Le vere criticità del Piemonte? Lo smembramento dei reparti

L'ospedale Piemonte

“Un testa o croce sarebbe stato più sbrigativo tra gli ospedali Papardo e Piemonte per decidere la sistemazione di un unico Punto Nascite a Messina. La scelta del presidio di viale Europa è diventata una disputa tra residenti di zona nord e centro urbano, politici e sindacalisti. Mentre le reali criticità sono da ricercare nello smembramento dei reparti”.

A denunciare l’ennesimo braccio di ferro giocato sulla pelle dei cittadini è il Comitato “Salvare l’Ospedale Piemonte”, che durate un incontro con il prefetto di Messina Stefano Trotta ha chiarito alcuni aspetti della vicenda, consegnandogli anche un report dettagliato.

Una rappresentanza del Comitato (il presidente Marcello Minasi, Silvano Arbuse, Donatella Melina e Giovanni Micali) ha sottolineato come l’attenzione pubblica si sia spostata sulla notizia di punta: l’attivazione di un Polo materno-infantile, a discapito del Papardo.

“Si trascurano però le priorità -accusa il Comitato- come mantenere alto il livello d’assistenza con Pronto Soccorso e specialistiche operative”. “Il progetto iniziale della Regione Siciliana di eliminare duplicati di reparti e discipline cliniche nell’ambito, in funzione di una razionalizzazione della Spesa sanitaria deve essere rivisto e corretto -spiega il giudice Minasi. Il Piano di Rientro deve essere contestualizzato ad una città difficile sotto il profilo viabilità come Messina, che non può subire la mentalità aziendale dell’unione tra Papardo e Piemonte.

da sinistra: Arbuse, Minasi, Ardizzone, Borsellino

Coprire la distanza tra i due punti ospedalieri è insostenibile in determinati orari e periodi dell’anno, con una sola strada di collegamento. Ci sarà un motivo più che valido – aggiunge Minasi- se la Protezione Civile ha indicato il Piemonte come unica area di raccolta e

raggiungibile a piedi in caso di calamità naturale. Perché sfidare le strategie urbanistiche che si preoccupano della tutela dei cittadini? L’ospedale deve essere restituito alla collettività come Punto d’emergenza-urgenza con la sua vera mission e le sue specialistiche, a partire da Emodinamica”.

“Assistiamo da anni ad una graduale operazione di smantellamento nei confronti del Piemonte -aggiunge Arbuse. In questo momento, sono attivi 78 posti letto (di cui 4 sono di Pronto Soccorso in barella), che corrispondono a 7 reparti (Ostetricia e Ginecologia, Cardiologia, Pediatria e U.TI.N., Medicina, Chirurgia generale, Ortopedia, Rianimazione) contro i 121 disposti dal Piano Sanitario Regionale. La riduzione della degenza avrebbe dovuto rispettare i tempi della messa in sicurezza del nosocomio. Invece il Padiglione 4, i cui lavori di ristrutturazione sono stati ultimati da mesi (tra reparto di Medicina Generale, Patologia Clinica e Centro Prelievi), non è stato ancora aperto all’utenza. Il Pronto Soccorso e i reparti di UTIC e Cardiologia non sono a regime. Il Padiglione 6 ha già superato la scadenza per la consegna di altri lavori di adeguamento sismico. Nel complesso, oltre 2 milioni e mezzo di euro spesi”.

“Le Unità Operative sono costrette a turni massacranti -commenta la dottoressa Melina- perché non hanno un numero di medici e paramedici sufficienti a garantire l’assistenza. Basta pensare che in tutta la struttura sono disponibili solo 9 anestesisti, quattro dei quali destinati al solo reparto di Rianimazione. Eppure il presidio conta un aumento di interventi annui, quali i 32 mila accessi al Pronto Soccorso Generale e oltre 1000 parti”.

“Temiamo -dichiara ancora il Comitato- che l’iniziativa di creare un Polo materno-infantile, ritenuto comunque un’importante eccellenza sanitaria, così come esposto dall’assessore Regionale Lucia Borsellino, possa costituire una rischiosa caduta di interesse nei confronti della riattivazione di tutto il Presidio. Su questo, il governo Crocetta ed il commissario straordinario Caruso devono darci assicurazioni certe”.

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