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Le FS licenziano in Italia e assumono in Francia

In Italia licenzia, in Francia assume. È il new deal della politica aziendale di Trenitalia, la controllata del Gruppo Ferrovie dello Stato che gestisce il trasporto dei passeggeri. Il nuovo bando per il servizio di accompagnamento sui vagoni letto prevede infatti 180 posti, a fronte dei 460 attuali. Un bando talmente poco conveniente dal punto di vista economico che Servirail, la società che ha gestito il servizio fino ad oggi, non ha neanche partecipato. Inevitabili quindi i tagli al personale. E, tanto per non sbagliare, i licenziamenti sono iniziati a Messina. Anche perché, nonostante le ripetute richieste dei sindacati di categoria, nel contratto stipulato a suo tempo tra l’azienda e Trenitalia, non è mai stata inserita la clausola per la salvaguardia del personale in caso di cambio del gestore del servizio. 

Gli 82 dipendenti della città dello Stretto hanno già ricevuto la lettera d’addio e altre ne seguiranno ancora nel resto del Paese. Anche perché è scaduto anche il contratto della Waastel, la società che gestisce il servizio notte sulle tratte internazionali e non è difficile ipotizzare scenari simili. Ben diversa la musica in Francia dove finalmente, dopo anni di purgatorio, Trenitalia ha fatto il suo ingresso. Grazie infatti ad una compartecipazione con la Veolia, azienda francese, la controllata del Gruppo FS, fino ad oggi presente solo in Germania, è riuscita a mettere un piede nelle ferrovie d’Oltralpe. Cosa finora rimasta sempre nel libro dei sogni a causa delle rigidissime regole del sistema francese, che di fatto impediscono a chiunque l’accesso nelle società nazionali. Tutt’altro discorso ovviamente in Italia, dove la Société Nationale des Chemins de fer Français possiede il 20 per cento della NTV di Luca Montezemolo e Diego Della Valle. Ma questa è un’altra storia. 

Tornando a Messina, non è un caso se nell’intera provincia lo sciopero nazionale di ieri ha registrato adesioni anche del 100%. Anche perché, in discussione c’è pure la vertenza Bluferries. L’ultima nata in casa FS, che dovrà gestire il traffico gommato e passeggeri, lasciando a RFI, altra controllata della holding ferroviaria, solo i collegamenti nello Stretto. In pratica, Bluferries governerà i due segmenti redditizi di questa fetta di mercato, mentre a RFI resterà il settore perennemente in perdita. Mossa questa, che ai sindacati non è proprio andata giù. Alla luce infatti del progressivo smantellamento che il Gruppo Ferrovie dello Stato ha attuato a Messina in maniera sistematica dalla

metà degli anni Novcanta in poi, le organizzazioni sindacali temono che Bluferries sia la testa d’ariete che consentirà l’ingresso dei privati in un settore come quello del trasporto pubblico che, avendo connotazioni sociali, per forza di cose attualmente non può essere remunerativo.  

Ad avvalorare questa tesi, il fatto che le quote che RFI possiede all’interno del Consorzio Metromare, la società a capitale misto pubblico e privato (il 60% delle azioni di Metromare è di proprietà della trapanese Ustica Lines della famiglia Morace) che gestisce i collegamenti veloci tra la sponda messinese e quella calabrese, passeranno a Bluferries. Che avrebbe dovuto iniziare la propria attività l’1 ottobre scorso, ma che è stata bloccata proprio dalle proteste di sindacati e lavoratori. 

Non a caso, durante l’incontro del 9 novembre prossimo convocato a Roma dalle Ferrovie dello Stato, ci sarà da discutere anche il contratto degli oltre 100 dipendenti di RFI che passeranno a Bluferries. L’azienda li vorrebbe inquadrare con quello applicato ai dipendenti degli armatori privati e su questo punto lo scontro sarà feroce. “È una cosa totalmente insensata -spiega Michele Barresi, segretario provinciale della Fit Cisl di Messina. Perché se passa questo principio, con la scusa che le mansioni svolte da questi lavoratori non hanno nulla a che vedere con il trasporto ferroviario, allora lo stesso potrebbe applicato a tutti gli altri dipendenti del Gruppo Ferrovie dello Stato che hanno compiti connessi ma non diretti. Chi lavora nelle officine di manutenzione dovrebbe avere il contratto dei metalmeccanici? E gli addetti alle biglietterie dovrebbero essere inquadrati con quello del commercio? Si verrebbe a creare una giungla inaccettabile e ingestibile. Su questo punto, come sulla salvaguardia degli 82 posti di lavoro dei dipendenti della Servirail, non cederemo di un millimetro. E credo che di questo l’azienda ne sia consapevole”.  

Michele Barresi, segretario provinciale Fit Cisl Messina

Intanto una quarantina di lavoratori transitati i Bluferries hanno deciso di spostare la vertenza in tribunale e si sono affidati a dei legali per tutelare il proprio posto di lavoro. Il loro ricorso, presentato con criterio d’urgenza, è stato accettato dal magistrato competente, che ha nominato un CTU che dovrà pronunciarsi sulla vicenda entro metà novembre. Una soluzione, quella di rivolgersi al Tribunale del Lavoro, che non è piaciuta ai dirigenti sindacali, che puntano molto sull’incontro del 9 novembre per risolvere la vertenza senza strascichi giudiziari.