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L’anima della bagnarota e la nave Scilla

La Scilla all'inizio del '900

E’ da poco passata la mezzanotte e a distanza le luci del porto di Messina, in una nottata di inizio inverno, sembrano lumini che appaiono tremolanti nella foschia. Sono gli anni ’60, la vecchia nave traghetto Scilla  avanza, proveniente da Villa San Giovanni, con il suo carico di vagoni ferroviari e passeggeri provenienti dal continente e quelle poche autovetture che allora il ponte auto poteva ospitare.

Forse pochi sanno che da quella nave, proprio durante la corsa inaugurale, una donna di Bagnara si lasciò cadere in mare uccidendosi ed il suo corpo non fu mai più trovato. Insieme al fardello trovato a bordo (è risaputo che le donne calabresi usassero portare un fardello sul capo nel quale portavano ogni

genere di mercanzia per poi venderla in terra sicula) anche lo spirito della donna continuò ad aleggiare sulla nave. La leggenda che circola tra i vecchi ufficiali delle navi traghetto narra di una donna che rinnegando le sue origini “bagnarote” andando a convivere con un uomo di Scilla, fu condannata alla sua morte a non mettere più piede nella città natia . Da qui nasce questa oscura presenza sulla nave.

Ogni 2 novembre, allo scoccare della mezzanotte, quando si al centro dello Stretto di Messina, ‘a bagnarota si materializza con una rapida apparizione. E’ una figura di donna: un abito bianco, una risata, una luce improvvisa e, puntualmente, chi negli anni stava sul ponte di comando o era addetto alla condotta della navigazione, asseriva di aver visto o sentito qualcosa di strano . Pochi erano quelli che non credevano al ripetersi di questo evento e quando si avvicinava il 2 novembre erano in tanti a chiedere di non essere assegnati alla Scilla…