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Le navi passeggeri a Messina, presentato il libro di Borda Bossana

da sin. Attilio Borda Bossana, il segretario dell'Assostampa Peppe Gulletta e Giovanni Peditto

Centocinquanta anni di navi passeggeri a Messina è il titolo del libro dedicato alle navi che dal 1861 hanno attraccato nel porto di Messina.

A ricordarle, nell’ambito delle monografie della rivista Città & Territorio, il giornalista e capo ufficio stampa del Comune Attilio Borda Bossana, che ha curato la pubblicazione del volume con il contributo del collezionista Giovanni Peditto.

Il volume è stato presentato stamane nella Sala Falcone Borsellino di Palazzo Zanca durante un incontro con i giornalisti.

Quasi 500 pagine per sottolineare e ricordare il ruolo avuto dal porto di Messina a partire dall’Unità d’Italia. E così si inizia con le navi a vela e con i piroscafi a vapore, passando per i mercantili che prestarono assistenza ai superstiti del terremoto del 28 dicembre 1908 e per imbarcazioni che tra gli ani Trenta e Cinquanta portano gli emigranti siciliani e calabresi nelle Americhe e in Australia.

“Il volume -spiega Borda Bossana- mette in luce ancora storie particolari di navi che hanno avuto un legame diretto con la città di Messina. L’evoluzione della navigazione, dalla vela a quella a vapore, sembrava non produrre vantaggi per la portualità peloritana ed è necessario attendere il 1852 con il consolidamento del Porto Franco voluto dai Borboni”.

Ma Centocinquanta anni di navi passeggeri a Messina presta molta attenzione anche al fenomeno dell’immigrazione e delle migrazioni verso l’Australia. In particolare, l’emigrazione dalle Isole Eolie fu notevole nei primi 30 anni Novecento, si fermò quasi del tutto tra il 1931 ed il 1945, per poi riprendere a ritmo serrato e poi cessare quasi completamente negli anni Sessanta.

Dal 1901 al 1914 dal porto di Messina transitarono 9.916 eoliani, 6.719 dei quali emigrarono negli Stati Uniti, 2.527 in Argentina e 670 in Australia. Tra le curiosità, quella di una nave varata nel 1911 in Govan, con il nome di Maunganui, costruita per l’Union SS Co. di New Zealand e che navigò per 46 anni, dopo aver cambiato il nome nel 1947 assumendo quello di Cyrenia.

Significativa anche la storia del piroscafo Piemonte, per vari anni rimasto semi affondato dopo la Seconda Guerra mondiale nella rada San Francesco. “Spaccati di storia -aggiunge Borda Bossana- destinati a confrontarsi con i croceristi dei grattacieli sulle onde che oggi si ormeggiano a Messina, ormai parte integrante dello skyline della città. Dopo un passato importante di “città-porto”, con la Palazzata e le banchine su cui le navi sbarcavano mercanzie provenienti da Occidente ed Oriente, Messina è divenuta infatti, prima di essere nodo di transito intermodale tra nord e sud e quindi baricentro di traffici mediterranei, terminale dei flussi migratori per le Americhe o l’Oceania. Un processo che si è esaurito negli anni Settanta e si rigenera in questi anni, con gli approdi delle navi da crociera”.

Porto naturale, quello di Messina, che con una superficie di servizi di 820 mila metri quadri ed aree a terra per 50 ettari, è uno tra i più grandi del Mediterraneo, anche se nel corso dei decenni la città sembra avere dimenticato la propria vocazione naturale. Quest’anno saranno 210 le navi che vi faranno scalo e i passeggeri previsti sono mezzo milione. Se non ci sarà un’inversione di rotta, quando sbarcheranno a Messina troveranno una città sudicia, disorganizzata, con un sistema pubblico dei trasporti al collasso, priva di un efficace servizio informazioni per turisti ed una pletora di autisti più o meno autorizzati che li rapiranno per portarli altrove.