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L’amante di Lady Chat

Sono le 5.45 di un giorno feriale, la sveglia indiscreta dell’aifòn comincia a ululare. Intravedo, nonostante gli occhi serrati tipo Tyson dopo l’incontro con Holyfield, venticinque messaggi della Santacruz (così ribattezzata perché, invero, è un mix di identità che vanno dalla Cruz di Vanilla Sky alle protagoniste della Santacroce ma, soprattutto per la sua laica predisposizione all’autocrocifissione).

More solito, mi scrive la cronaca della serata trascorsa con il suo ultimo partner (mi scrive un po’ per deformazione professionale, è giornalista per Sky, un po’ perché tra noi amiche zitelle vige la regola che nulla è accaduto se prima non lo racconti alle tue consorelle).

Prologo a beneficio dei lettori. La SantaCruz, da sempre iperselettiva sulle competenze cinefile e letterarie dei suoi accompagnatori (Non leggi Cioran? Foglio di via), sembra essere capitolata di fronte all’esemplare maschile che passa a prenderla sotto casa, le offre cinema e cena e, last but not least, presenta degli adduttori femorali di tutto rispetto.

Il sedicente Lord, tuttavia, è anni luce distante dalla formazione classica-seganervi della Santacruz: Van Damme al cinema e Gazzetta del Sud, gusti un tantino sciatti, insomma. “Adesso devi riflettere e rispondere -intima nel venticinquesimo messaggio- meglio essere una Lady Sciatt come me o una inconcludente Lady Chat?”.

Lady Chat è l’adescatrice criminale della nostra lobby. Ha la capacità di intrecciare relazioni personali e intime solo via social e da un po’ manifesta comportamenti

pericolosi e seriali. Identifica le vittime e, con una strategia a noi sconosciuta, in meno di tre giorni ha già in rubrica tutti i recapiti telefonici. Lady Chat è così: si fa una decina di storie esclusivamente virtuali, in cui fa finta di innamorarsi, fa finta di riempirsi le giornate, fa finta di eccitarsi, fa finta di crederci. Magari, fa anche finta di dispiacersi quando preme il tasto Elimina intera conversazione. E’ il suo “posto nel mondo”. Salvo poi spazientirsi per tutti i copia&incolla da inoltrarci puntualmente.

In un’epoca cinica e disincantata come questa è ancora possibile innamorarsi? Posto che, c’è chi ancora maledice Alberoni per quella bufala dell’innamoramento che evolve in amore. E, se non si tratta di cocente necessità di innamoramento (presunto o reale) attribuibile alla stagione dell’ormone ballerino, cosa è? Vocazione al compromesso storico o trasformismo sentimentale alla Depretis?

Ecco, io non me ne faccio una ragione: si dovrebbero dunque allargare i criteri di ricerca* soprassedendo sulle idee utopistiche di homo idealis oppure si dovrebbe approcciare in toto il mondo delle relazioni interinali via web? Quale direzione è più immediata, più produttiva, più indolore? Ci penserò domani, intanto ripeto la fonetica russa che sai mai nella vita e mi stendo lo smalto.

* io sono anche stata allo stadio, a onor del vero. Ma un calciatore no, non ce la posso fare.