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Le Donne: “Analisi dei bisogni e continuità dei servizi”

Il Segretario generale del Comune di Messina Antonio Le Donne

Il giorno dopo il suo arrivo a Messina era già al lavoro per tentare di risolvere il problema del salario accessorio di novembre dei dipendenti di Palazzo Zanca, messo a rischio dalla distrazione dei dirigenti che avrebbero dovuto seguirne l’iter.

Per un primo bilancio è ancora troppo presto, ovviamente, ma Antonio Le Donne, neo segretario generale del Comune di Messina, ha già un’idea su quello che c’è da fare per rimettere in sesto, almeno dal punto di vista organizzativo, la macchina municipale.

E come una sorta di Giano bifronte non sarà solo il garante della legalità, ma anche colui al quale i dirigenti dovranno finalmente rendere conto del proprio operato.

Da dove intende partire? Palazzo Zanca sembra una barca che fa acqua da tutte le parti. “Da un’accurata analisi delle funzioni svolte dall’ente e contemporaneamente garantire la continuità dei servizi. Lavoreremo su due fronti, continuando a erogare le prestazioni che ci competono e contestualmente operando sulla riorganizzazione. Si dovrà sviluppare un ragionamento diverso e guardare in prospettiva con una visione strategica. Insomma, è necessario decodificare con attenzione il fenomeno dell’evoluzione organizzativa, che in parte è anche indipendente dalla volontà degli attori interni”.

Che poi sarebbe il personale comunale. E quindi? “Faccio l’esempio più banale. Il Comune deve prendere atto della tecnologia che non è più quella di una volta. La richiesta di cambiamento viene dall’esterno e non possiamo che recepirla, altrimenti l’ente non riuscirà a stare al passo con i tempi. Negli ultimi 20 anni gli utenti-cittadini si sono evoluti e chiedono qualcosa di diverso all’ente pubblico. C’è una nuova consapevolezze del cittadino ed è un’evoluzione che proviene dall’esterno”.

Non è che il personale della pubblica

amministrazione sia famoso per l’entusiasmo. “Ci sono persone che sono state svuotate di contenuti e su questo si dovrà lavorare parecchio. Tra l’altro, bisogna tenere presente che del personale che andrà in pensione potrà essere sostituito solo il 40%. In pratica, ogni 10 dipendenti che se ne andranno, se ne potranno assumere solo 4”.

Doppi carichi di lavoro per tutti? “No, in realtà è molto di più. Bisogna infatti stabilire quali funzioni far svolgere al personale interno e quali affidare all’esterno, capire se il mercato offre tutte le prestazioni necessarie alla pubblica amministrazione e scegliere di conseguenza. Anche perché non è detto che all’esterno ci sia in automatico tutto ciò di cui abbiamo bisogno per l’ente”.

Lo slogan della campagna elettorale di Accorinti è stato Cambiamo Messina dal basso, lei ne ha uno suo? “Non può che essere Cambiamo il Comune dal basso. Ci sono delle cose da modificare e migliorare, però non farò una rivoluzione dall’alto, ma insieme a chi c’è. Sono tornato per lavorare e anche tanto e qui motivi per lavorare ce ne sono. Rientro a Messina dopo 21 anni e farò di tutto per dare una mano non solo all’amministrazione, ma anche al Consiglio comunale e alla città”.

È arrivato in un Comune sull’orlo del collasso dal punto di vista organizzativo e in fase di pre-dissesto. Quale sarà il suo primo atto? “In realtà di tratterà di una serie di atti, perché sono molti gli elementi che compongono una struttura complessa come il Comune di Messina. Partirò sicuramente dalle risorse umane, ma sia chiaro che il mio non è populismo burocratico. Con i tagli della spesa pubblica non si può pensare di tornare all’ipertrofia degli apparati di una volta. Bisogna allora lavorare per mettere le persone giuste al posto giusto, valutando quali sono le funzioni che richiedono il rafforzamento del personale e quelle che invece ne hanno meno bisogno rispetto a prima”.