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Laudamo in Città. “Inganno” di Paride Acacia: un Pinocchio in chiave rock

Inganno Sala LaudamoUn figlio che vuole crescere e un padre-demiurgo che non lo vuole lasciare andare. Alla fine vincerà la voglia del figlio di scegliere la propria strada e il padre-creatore, che non cede di un millimetro dal proprio ruolo, andrà a cercarsi un altro pezzo di legno da plasmare a proprio piacimento. E’ la sintesi di Inganno, terza stanza tratta dal Pinocchio di Collodi, scritto e diretto da Paride Acacia e prodotto dal DAF -Teatro dell’Esatta Fantasia di Giuseppe Ministeri, in scena alla Sala Laudamo di Messina.

Un Inganno che tra ricerche ossessive del piacere a tutti i costi e gli inganni, appunto, dati da falsi miti e droghe sintetiche, travolge e avvolge a suon di rock.

Paride Acacia nasce artisticamente con il Jesus Christ Superstar di Dino Scuderi e Massimo Piparo e non lo dimentica. Ma nel testo ci sono molti dei suoi autori preferiti. Da Kubrick a Céline, passando per Mel Brooks e, ovviamente,  Andrew Lloyd Webber.

A mettere in scena la parte più ludica di Pinocchio, quella del Paese dei Balocchi e del Teatro di Mangiafuoco i 31 ragazzi del laboratorio del DAF. Alcuni hanno già partecipato a Istinto di Angelo Campolo e Solitudine di Annibale Pavone (che curano il progetto Laudamo in Città), altri sono entrati nel gruppo in occasione di questo spettacolo. Che rispetto agli altri due ha una chiave un po’ diversa.

Non più oltre 30 attori che si muovono come un corpo solo lasciando poco spazio all’individualità dei personaggi, ma un testo che prevede dei protagonisti ben definiti. Tutti bravissimi ovviamente. Da Marco Mondì (Pinocchio) e Lelio Naccari (mastro Geppetto) a Gabriele Crisafulli (Lucignolo), fino a Roberta Catanese (Gatto) e Laura Giannone (Volpe).

Così come bravissimi, senza sbavature né incertezze sono tutti gli altri ragazzi sul palco: Patrizia Ajello, Mario Aversa, Francesca Baudo, Noemi Bevacqua, Nunzio Bruno, Aurora Ceratti, Roberta Costanzo, Carmelo Crisafulli, Antonella De Francesco, Adele Di Bella, Bruno Di Sarcina, Alessandro Fazio, Gabriele Furnari Falanga, Francesco Grasso, Gabriella La Fauci, Adriana Mangano, Massimo Pino, Rosario Popolo, Sara Quartarone, Nicole Rossitto, Alessandro Santoro, Gianluca Sciliberto, Serena Sicilia, Giada Tarantello, Damiano Venuto e Antonio Vitarelli.

Sia che eseguano le coreografie di Sarah Lanza, sia che cantino accompagnati dal vivo da Massimo Pino, tutti danno prova di una notevole disciplina. “Non potrebbe essere diversamente -commenta Acacia- visto che dovevo dirigere 31 ragazzi. Io vengo dal musical, dove sul palco si è tanti e la disciplina non può essere che ferrea. All’inizio erano sbalorditi, ma poi loro stessi hanno constatato i risultati. E ringrazio Angelo Campolo e Annibale Pavone, che mi hanno fatto trovare un bel gruppo affiatato, al quale ho affiancato nuovi ragazzi”.

Paride Acacia
Paride Acacia

Questa volta ci sono dei protagonisti veri e propri, con parti ben definite. “Sì, ho scelto la strada dello spettacolo vero e proprio, pur non dimenticando che era comunque un laboratorio e che alcuni di loro erano alla prima esperienza. In ogni caso, sono davvero soddisfatto di quello che si crea ogni sera sul palcoscenico della Sala Laudamo.

Nel testo c’è un riferimento ben preciso alla massoneria, vista in maniera positiva. In una città come Messina, dove negli ultimi anni la massoneria è stata demonizzata, può sembrare strano. “Dal mio punto di vista la massoneria, ovviamente non mi riferisco a P2 e logge deviate, è portatrice di un insegnamento sapienziale, che ha degli aspetti positivi. Sicuramente sono stato provocatorio, ma Pinocchio è un libro pieno di elementi esoterici o che fanno riferimento a una massoneria positiva. Del resto, Collodi era massone e iscritto a una loggia di Firenze”.

In questa terza stanza si accentua il rapporto conflittuale padre-figlio. “Sì, qui Geppetto è il padre-demiurgo, che ha come destino quello di creare un altro essere vivente. Ecco perché alla fine, quando Pinocchio sceglie la propria strada, Geppetto deve creare un altro burattino. Di fatto, incarna il genitore che non si arrende alla crescita del figlio e il loro rapporto, come l’intero spettacolo, è visto in una chiave chiaramente psicoanalitica”. In scena fino a domenica 26 aprile, sarà l’ultima replica, alle 17.30.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.