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L’altra faccia del diavolo

L’altra faccia del diavolo 

Paese: U.S.A.

Genere: Horror

Durata: 83 minuti

Regia: William Brent Bell

Secondo tentativo alla regia di un horror per Bell, che dopo il teen-horror “Stay alive” si cimenta nella tecnica del falso documentario.

In una telefonata al 911 si sente una voce di donna in stato confusionale dire di aver ucciso tre persone. Il sopralluogo della polizia scopre che si tratta dell’omicidio di tre religiosi per nome di una donna di nome Maria Rossi. Si viene a sapere che le morti sono avvenute durante un esorcismo sulla donna e si monta il caso mediatico.

Anni dopo, la figlia Elisabetta cerca di scoprire la verità sulla madre: vuole sapere se sua madre è veramente posseduta dal demonio o è solo pazza, perché suo padre (morto tre giorni dopo il triplice omicidio) è sempre stato evasivo sull’argomento e perché sua madre è stata trasferita senza nessuna spiegazione dagli Stati Uniti al manicomio criminale Centrino, a Roma. Con un amico a farle da cameraman decide di girare un documentario che stabilisca la verità e insieme volano a Roma, in Vaticano, dove i giovani esorcisti sono istruiti ed addestrati. Ne conosce due, Ben e David, che dopo qualche chiacchiera scoprono la verità su di lei e le dicono che operano esorcismi di nascosto sui casi rifiutati dalla Chiesa, ma che secondo loro sono

in effetti possessioni a tutti gli effetti. Dopo un iniziale scetticismo il quartetto si affiata ed Elisabetta decide di chiedere ai due giovani di praticare un esorcismo sulla madre…

La tecnica del docu-film è una di quelle che secondo chi scrive dovrebbe essere abbandonata: troppe volte finisce per realizzare il contrario di ciò che si propone, ovvero conferire maggiore verosimiglianza alla storia. In questo caso va meglio che in altri, la presenza della telecamera si adatta alla storia in maniera e con trovate credibili, tuttavia rimangono dei punti in cui la presenza dell’apparecchio rivela la sua forzatura. I movimenti di camera traballanti e sfocati, tanto criticati da molti (che evidentemente non sanno cosa sia un docu-film) sono l’unica cosa davvero ben fatta.

Quanto alla storia, regge bene almeno fino a tre quarti della pellicola ed è ben interpretata, ma la chiusura (sempre in un tentativo di maggiore verosimiglianza) è eccessivamente tronca, tutte le domande restano in sospeso, cosa inaccettabile per qualsiasi tipo di film girato con qualsiasi tecnica e con qualunque intenzione. È ovvio che una scelta del genere provochi il rifiuto del pubblico.

Secondo chi scrive, i punti di forza di questa pellicola (almeno in Italia) sono la campagna pubblicitaria e la scelta della tematica della possessione demoniaca, sempre molto d’effetto, ma per il resto alla fine non resta in mano che una tiepida variazione sul tema. Consigliato agli amanti del genere. Di bocca buona, però.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.