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#L’AnticoSpeziale. Problemi di memoria? C’è il Ginkgo biloba

Il dottor Giuseppe Di Prima
Il dottor Giuseppe Di Prima

Ginkgo biloba è un albero molto antico, incredibile, sia nell’aspetto che nella storia, avendo origini antichissime che risalgono a ben 250 milioni di anni fa.

Unico superstite di un genere che contava numerose specie nelle ere passate, oggi praticamente estinte. I botanici lo considerano attualmente come un fossile vivente perché è l’unica pianta così antica sopravvissuta. A differenza di tutte le altre gimnosperme, ha foglie leggere e dalla forma simile a quella di un ventaglio. La caratteristica forma delle foglie, appunto, bilobate, ricordano i flabelli con cui gli schiavi rinfrescavano i faraoni. Una pianta speciale con una grande storia ed un interessante futuro, molto studiata ma, al tempo stesso, ricca di segreti che ci sta svelando senza fretta. Il Ginkgo Biloba è una pianta che si è imposta prima per la sua bellezza e poi per le sue potenzialità terapeutiche.

Nel Giurassico, periodo mediano del Mesozoico di 200 milioni di anni fa, le montagne dovevano essere ricche di vegetazione. Erano presenti conifere, taxaceae, cycas e felci. Il Ginkgo era presente soprattutto alle latitudini settentrionali. Nel periodo terziario, 60 milioni di anni fa, la sua presenza si ridusse all’Europa Occidentale e all’Asia Orientale, dove si concentrò nel Pliocene. A questo punto si perdono le tracce del Ginkgo, che ricompare nel 1712 quando il botanico Kaempfer la notò durante un viaggio in Estremo Oriente e rimase affascinato da questo albero che ornava i monasteri dei monaci buddisti.

E’ considerata la pianta più antica del pianeta e da questa sua caratteristica deriva il grande interesse botanico e l’appellativo di fossile vivente. Infatti, dal punto di vista evolutivo, è come se il suo sviluppo si fosse fermato, cosa che si può rilevare dalle caratteristiche venature dritte e non ramificate delle sue foglie.

Ginkgo bilobaIl Ginkgo ha però un altro appellativo, albero della vita, che sintetizza questa caratteristica insieme alla sua straordinaria capacità di resistere agli insulti ambientali.

La straordinaria resistenza del ginkgo biloba è esemplificata dalla storia del cosiddetto Ginkgo di Hiroshima. Un albero ultracentenario cresceva vicino all’epicentro dell’esplosione atomica del 1945 e il suo tronco fu completamente carbonizzato, la pianta però sopravvisse e rimise getti laterali dai quali originò un esemplare ancora vivente, che diventò il simbolo della rinascita della città.

Il primo utilizzo medicinale del ginkgo biloba risale al 2800 a.C. in Cina. In un testo di medicina la pianta è descritta in grado di aiutare l’organismo a tenere lontano le malattie e combattere la vecchiaia. Negli ultimi vent’anni le peculiarità della pianta sono state oggetto di studi approfonditi e dettagliati tanto da confermare molteplici attività che la rendono unica ed insostituibile nel panorama delle piante medicinali.

Proprietà del ginkgo biloba

Le foglie di ginkgo biloba contengono terpeni, (ginkgolidi) che bloccano la perossidazione lipidica, implicata nell’aggregazione piastrinica. Questi principi attivi, infatti, inibiscono il fattore di attivazione delle piastrine (PAF) prevenendo la formazione di trombi nei vasi sanguigni e diminuiscono la permeabilità capillare, aumentando quindi la fluidità ematica e migliorando l’irrorazione dei tessuti.

Particolarmente conosciuta per la sua attività sulla circolazione venosa, arteriosa e capillare, la pianta è ampiamente utilizzata anche come fluidificante del sangue perché ne diminuisce la viscosità, nella prevenzioni di trombi, e infarti. Per questa proprietà il ginkgo aiuta anche l’ossigenazione e il nutrimento dei tessuti, con benefici effetti, in particolare, sull’irrorazione sanguigna dei tessuti cerebrali. Infatti, per la capacità di favorire una corretta distribuzione di ossigeno e glucosio al cervello, incrementa l’acuità mentale, la concentrazione, la memoria a breve termine e le facoltà cognitive: è quindi particolarmente indicato agli studenti.

Numerose ricerche hanno anche dimostrato che l’uso del ginkgo contrasta i fenomeni di aterosclerosi negli anziani e rallenta la progressione del morbo di Alzheimer. La proprietà vasoprotettrice è data dalla capacità della pianta di migliorare il tono e l’elasticità delle pareti di vene, arterie e capillari e perciò è consigliato nel trattamento delle neuropatie causate dal diabete, nelle degenerazioni maculari della retina e altri problemi circolatori, come emorroidi, varici e fragilità capillare.

Il ginkgo biloba è infine considerato uno scavenger (spazzino) dei radicali liberi. Questa caratteristica lo rende un ottimo antiossidante, perché i polifenoli e i flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide) agiscono sulle membrane cellulari attivandone il metabolismo, stabilizzandole, proteggendo il cervello e il sistema nervoso e contrastando la formazione di radicali liberi ritenuti responsabili dell’insorgenza di molte malattie  e dell’invecchiamento di tutti gli organi.