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Le Amministrative di Messina tra politica e folklore

Simona Piraino

E’ vero che ancora lo spoglio è work in progress, ma un paio di riflessioni possiamo anche concedercele. La vera star di queste amministrative di Messina è Renato Accorinti. Badate bene, Accorinti, non il movimento. Si sono registrate, infatti, numerose schede segnate con il voto disgiunto: tutte a vantaggio del professore pacifista.

Ce lo aspettavamo o, forse, lo temevamo. Barricandoci dietro uno scetticismo che risultava più comodo alle nostre abitudini scudocrociate.

Felice Calabrò, la guest star designata, ha somatizzato pare, l’estenuante campagna elettorale. Alle 22 si presenta in segreteria con un tono di voce alla Barry White.

Se un’eleganza politica esiste, è espressa da Vincenzo Garofalo, per nulla spocchioso né belligerante. Consapevole e garbato, che non sembra manco del Pdl.

Tutti, o quasi, totalmente privi dell’arte del public speaking. Ma abilissimi con le supercazzole pseudo politichesi.

Un’attesa dei risultati sottotono, comunque. Sottotono e senza particolare coinvolgimento, come tutta la campagna elettorale d’altronde. Si è giocato a “chi tardi arriva male alloggia” e adesso i non vincitori mettono su il broncio, delusi e piccati.

Trasuda la certezza di un’epifania, piuttosto che una speranza o l’anelito di un miracolo. Giannizzeri e accoliti a vario titolo si accreditano politologi e sentenziano giudizi a posteriori sugli scarsi risultati pervenuti (e che ci volete fare? ognuno ha diritto al suo momento di gloria).

Le redazioni si litigano questo o quell’altro esponente. In generale, molta fuffa e poca sostanza. Rosario Crocetta che si produce in elogi all’alta dirigenza del Partito Democratico. Tutte cose già sentite. Troppe cose già sentite. Con un pensiero a tutti i giornalisti, i veri protagonisti di questa notte in bianco, mi concedo un meritato riposo. Un solo dubbio, prima di poggiare il viso sul guanciale: qual è il confine che divide la politica dal folklore?