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Laterizi, solo 250 addetti e tutti in cassa integrazione

Solo 250 addetti e tutti in cassa integrazione. E’ la radiografia di un settore una volta fiorente, quello dei laterizi, che all’inizio degli anni Novanta, complice la contemporanea, inarrestabile caduta libera del settore edile, ha iniziato una crisi che sembra non avere mai fine.

Nel 1991 le imprese del settore attive nella zona tirrenica della provincia di Messina erano 45 e davano lavoro oltre 800 dipendenti, indotto escluso. Giusto per dare un’idea della proporzione, nello stesso periodo nell’intera Sicilia le aziende dei laterizi erano 91 e contavano un  migliaio di lavoratori.

Già nel 2001 le imprese ancora aperte sono scese a 33 e gli addetti 450. L’annus horribilis è però il 2012, che registra solo 7 ditte ancora aperte che danno lavoro a 250 persone, ma tutte in cassa integrazione.

A puntare i riflettori su un settore del quale si parla troppo poco è la Fillea Cgil di Messina.  “Fino a dieci anni fa quello dei laterizi della provincia di Messina era un settore con numeri da primato che garantivano lavoro e sostegno all’economia provinciale -spiega Biagio Oriti, segretario generale della Fillea Cgil messinese. Oggi  è un settore decimato con poche aziende superstiti, i lavoratori in cassa integrazione e una serie di difficoltà aggiuntive determinate dalla burocrazia, dalla mancanza di attenzione al settore da parte delle istituzioni competenti.

Alla crisi del settore delle costruzioni, si è aggiunto il blocco delle attività estrattive che ha diverse concause. A partire dall’errata stesura del nuovo Piano Cave, che di fatto ha escluso anche quelle già esistenti e autorizzate”.

La Fillea Cgil di Messina chiede non solo che a seguire le problematiche del comparto siano dirigenti regionali preparati e competenti, ma anche che le istituzioni dimostrino maggiore attenzione verso questo settore e che diano risposte che consentano alle aziende sopravvissute di reagire alla crisi.

“Il paradosso -aggiunge ancora Oriti- è che in questo momento a causa della crisi la maggiora parte degli stabilimenti sull’Isola sono fermi e che quelli della nostra provincia non possono produrre e quindi far fuoriuscire dalla cassa integrazione il personale, perché la nuova normativa vieta loro l’accesso alle cave di argilla. Ad oggi, nella provincia di Messina sono ben 9 i progetti di recupero ambientale di vecchie cave o di apertura di nuove, che aspettano di essere vistati.

Ognuno di questi progetti significa lavoro per decine e decine di persone e il riattivarsi di una fetta non marginale di attività economiche. Perdere per pastoie burocratiche e per le lungaggini dei procedimenti questa opportunità significa non comprendere la gravità dell’assenza di lavoro in questo momento nel nostro territorio. Per questo -conclude Oriti- sollecitiamo l’assessore regionale al territorio Mariella Lo Bello a dare una risposta celere su questo tema”.