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L’Aicon e la tempesta

La Aicon Marine si arena sugli scogli del fallimento. A decretare la fine dell’ultima nata della holding di Giammoro specializzata nella costruzione di imbarcazioni di lusso è il Tribunale di Barcellona. Che ha accolto non solo la richiesta dell’avvocato Bonaventura Candido, avvocato di 40 dei 60 ex dipendenti della società, ma anche quella dei due liquidatori dell’azienda. Che con 900 mila euro di debiti e la mancanza di una qualunque prospettiva di rilancio e sviluppo, hanno preferito lasciar perdere e percorrere la strada già battuta da Candido e dai suoi assistiti. 

“Ovviamente non è finita qui -commenta a caldo dopo l’udienza l’avvocato Candido- perché dobbiamo ancora valutare le ulteriori implicazioni di tutta questa vicenda. La richiesta di fallimento è stato un percorso obbligato per poter recuperare il TFR e le ultime mensilità mai pagate ai dipendenti. Ma pretendiamo anche che venga fuori con chiarezza anche di chi è la responsabilità di tutto questo. Perché mi sembra evidente che se il Piano Industriale approvato a maggio dell’anno scorso avesse avuto seguito così come si era previsto, non si sarebbe arrivati a questo”. 

Finisce così a colpi di carta bollata e sulle scale di un tribunale quella che sembrava una  parabola apparentemente inarrestabile. Dichiarato il fallimento della Aicon Marine, la Aicon Spa è in attesa di ammissione al concordato preventivo, mentre l’altra società del gruppo, la Aicon Yacth, lo ha già ottenuto. Una fine che fino ad alcuni anni fa in pochi avrebbero immaginato. Certo, qualcosa tra gli addetti ai lavori si sussurrava già da 5-6 anni. Troppe barche in cantiere, turnover degli operai, una scalata molto rapida in Borsa. Eppure l’azienda era considerata il fiore all’occhiello dell’imprenditoria locale e di Confindustria Messina in particolare. Non

a caso, il presidente della Aicon Spa Lino Siclari per diversi anni ha anche fatto parte di vertici dell’associazione. Un rapporto molto stretto quello tra la holding e l’associazione degli industriali, tanto che nel giugno del 2009 l’azienda  cooptò nel proprio Consiglio di Amministrazione l’allora direttore di Confindustria Messina Giovanni Grasso come garante dei piccoli azionisti, assegnandogli anche, come si legge in un comunicato dell’azienda, “l’incarico di membro del Comitato di Controllo Interno e del Comitato per le Remunerazioni”.

L'avvocato Bonaventura Candido

 L’avventura della Aicon Marine inizia nel 2011, quando la Aicon Spa, il cui titolo in Borsa è anche stato sospeso più volte, le affitta un ramo d’azienda. Ultimo tentativo di salvare il salvabile, trasferendo nella nuova società 60 degli oltre 300 dipendenti del gruppo di Giammoro, con l’idea che nell’arco di 3 anni si sarebbe dovuto arrivare almeno a 180. In quel periodo, lo sarà per pochissimi mesi, amministratore delegato della Aicon Spa è Salvatore Candido, manager messinese che lavora all’estero da anni richiamato in patria per l’occasione. Siclari, in qualità di maggiore azionista, mette per iscritto che tra rinunzie, accrediti e fondi liquidi metterà a disposizione della Aicon Marine 5 milioni di euro. Candido però ne ottiene 250 mila e non riuscendo a portare avanti l’incarico per il quale era stato chiamato, se ne va sbattendo la porta. Siclari si mette al lavoro e ricostituisce il Consiglio di Amministrazione, ma il Piano Industriale siglato a maggio 2011 resta sulla carta. Non ci sono fondi né commesse e i 60 dipendenti non ricevono gli ultimi stipendi e anche il TFR non è stato versato. Non hanno scelta e chiedono di rientrare nell’accordo di cassa integrazione previsto per la Aicon Spa. Ma è l’inizio della fine.