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Le eroine che hanno fatto la storia della città

Nonostante la storia ufficiale releghi ingiustamente le donne ad un ruolo da comprimarie, il gentil sesso messinese si è sempre distinto per coraggio, intraprendenza ed audacia, oltre che per illuminate vene artistiche. La pagina più gloriosa è sicuramente quella del Vespro, con le donne peloritane impegnate al fianco degli uomini nel difendere la città dagli attacchi dei francesi. Quale messinese, infatti, non conosce la vicenda di Dina e Clarenza, le due eroine che sono state eternate nei meccanismi della torre campanaria della cattedrale? Terminata la ribellione del 1282, perfino un poeta del tempo, purtroppo anonimo, si prodigò a tessere le lodi delle donne messinesi, pratica non usuale se pensiamo che i versi che riportiamo sono stati dedicati a delle popolane e non a nobildonne ricche ed altolocate:

“Deh! Com’egli è gran pietate
Delle donne di Messina
Veggendole scarmigliate
Portare pietre e calcina.
Iddio gli dea briga e travagli
A chi Messina vuol guastare”

Per quello che le fonti ci concedono, abbiamo ricostruito una breve panoramica sulle figure femminili che più si sono distinte lungo la millenaria storia di Messina, regalando lustro alla città dello Stretto. Menzione particolare merita Rosa Donato, alla quale è interamente dedicata la nuova puntata della rubrica “Gran Mirci”.

Elpide e Faustina – Vissute probabilmente tra il V ed VI secolo d.C., fecero parte della nobiltà messinese ancora legata alla società della Roma imperiale ma di fatto inquadrata nel nuovo dominio ostrogoto di Teodorico il Grande. Di Faustina sappiamo che sposò il senatore Tertullo Flavio e fu la madre dei quattro santi martiri messinesi San Placido, Sant’Eutichio, San Vittore e Santa Flavia, torturati ed uccisi dai saraceni. Elpide, invece, fu data in moglie ad un patrizio romano, Severino Boezio, ed è passata alla storia per il grande ingegno e per le sue splendide poesie in lingua latina. Compose anche diversi inni sacri in onore degli apostoli Pietro e Paolo, usati ancora oggi dalla Chiesa cattolica in determinate celebrazioni che prevedono l’uso del latino.

Santa Marina – Secondo le fonti, la Santa nacque da un’umile famiglia di pastori nel villaggio di Cumia intorno all’anno Mille. Ebbe la vocazione durante l’adolescenza ma la sua più grande aspirazione fu sempre quella di predicare la parola di Dio e di visitare i luoghi della vita di Cristo. Abbandonò quindi il convento e indossati i panni di Frate Marino si recò a Gerusalemme. “Visitando i luoghi sacri, convisse alquanti anni nei cenobi della Palestina; finalmente, ritornando alla sua patria, ivi morì e fu sepolta nel suo monastero, ove preso aveva l’abito, il monastero archimandritale del Santissimo Salvatore” (C.D.Gallo, Annali della città di Messina).

Dina e Clarenza – Abbiamo già accennato alle due eroine, protagoniste dell’assedio francese posto a Messina durante la guerra del Vespro. Dina e Clarenza abbandonarono le loro abitazioni per prendere parte alla difesa della loro città. Una violente battaglia fu combattuta il 7 agosto tra francesi e messinesi e la notte successiva le donne peloritane montarono di guardia per permettere agli uomini di riposare. Dal colle della Caperrina (a monte dell’attuale via XXIV Maggio), le due donne si accorsero dell’attacco improvviso delle truppe transalpine e diedero l’allarme alle schiere messinesi suonando le campane della Cattedrale, che furono udite da tutte le postazioni militari cittadine. I difensori riuscirono a respingere l’attacco che, di fatto, salvò la città. Dina e Clarenza sono tutt’ora ricordate, oltre che con le famose statue, con una via ed una scuola.

Nina da Messina – Figura quasi mitica, in quanto alcune fonti la indicherebbero come la prima poetessa italiana, ma le informazioni su di lei sono davvero poche e frammentarie. Visse con tutta probabilità tra il XII ed il XIII secolo. Scrisse numerose poesie d’amore, dedicate all’unico uomo della sua vita, il poeta toscano Dante da Maiano. Messina la ricorda con una via che porta il suo nome.

Camiola Turinga – Nata intorno alla fine del XIII secolo da una nobile famiglia messinese, sposò un ricco mercante di Siena, che però morì giovane, lasciandola vedova ed immensamente ricca. Nel 1340, Orlando di Navarra, fratello del re Pietro II di Sicilia, fu catturato dagli angioini nel corso di una battaglia al largo di Lipari. I francesi chiesero un altissimo riscatto che il Re si rifiutò di pagare, ritenendo il fratello responsabile della sconfitta e meritevole di rimanere prigioniero dei nemici. La nobile Camiola, si offrì di pagare il riscatto a patto che Orlando, una volta liberato, la conducesse all’altare. Sia il re Pietro che il fratello Orlando accettarono la proposta, ma una volta rilasciato, quest’ultimo si rifiutò di sposare la vedova. Il Re, adirato dalla slealtà del fratello, lo obbligò a condurre la donna all’altare ma “la generosa Camiola allor che andò lo sposo ad offrirle la mano in presenza di tutta la nobiltà messinese, usando un atto da vera eroina, dopo d’averlo rinfacciato d’uomo ingrato, mancator di fede ed indegno del sangue dei re aragonesi, che vantava portar nelle vene, lo rifiutò, donandogli generosamente il prezzo che aveva sborsato per la di lui libertà, dandosi ella a più nobile sposo” (C.D.Gallo, Annali della città di Messina). Dopo l’onta di essere stato rifiutato e disonorato davanti a

tutta la città, Orlando fuggì in Spagna, mentre il coraggio di Camiola Turinga fu narrato da Boccaccia nel De mulieribus claris e da Matteo Bandello in Timbreo e Fenicia.

Santa Eustochia – Su Smeralda Eustochia Calafato abbiamo il problema opposto a quello di Nina da Messina. Le informazioni sulla sua vita sono molteplici e non è facile distinguere la verità dalla leggenda. Di certo siamo dinnanzi alla messinese più importante e conosciuta al di fuori della nostra città. Di nobilissimo lignaggio, nacque il 25 marzo del 1437 in seguito ad un parto lungo e travagliato. Alcune fonti riportano che la madre, ridotta in fin di vita nel tentativo di darla alla luce, promise di consacrare la nascitura alla Chiesa, nel caso fossero sopravvissute. Smeralda ebbe la sua chiamata in età giovanissima e, secondo il Gallo, preferì sfigurarsi il volto pur di non essere condotta all’altare all’età di 14 anni. Un’altra fonte però, racconta che Antonello da Messina, rimasto colpito dalla bellezza della giovane, la scelse come modella per il suo capolavoro la “Vergine Annunciata”. Le testimonianze non possono coincidere e, obiettivamente, non abbiamo mezzi adeguati per accreditarne una anziché l’altra. Quel che è certo è che la futura Santa si ritirò in convento a 15 anni, presso il Monastero di Basicò, che seguiva la regola di Santa Chiara. Nel 1464, a soli 27 anni, ottenne dal Papa l’autorizzazione per fondare il Monastero di Montevergine che, parzialmente ricostruito in seguito al sisma del 1908, possiamo incontrare precorrendo l’attuale via XXIV maggio. Morì nel 1485 all’interno del Convento che aveva istituito, portando i segni della corona di spine e delle stimmate. Innumerevoli i miracoli che la Chiesa le riconosce, mentre il suo corpo giace ancora, incredibilmente incorrotto, nella Chiesa che da lei prende il nome, attigua al “suo” Monastero. In quello che sembra un continuo miracolo, pare che le unghie e i capelli crescano ancora nel suo corpo dormiente da più di cinquecento anni. La sua anima, inoltre, stando ai racconti delle Clarisse, non ha mai abbandonato il Monastero. Prima di ogni lieto evento, infatti, la Santa suonerebbe la campana della Chiesa, mentre il sopraggiungere della fine di ogni Suora sarebbe annunciato da un sordo tonfo notturno. Nel 1988, per questi e per altri miracoli, fu dichiarata Santa da Giovanni Paolo II.

Anna Maria Arduino – Nata nel 1672 dal principe di Palici, mostrò immediatamente una notevole inclinazione per la musica e la pittura ma il suo talento sfociò nella poesia. Crescenti, nelle sue Istorie messinesi, la definisce “poetessa insigne, che alla nobiltà della nascita unì mirabilmente il pregio d’una grande bellezza e quello, ancor più prezioso, d’un fervido ingegno”. Compose versi definiti “sublimi” dall’Accademia dell’Arcadia di Roma, città nella quale si trasferì in seguito al matrimonio con il principe di Piombino. Morì nel 1700 a soli 28 anni.

Camilla Bonfiglio Ventimiglia – Personaggio incredibilmente fuori dal comune e coraggiosamente fuori dal suo tempo. Nata nel 1603 dalla media nobiltà messinese, fu data in sposa al conte di Ventimiglia appena compiuti i sedici anni di età. Oltre ad essere una madre presente ed una distinta nobildonna, Camilla passò gran parte della propria vita nella biblioteca della famiglia del marito, avida di studiare le lettere, la poesia, la storia e la filosofia. Conosceva a memoria la Divina Commedia, i sonetti di Petrarca ed altre opere fondamentali per la formazione della cultura italiana e, raggiunta la piena maturità, cominciò a scrivere e poetare ella stessa. Suo marito cercò di opporsi in tutti i modi a questa sua “strana” attitudine, ritenuta a quel tempo un’attività prettamente maschile. Camilla scrisse, quindi, un “libro in difesa delle donne contro la tirannide degli uomini, opera tuttoché stimata dagli uomini eruditi degna di darsi alle stampe, la moderazione del suo animo eroico non lo permise. Scrisse parimenti un trattato morale…” (C.D.Gallo, Annali della città di Messina). Una donna, purtroppo, poco conosciuta, anche perché i suoi testi, per quanto ne sappiamo, non sono stati conservati e tramandati fino a noi. Di sicuro questa eroina messinese, una delle prime donne a battersi per la parificazione dei sessi, non merita l’oblio nella quale la storia l’ha relegata. Madre di sette figli, morì a Messina nel 1649.

Antonina Cascio – Le poche righe riguardanti Antonina Cascio sono idealmente dedicate, oltre che a lei ovviamente, alle duecento donne messinesi che la seguirono in coraggiose imprese, a prescindere dagli ideali e dalle motivazioni che le spinsero a combattere. Antonina creò un corpo paramilitare formato da sole donne, che combatté al fianco degli uomini messinesi nelle guerriglie organizzate contro i Borboni. Furono chiamate “i passiunarie” e, in una battaglia combattuta durante i moti del 1820-21, riuscirono ad avere la meglio sui soldati del Palazzo Reale, respinti a colpi di sassi e bastoni. In quell’occasione Antonina Cascio riuscì perfino ad impadronirsi delle insegne reali dell’edificio. Prese parte, sempre insieme al suo battaglione “rosa” ai moti del 1848 e del 1860 e si dice che fu tra le prime ad accogliere Garibaldi a Messina. Secondo alcune voci, la donna si spense ultracentenaria (pare avesse 108 anni) nella sua casa di Giostra, godendosi la nazione per la quale aveva a lungo combattuto.