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Le proprietà dell’Ateneo di Messina e il diritto allo studio

L'esterno della Casa dello Studente durante l'occupazione

Un’occupazione durata oltre due mesi e le polemiche che ne sono seguite ha riportato alla luce la querelle intorno alla storica  Casa dello Studente di via Cesare Battisti. Mentre il Comune di Messina, proprietario dell’area e dell’immobile come risulta da atti risalenti al 1929, ha assicurato di non volerne modificare la destinazione d’uso, l’Università, almeno nelle dichiarazioni dei propri vertici, ha oscillato tra l’impegno a prendersene cura  manifestato dinanzi alle proteste degli studenti e un certo disinteresse motivato da una diversa strategia per soddisfare il bisogno di alloggi per i fuorisede.

“Ci interessa l’ex ospedale Regina Margherita per realizzare un campus secondo standard europei”  aveva dichiarato alla stampa il rettore Pietro Navarra a marzo scorso, ma sotto la pressione degli  occupanti aveva anche assicurato che la gara d’appalto per l’adeguamento antisismico della struttura di via Cesare Battisti sarebbe stata espletata in tempi ragionevoli, lasciando ipotizzare un’apertura del cantiere per l’inizio dell’estate 2014.

L’estate però è alle porte e di nuovi cantieri non si vede l’ombra. Di conseguenza è difficile immaginare che in tempi brevi la disponibilità di alloggi per gli iscritti ai corsi dell’ateneo messinese possa migliorare rispetto a quanto dichiarato sul sito dell’ERSU.

L’ente per il diritto allo studio mette oggi a disposizione  degli studenti   84  posti letto  presso la Casa Albergo SS Annunziata, un plesso situato nelle immediate vicinanze del polo universitario comprendente le facoltà di Farmacia, Lettere e Filosofia e Medicina Veterinaria.

Altri 130 posti si trovano nel Residence Universitario di via Pietro Castelli, organizzato in appartamenti da 3 e 5 posti letto dotati di cucina e servizi.  Infine 62 posti risultano disponibili presso il Residence Universitario di Papardo. Il totale è di 276 posti letto, dotazione chiaramente al di sotto degli standard minimi richiesti per poter parlare di diritto allo studio.

Mancano all’appello naturalmente i 240 posti letto della Casa dello Studente, ma il patrimonio immobiliare dell’ateneo messinese non si ferma a quanto è sotto gli occhi di tutti.

Nel 2003 Unime ha acquistato il palazzo delle Poste, altrimenti conosciuto come Palazzo Mariani. Il noto ed elegante edificio che dà su piazza Antonello è stato solo parzialmente restaurato e poi adibito a sede delle segreterie per gli studenti. I tre piani del retro, quelli a cui si accede da via Cristoforo Colombo, sono invece  ancora oggi  fatiscenti. Sono ampi locali distribuiti attorno a una piccola corte, nella quale sono visibili impalcature e altri elementi che fanno pensare a lavori in corso, ma nel sito dell’Ersu non v’è traccia recente di gare relative a questo plesso.

L’Ateneo è altresì proprietario di numerosi altri immobili sparsi per la città. Alcuni appartamenti, per un totale di tredici vani, sono  in via Luciano Manara, altri undici vani  si trovano in via del Bufalo, a pochi passi dalla facoltà di Scienze Politiche. In via Vittorio Emanuele, di fronte alla Capitaneria di Porto, l’Università ha altre proprietà immobiliari per un totale di dieci vani.

Cinque vani, numerosi fabbricati rurali e terreni adibiti a pascolo li possiede invece in contrada Marotta a Curcuraci, immobili per 9 mila metri quadri risultano a Sant’Agata, mentre diversi altri piccoli immobili sono sparsi in altre zone della città.

Cinque vani in via Noviziato e un immobile di 200 metri quadri in contrada Pennacchio nel villaggio Sperone. Mancano all’appello la storica Casa della Studentessa di via Dama Bianca e lo studentato di via Pietro Castelli bassa, vicino all’Orto Botanico, ma è evidente che nonostante il sottoutilizzo di molte strutture la dotazione immobiliare dell’Università di Messina è inadeguata a garantire una sufficiente offerta di alloggi per le esigenze della popolazione studentesca.

Messina.sicilians tornerà a  breve sull’argomento mettendo a confronto le strategie dell’Ersu con le risorse materiali ed economiche a disposizione e con i bisogni degli studenti.