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La verità vi prego sull’errore

Dice “Con questa bella giornata perché non esci, prendi il sole. Vedi gente.” Quel vedi gente sottintende troppe cose: aiutati che il ciel ti aiuta, tipo. Che ti lamenti a fare di non avere uno sbocco simil-relazionale se non muovi un dito affinché ciò avvenga?

E’ vero sono pigra, sono letargica come una marmotta. Mi dà noia l’idea di uscire e fare public relations targetizzate, che ci posso fare? E poi sì, spero ancora di trovare l’uomo della mia vita durante un raid in libreria (ne frequento diverse, invero), che ci capiti fortuitamente lo stesso libro sotto il naso e scoppi la rispondenza d’amorosi sensi.

Avete presente quando Yuri ritrova Lara nella biblioteca di Juriatin che neanche la saluta e resiste all’impulso di avvicinarsi? Ecco, io sono Yuri che resta a guardare la sua Lara da lontano, crogiolandosi in una distanza essa stessa piena di emozione, sogni, presagi di ciò che potrebbe venire, una felicità terribilmente vicina eppur terribilmente lontana.

A onor del vero, devo dire che io c’ho provato. Ho tentato di dare una mano al destino per ampliare le mie conoscenze umane maschili. Mi sono iscritta a un corso di tango argentino, comprando le scarpette e frequentando le milonghe. Per un paio di mesi mi sono illusa che mi piacesse, poi proprio no, ho dovuto attaccare le scarpette al chiodo, lasciando che Osvaldo Pugliese deliziasse altre caviglie.

Quello che mi disturbava maggiormente era proprio il contatto fisico con sconosciuti tangueri: mano nella mano, guancia contro guancia. Ci stavo proprio male quando qualcuno m’invitava a ballare. Avrei preferito stare seduta, guardare dall’angolo della disambiguazione, piuttosto che diventare protagonista di un qualunque paso doble.

Disabilitata la modalità tango, mi sono anche buttata sui luoghi ad alta concentrazione di padri separati: le attività parascolastiche dei bambini, trascinando l’ignaro seienne ovunque per manifestazioni ludiche, cinema 3D, musei e varie discipline sportive. Nulla di fatto anche qui. Gli sparuti padri separati sono così annoiati e presi dal lenire il senso di colpa dell’affido condiviso, che hanno occhi solo per le baby sitter classe 1990.

Benché le più velenose tra le amiche, dicano che io sia più bella che simpatica (e qui mi cadono 38 anni di brand image costruita faticosamente sul plus della simpatia), non mi rassegno all’idea di non essere ancora – del tutto – un’accidiosa signora da evitare. Cribbio, almeno il beneficio del dubbio, concedetemelo. Pertanto, mi e vi domando: qual è l’errore? Dove sto sbagliando?

“Non si pigghiunu se non si summigghianu” diceva la nonna Celeste. Le faceva eco la zia Nicolina “Trovitinni uno comu a ttia o mugghi i tia”. E c’avevano ragione, in tutta la loro saggezza popolare incastrata nelle rughe simmetriche. Ergo, non mi cruccio più di tanto, chino la testa al massimo fattore e aspetto. Chiddu chi mi sumigghia.

Anche Carlà ha incontrato Sarkozy per caso, durante una cena a casa di Jaques Seguela. Spero comunque di non dover attendere un invito da parte del prossimo sindaco di Messina, per dare una smossa alla mia vita relazionale.

PS Al momento sto frequentando un corso intensivo di lingua russa. PS 2 Al momento sono ancora single.