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#LeFaremoSapere. Il porta a porta

Cerco lavoro (articolo Minasi)Dopo il primo colloquio con un call center, ottenuto in maniera non molto chiara grazie a un sito di annunci online, decido di cambiare strada e di affidarmi al passaparola di amici e parenti per poter entrare nel mondo del lavoro.

Neanche due giorni dopo, a una festa, un conoscente (che per motivi di privacy chiamerò Mario) mi chiede se fossi ancora interessato a lavorare dato che nel suo ufficio erano alla ricerca di personale con le mie caratteristiche. “Certo -rispondo. Di che si tratta?”. “Nulla di impressionante -mi tranquillizza. Ti spiegherò meglio durante il colloquio”.

Mi sento abbastanza sereno: è un amico, posso fidarmi. Il giorno dell’appuntamento provo a presentarmi puntuale alle 11, ma la sede dell’ufficio non è esattamente in una zona centrale. Spendo una ventina di minuti per trovare il portone esatto e altri cinque per le scale (quarto piano senza ascensore).

Il mio amico mi accoglie in quello che in altri tempi doveva essere un pentavani più servizi, adesso adibito a ben altri scopi. Quattro stanze sono ammobiliate con una semplice scrivania e una sedia, tre computer in totale, un solo apparecchio telefonico e ovunque scatoloni di carta per stampante.

L’ultima stanza, quella che un tempo era il salotto buono, ora è la sala conferenze: venti o trenta sedie, un leggio, sui muri alcuni consunti poster con impresso sopra ora il logo ora il nome della società. Oltre a noi in ufficio non c’è nessun altro.

Mario mi descrive, tra la commozione e l’estasi, l’azienda per la quale lavora. Nata negli anni ’30 negli Stati Uniti, si è affermata a livello mondiale nel campo della salute e della pulizia per la casa e vende i propri prodotti, depuratori per ambienti (cioè un costosissimo aspirapolvere) al modico prezzo di 3 mila euro, in 12 paesi sparsi su 3 continenti.

Sede centrale nel Michigan, capitale finanziario in Svizzera, sede legale a Londra, produzione in Cina, Taiwan e Thailandia. Più che una multinazionale sembra un tour operator, ma non mi lascio intimidire.

“Veniamo a noi -dico. A cosa sto andando incontro?”. “Speravo me lo chiedessi! -risponde entusiasta Mario, come se durante un colloquio chiedere che tipo di lavoro si andrà a svolgere fosse l’ultima cosa a cui pensare. Cerchiamo personale per integrare la nostra sede distributiva in Sicilia. Cerchiamo figure di outdoor sellers (venditori esterni, ndr) che abbiano voglia di mettersi alla prova e testare le proprie capacità.

Mettersi alla prova è una frase che ricorre spesso nel colloquiese e tradotta significa pressappoco lavoro duro senza garanzie di compenso.

“Quanto ti piacerebbe guadagnare al mese? -mi chiede cogliendomi del tutto impreparato”. “Non saprei -mantengo un basso profilo- 800-1000 euro al mese?”.

Il suo volto si allarga in un sorriso estatico, ho forse chiesto troppo? La sua risposta è da capogiro: ho chiesto troppo poco! Tira fuori un taccuino e senza smettere di sorridere continua a spiegarmi che avrei potuto guadagnare tantissimo e fare carriera in poco tempo semplicemente concludendo qualche contratto e reclutando nuovo personale. Nel giro di qualche mese sarei diventato uno scouter, dopo un manager di zona e infine un direttore di filiale” e i miei compensi, ovviamente tutti a provvigione, sarebbero aumentati in modo esponenziale.

Avrei guadagnato facendo qualche telefonata al mattino, sembra quasi un sogno, un sistema perfetto. Così perfetto da suscitare più di un dubbio. “Ma se io decidessi di guadagnare solo reclutando nuove leve non sarebbe controproducente per l’azienda? -domando. In fondo non venderei nulla”. “Di solito i nuovi entrati comprano sempre il nostro depuratore per l’ambiente -risponde senza scomporsi- perché sono i primi a voler dimostrare che funziona”.

“In altre parole -concludo- per entrare devo necessariamente comprare questo aspirapolvere?“. “Non è un aspirapolvere, ma un depuratore -risponde (ci tiene molto a questa dicitura). E poi, oltre naturalmente a poterlo usare per le dimostrazioni in casa dei clienti, avresti dei benefici per la tua salute”.

Ricapitolando. Se ho capito bene, la prima cosa da fare per lavorare è impegnarsi nell’acquisto del costoso elettrodomestico. Subito dopo è possibile reclutare un certo numero di persone che per lavorare faranno la stessa cosa, ottenere il primo avanzamento di carriera e guadagnare sui reclutamenti dei miei sottoposti e così via, fino al vertice.

Ecco svelato l’arcano, il sistema troppo perfetto non è altro che un raffinato quanto subdolo Schema di Ponzi mascherato da marketing multilivello. Questa azienda è leader nel settore criminale!

Mi congedo spiegando al mio non più amico Mario che la legge 173 del 2005, all’articolo 5 vieta il tipo di rapporto lavorativo che si andrebbe ad instaurare. Me ne vado chiedendomi quante persone disperate siano già cadute in questa trappola e quante altre invece ci cascheranno in futuro.

Roberto Minasi

Ritenuto per anni una leggenda metropolitana, è stato avvistato mentre tentava di intrufolarsi a Sicilians. Ce l'ha fatta. Gli esperti ritengono che la sua dieta sia composta da film, libri, musica e videogames. Il foglio bianco è il suo habitat naturale, dove si diverte a scorrazzare libero, tracciando segni che alcuni studiosi stanno tentando di decifrare. Si sconsiglia di avvicinarlo, potrebbe mordere.