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La Vara e il marketing di Messina

E la Vara va… E tutti a correrci appresso. Festa religiosa, momento di spiritualità popolare si affannano a spiegare gli esperti. E dietro la Vara i politici a sottolineare l’unità della città nella devozione alla Madonna e l’augurio che la coesione di popolo duri per gli altri 364 giorni.

Infine le parole dell’arcivescovo La Piana e gli auspici del suo discorso conclusivo, di solito ascoltato da pochi a dire il vero, mentre si tagliano e distribuiscono le corde.

La giornata della Vara è l’emblema della messinesità, delle contraddizioni di un popolo. Le cronache ci raccontato dei voti, dei desideri, delle speranze. Molta enfasi. E poi qualche polemica contro lo snobismo di alcuni salotti della Messina bene.

Ma alla fine la Vara va… e dopo la girata di via I Settembre e l’arrivo in piazza Duomo la vita di Messina è pronta a riprendere regolarmente la propria routine.

Senza volerci infilare in una discussione antropologica o storico-sociale, vorremmo provare, a partire dalle potenzialità dell’evento Vara, ad individuare alcune ipotesi di lavoro. Innanzitutto le stime, che ci consegnano oltre 100 mila presenze per il ferragosto messinese, nel giorno dell’Assunta. Una marea umana che per devozione, tradizione o curiosità ha accompagnato il percorso della machina votiva.

Una manifestazione che, al di là dell’indubbio valore storico e della tradizione popolare, rappresenta quindi un vero e proprio evento capace di catalizzare presenze dalla provincia e dalla vicina Calabria.

Lo spettacolo offerto dall’avanzare della Vara in mezzo alla folla non ha nulla da invidiare ad altri eventi che trovano risalto sui media nazionali. Non si tratta soltanto di pretendere che la manifestazione religiosa sia ripresa a livello nazionale per una questione di immagine, ma di trasformare la giornata della Vara in un’occasione di sviluppo e crescita per Messina.

In molte città italiane, basta scorrere il programma del Palio di Siena giusto per citare uno degli appuntamenti più famosi del Ferragosto italiano, per vedere come intorno ad un evento della tradizione locale si costruisce una vera e propria proposta di accoglienza per il turista o il semplice visitatore che culmina sì nella manifestazione conclusiva, ma che nei giorni precedenti, anche settimane, trasforma la città in uno spazio polifunzionale dove è possibile fruire di un’offerta variegata.

È inutile rimpiangere l’Agosto Messinese, ormai bisogna puntare al futuro e soprattutto guardarsi intorno. Una proposta coerente ed organica di eventi che precedono la processione della Vara può diventare appetibile non solo per i cittadini messinesi, ma soprattutto per i turisti sparsi in provincia ed in Calabria.

Il coinvolgimento di operatori culturali, del settore turistico consentirebbe di attuare un percorso di cosiddetto marketing territoriale. Abbiamo l’esempio del Festival del Cous-cous a San Vito Lo Capo che sposta decine di migliaia di siciliani, e non solo, valorizzando un territorio ed i suoi operatori economici. Si tratta di voler scommettere su un evento devozionale collegandolo alla fruizione della città, come accade in tante mete del turismo religioso e, soprattutto, di valorizzare la capacità attrattiva di una manifestazione unica nel suo genere.

Una sfida anche per essere un po’ meno provinciali. L’assessore alla Cultura Sergio Todesco sembra averla raccolta, vedremo l’anno prossimo.

Domenico Siracusano

Attore e osservatore dei fenomeni sociali e politici, scrive da quando i giornali di quartiere erano di carta e si credeva che un bell’articolo di analisi potesse smuovere le coscienze e forse le montagne. Nel 1997 fu il primo a parlare di casta e gettoni di presenza, beccandosi minorenne una querela, poi ritirata, da un consigliere di Quartiere. Affianca la scrittura all’organizzazione di viaggi con il CTS. Un giorno scriverà di luoghi e destinazioni lontane e sarà un inviato specialissimo.