L’Accademia Filarmonica al collasso, ma Crocetta non risponde

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Il Quintetto Bibiena, uno degli ensamble ospitati dall'Accademia Filarmonica

Crocetta come Lombardo. Gli ultimi due presidenti della Regione Sicilia si sono dimostrati ugualmente indifferenti alle sorti delle associazioni musicali dell’Isola e dei loro dipendenti.

Un esempio per tutti è quello dell’Accademia Filarmonica di Messina, istituita nel 1948, che fino a pochi anni fa riusciva a garantire a costi bassissimi concerti di alto livello con musicisti, cantanti e orchestre internazionali.

Via, via che i fondi sono diminuiti, ci ha pensato il presidente e direttore artistico Giuseppe Uccello a garantire in prima persona presso le banche di riferimento le anticipazioni necessarie per far fronte ai pagamenti di dipendenti, tasse ed artisti in attesa che arrivassero i sempre più ridotti contributi.

“Adesso però siamo al capolinea -dichiara Uccello. A novembre dell’anno scorso abbiamo segnalato la situazione al presidente della Regione e all’allora assessore alla Cultura Battiato, ma senza alcun esito.

Il 22 marzo abbiamo scritto a Crocetta e il 19 aprile al suo nuovo assessore alla Cultura e nessuno ci ha mai risposto, neanche per dire che non ci avrebbero ricevuti. Eppure le nostre difficoltà sono gravissime e mettono a rischio la programmazione del prossimo anno e i posti di lavoro”.

Ma Crocetta e la Stancheris sono rimasti indifferenti anche all’accorato appello di una dipendente dell’Accademia Filarmonica, Maria Patané, che in una lettera inviata a Palazzo d’Orleans ha ricordato che “negli anni di lavoro alle dipendenze di una delle associazioni concertistiche siciliane di interesse regionale, ho collaborato nell’ambito culturale con dipendenti di pubbliche amministrazioni, di teatri ed enti autonomi regionali, ricevendo solo lusinghieri apprezzamenti. Non posso non osservare quanto professionalmente tanti di noi in questo settore sappiano con merito svolgere il proprio lavoro.

Sede Accademia Filarmonica
Il presidente Uccello nella sede dell'Accademia Filarmonica

Non siamo

tanti da costituire un caso sindacale e visibile, proprio perché in pochi e con poco lavoriamo tanto e dobbiamo essere altamente produttivi. Le Associazioni ora hanno difficoltà a pagare gli stipendi ai propri lavoratori e noi tutti viviamo in grande angoscia. La prego, Presidente, di intervenire”. Crocetta però, non solo non è intervenuto, ma non ha neanche risposto.

“L’Accademia ha rispettato la programmazione 2012-13 pur se con gravi sacrifici -aggiunge ancora Uccello- anche in considerazione della indisponibilità della banca, che in questa situazione di incertezza regionale ci ha chiuso gli sportelli. A parte la mancanza di liquidità in cui si trova l’Associazione (che non consente di far fronte ai fornitori e al pagamento di tasse e contributi, per i quali dovrà affrontare tutte le penalità previste dalla legge per i ritardati pagamenti), in questa situazione non può neanche pensare di programmare la prossima stagione 2013-14, disattendendo così le aspettative dei 600 abbonati che attendono la regolare programmazione”.

Fatto questo, che metterà a rischio il contributo dello Stato, peraltro di recente pesantemente ridotto di 25 mila euro, perché per poterlo incassare si deve presentare una programmazione almeno per il periodo che va da ottobre a dicembre.

Programmazione ad oggi impossibile visto che l’Associazione versa in una gravissima crisi economica a causa dei continui tagli e non può quindi assumere alcun impegno nei confronti degli artisti da mettere in cartellone.

“A questo punto -aggiunge ancora il presidente dell’Accademia Filarmonica- l’Amministrazione Regionale ha il dovere di comunicarci al più presto se intende ancora rispettare la legge 44 del 1985, che dovrebbe essere applicata subito insieme ad un rimpinguamento del relativo capitolo, pur essendo disponibili ben pochi fondi che, in ogni caso, non ci solleverebbero dalla situazione di default in cui questa storica Associazione verrebbe a trovarsi.

La Regione deve avere il coraggio di affrontare subito il problema se intende che l’attività culturale in Sicilia abbia un seguito o se intende dichiarare la morte del settore che coinvolgerebbe oltre le Associazioni di merito anche tanti dipendenti che resterebbero sul lastrico. Voglio sperare che questo Governo, tanto ottimisticamente atteso, non debba essere considerato come il “becchino della musica in Sicilia”.

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