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La Vara e AddioPizzo, la replica di Todesco

L'assessore alla Cultura Sergio Todesco

E dopo la conferenza stampa di AddioPizzo rispetto all’edizione 2013 della Vara e al rispetto delle regole, arrivano le repliche dell’amministrazione comunale.

La prima è dell’assessore alla Cultura Sergio Todesco, che in una nota sottolinea che “quando ero più giovane (sono trascorsi molti anni da allora, tanto è vero che al Comune di Messina attualmente io sono l’assessore anziano) circolava una battuta che suonava press’a poco così: “In Sicilia la mafia si divide in due tronconi: la mafia propriamente detta, e poi l’antimafia”.

Battuta indubbiamente impietosa e crudele, che ignorava il tributo di idee e di sangue che una certa antimafia aveva offerto e continuava ad offrire nella lotta contro una piovra cieca e immorale, che aveva condannato la nostra Isola al sottosviluppo e alle barbarie.

Ma al contempo, battuta indicatrice. Spia di un disagio, del rischio di una temperie giacobina che in nome della lotta alla mafia indossava a volte corazze adamantine e intransigenti, spesso cieche rispetto a quanto, all’interno della società civile, si cercava allora di far fermentare.

Su tale temperie, sfidando il conformismo di gran parte della sinistra, in quegli stessi anni esercitava la sua lucida intelligenza un profeta assai spesso ignorato come Leonardo Sciascia. Tali suggestioni, frammentarie mi è avvenuto, un po’ malinconicamente, di ripercorrere all’ascolto del comunicato stampa rilasciato dai ragazzi di Addiopizzo in merito all’edizione Vara 2013.

Cosa hanno detto in sostanza questi ragazzi? In sintesi, bene che il sindaco Renato Accorinti abbia presenziato alla processione agitando la bandiera del capo Vara e indossando la maglietta Addiopizzo Messina, bene sul carattere di sobrietà impresso alla festa, bene sulla trasparenza della raccolta fondi e sul loro impiego, ma … Ecco, sul filo di quel ma si sono poi mosse critiche ad un’Amministrazione -prosegue l’assessore Todesco- che ha proceduto a designare i componenti della Commissione Scientifica e del Comitato Tecnico pescandone alcuni, a detta di Addiopizzo, di non specchiata moralità e, in conseguenza, al fatto che il regolamento varato dalla Giunta per le designazioni negli Enti, società, Commissioni e comitati, e che prevede una serie di incompatibilità, tra le quali l’aver procedimenti giudiziari in corso, non sia valso per la Vara.

Come assessore alla Cultura, che ha avuto parte essenziale nella designazione dei membri di Commissione e Comitato, mi sento obbligato a svolgere le seguenti considerazioni, che peraltro ho avuto modo di esporre anche ad una delegazione di Addiopizzo e ad alcuni singoli componenti nel corso di alcuni incontri e contatti.

Prima considerazione: chi scrive si è trovato di fronte alla necessità di organizzare la festa della Vara 2013 in un contesto segnato da forti lacerazioni e tensioni sociali, in parte determinate dall’episodio di intolleranza dell’anno precedente (riconducibile, più che ad una cultura mafiosa, a quella sorta di zona grigia che è stata serbatoio clientelare per la classe politica locale negli ultimi sessant’anni), ma soprattutto incancrenitosi per le manipolazioni ad esso impresse da alcuni ambienti, che ravvisavano in tale evento un banco di prova per l’Amministrazione Accorinti e, al contempo, un micidiale trabocchetto per tentare di screditarne la capacità di governo.

A mio parere, ed è questo che ho cercato di evidenziare attraverso le scelte da me proposte e condivise dall’intera Giunta, la festa della Vara deve sempre più esplicitare il suo fortissimo senso identitario e comunitario. Per fare ciò deve essere sottratta a qualunque tentativo di appropriazione indebita ed unilaterale. Se essa è un simbolo per Messina da oltre cinque secoli, deve esserlo per tutti i messinesi e nessuno può rivendicarne la titolarità esclusiva, in quanto il culto per la Vergine Assunta è, per sua propria natura, inclusivo.

Se la festa della Vara è un evento impastato di fede, devozione, folklore (come amano dire i giornalisti che ogni anno la commentano), essa non può essere strumentalizzata da nessuno, a nessun titolo, ponendosi come pregnante orizzonte esistenziale per una comunità variegata, composta di anime, sensibilità e culture diverse.

La cultura mafiosa, alla quale io mi ostino a non ricondurre il brutto episodio di intolleranza e di ignoranza dell’anno scorso, credo che la si possa meglio fronteggiare e sconfiggere attraverso uno sforzo comune per costruire una società più giusta, con cittadini liberi e consapevoli. Liberi, in quanto liberati dal bisogno, e consapevoli di essere persone e dunque, cristianamente, esseri preziosi, valori.

Non è il Vangelo ad insegnarci che “la Verità ci renderà liberi”? Questa libertà passa dunque, innanzitutto, attraverso le strategie educative e la buona politica, come ben sapevano Danilo Dolci e don Lorenzo Milani. Passando alle critiche concretamente mosse all’operato mio e dell’Amministrazione, ribadisco solo che a nessuno dei componenti la Commissione e il Comitato è stata fatta la verifica della fedina penale, in quanto tanto la Commissione quanto il Comitato hanno svolto attività gratuite, nessuno dei componenti ha ricoperto compiti istituzionali (come invece nel caso di Enti, società, etc.), nessuno di tali organismi ha gestito soldi pubblici.

Essi avevano, semplicemente, l’incarico di mettere le proprie competenze al servizio di un unico fine: fare in modo che una imponente machina festiva, del peso di nove tonnellate, potesse compiere un articolato percorso processionale alla presenza di oltre centomila persone senza che si verificassero incidenti di sorta. Che è quanto, grazie a Dio, è avvenuto.

Poiché spesso nella nostra città -conclude Todesco- il punto di vista etico è quello dei vizi privati e delle pubbliche virtù, e dato che io personalmente mi considero una persona prestata alla politica (non so ancora per quanto), prendo animo per rivendicare il senso etico di quanto deciso e adottato.

Etico, nel senso di una chiamata rivolta a tutti i cittadini di buona volontà per costruire insieme una città migliore, più legale e al contempo meno integralista, meno astiosa, meno partigiana. Nella recente processione ho registrato con gioia, a correre accanto a me, molti dei miei colleghi assessori, ma anche consiglieri comunali e rappresentanti delle circoscrizioni di diversa provenienza partitica, tutti sudati e felici come me, la mano di ognuno sulla spalla dell’altro, testimoniando forse il desiderio, e la nostalgia, di un modo nuovo di fare politica in questa nostra città”.