizione temporanea degli alloggi sfitti a chi ha più di tre alloggi e l’impegno ad intercettare  fondi europei e regionali per l’edilizia residenziale pubblica”.

Proposte che il Comune di Messina ha già recepito. “Abbiamo scritto al ministero della Difesa -conferma De Cola- per ottenere grandi aree militari in via di dismissione, vedi la caserma di Bisconte, ma ancora non abbiamo ottenuto risposta.

La Regione Sicilia invece, ci farà avere entro la fine dell’anno, al massimo entro i primi mesi del 2014, le somme promesse a suo tempo dal presidente Crocetta e dall’assessore Bartolotta, che saranno utilizzate per acquistare immobili da destinare all’emergenza abitativa, con particolare riguardo alle aree ancora da risanare. Prima fra tutte Fondo Fucile” .

Per affrontare in termini strutturali la questione si parla di co-housing (incentivi ad affittare anche una sola stanza rivolti a chi vive da solo in grandi abitazioni) e affitti a canoni sociali, non escludendo la possibilità di requisire appartamenti sfitti come ha già fatto il Decimo Municipio del Comune di Roma.

Intanto sono quasi pronte le nuove graduatorie per l’emergenza abitativa. A fronte di 700 domande, la possibilità di dare soddisfazione a tutte nell’immediato è remota, ma l’assessore Mantineo promette che “nessuno sarà lasciato senza un tetto sulla testa”.