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La “Solitudine” di Annibale Pavone che mette a nudo il rapporto tra padre e figlio

SolitudineDue solitudini che si incontrano, si riconoscono, si cercano e infine si ritrovano. In mezzo, uno dei temi più complessi: il rapporto tra padre e figlio. Questo e molto altro è Solitudine di Annibale Pavone, in scena alla Sala Laudamo fino a domenica 8 marzo.

Tratto dal Pinocchio di Collodi è il secondo appuntamento della tetralogia Il Paese dei Balocchi proposta dal DAF Teatro dell’Esatta Fantasia di Giuseppe Ministeri.

A scrivere la cornice del testo lo stesso Pavone, “ma dentro ci sono le emozioni e i sentimenti dei 23 ragazzi che la sera salgono sul palcoscenico -racconta. Abbiamo lavorato insieme sera dopo sera per settimane. Ciascuno ha messo dentro un po’ di sé, con generosità.

Superata la fase del complesso di Edipo e dei padri-amici, adesso è evidente che le nuove generazioni, sempre più smarrite e frastornate, hanno bisogno di punti di riferimento ben precisi e di consapevolezza dei ruoli di ciascuno. Chiedono ai padri di fare i padri e loro vogliono essere figli”.

I ragazzi che hanno frequentato la seconda stanza del laboratorio teatrale Il Paese dei Balocchi raccontano la storia di un burattino che rifiuta schemi precostituiti e che paga questa scelta e di un padre che invece ai vecchi schemi è ancorato suo malgrado perché non ne conosce altri.

Alla fine della storia, tra seduzioni allettanti e ingannevoli e incomprensioni, con un conflitto che si dipana tra pagine celebri di letteratura e musica (tra queste Lettera al padre di Kafka e Father and son di Cat Stivens) su coreografie di Sarah Lanza, in fondo all’oscurità del ventre della balena c’è una luce.

Una luce che il figlio segue fino a ritrovare il padre. Un nuovo punto di partenza per entrambi e i conflitti del passato serviranno da trama per il loro futuro.

Ancora una volta, come già per Istinto di Angelo Campolo, la prima stanza de Il Paese dei Balocchi, i ragazzi sul palcoscenico si muovono come un blocco unico, perfettamente coordinati. Il lavoro sul corpo c’è e si vede, così come quello sulla parola. Nulla è lasciato al caso da Annibale Pavone, che con la sua regia dà voce sia allo smarrimento del padre che alla ricerca di identità del figlio. Un Geppetto disposto a guardare con occhi nuovi la sua creatura e un Pinocchio che non smette mai di cercare.

Sul palco, li citiamo tutti, ci sono Patrizia Ajello, Giulia Sara Arcovito, Mario Aversa, Roberta Catanese, Aurora Ceratti, Roberta Costanzo, Carmelo Crisafulli, Luca D’Arrigo, Antonella De Francesco, Dario Delfino, Diego Delfino, Adele Di Bella, Alessandro Fazio, Gabriele Furnari Falanga, Francesco Grasso, Gabriella La Fauci, Adriana Mangano, Giovanna Perdichizzi, Rosario Popolo, Sara Quartarone, Alessandro Santoro, Damiano Venuto e Antonio Vitarelli.

Prossimi appuntamenti il 17 aprile con Inganno di Paride Acacia e il 29 maggio con Amore di Giacomo Ferraù.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.