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La Regione non conferma il commissario, salta la Bohéme

Il teatro Vittorio Emanuele di Messina

L’annus horribilis dell’Ente Teatro di Messina non si è ancora concluso. L’assessore Michela Stancheris, la bergamasca ex segretaria del presidente Crocetta entrata nell’esecutivo regionale dopo l’addio di Battiato, a dispetto delle promesse fatte durante l’ultimo incontro a Palermo con i sindacati e con il presidente dell’ente Maurizio Puglisi non ha ancora confermato il commissario straordinario Rosario Cultrone, che sostituisce il Consiglio di Amministrazione.

Ma senza CdA non si può dare il via libera al progetto della Bohéme, in cartellone tra due settimane, e la città subisce l’ennesima beffa da parte di una Giunta e di un presidente della Regione Sicilia che promettono, promettono, promettono senza mantenere mai.

E così, una stagione che prevedeva solo cinque opere (una delle quali, il Rigoletto, recuperata dall’anno precedente e messa in scena all’inizio del 2013) e ne produce solo una, diventa il simbolo dello sfascio di un ente giunto al capolinea.

“Ci sono dei passaggi che solo il CdA può espletare -spiega il soprintendente

Paolo Magaudda. E altri, come la scelta del coro, che sono di competenza del direttore artistico. Il Coro Lirico Siciliano si è fatto avanti con un’offerta inferiore rispetto a quella del Cilea di Reggio Calabria. Ma questa decisione non è certo di mia competenza. Il teatro sta pagando gli effetti di una politica dissennata”.

Dissennata e indifferente, visto che atti concreti da parte dei parlamentari locali per salvare l’Ente Teatro di Messina non ce ne sono stati. Che la Regione stia massacrando e facendo a pezzi quel poco che resta del Vittorio Emanuele per trasformarlo in un contenitore di spettacoli altrui non è un mistero. E non è un mistero neanche che le somme destinate al teatro del capoluogo peloritano facciano gola a Catania e Palermo.

Diversamente, non si capirebbe come mai proprio il governo del presidente Crocetta, che ha promesso mari e monti ai lavoratori e agli orchestrali (questi ultimi aspettano dal 2004 di essere stabilizzati, come prevede una legge di quell’anno varata dall’Assemblea Regionale Siciliana) abbia tagliato nell’aprile scorso, a stagione inoltrata, un milione 400 mila euro dei fondi destinati alla programmazione, contribuendo in maniera determinate ad affossare il futuro dell’Ente Teatro di Messina.